Piano israeliano di rilancio dell'economia di Gaza

Haaretz.com
26.10.2010

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/idf-general-lays-out-plan-for-reviving-gaza-economy-1.321256

 

Generale dell'IDF delinea un piano per rilanciare l'economia di Gaza 

“Con lo schieramento sul luogo delle forze dell'Autorità Palestinese, Israele sarebbe in grado di consentire una maggiore quantità di esportazioni da Gaza”, dice un alto funzionario 

The Associated Press 

Il generale israeliano che controlla gli accessi di Gaza, governata da Hamas, dice che sta perseguendo una strategia complessa e delicata: consentire l'esportazione e lo sviluppo nel Territorio palestinese impoverito, mentre in qualche modo deve anche evitare che i militanti islamici che vi governano ottengano vantaggi da questi progressi.

                                  palestinian refugees in gaza

 

In un'intervista con l'Associated Press del lunedì, il Generale Maggiore Eitan Dangot ha detto che Israele cerca di lavorare con il rivale di Hamas, l'Autorità Palestinese che ha sede in Cisgiordania del Primo Ministro Salam Fayyad, per contribuire a rilanciare l'economia. “Fayyad dovrebbe stabilire le priorità per quanto riguarda ciò di cui Gaza ha bisogno e mettere la sua gente alle frontiere”, ha spiegato Dangot. 

Ha detto che l'Autorità Palestinese – cacciata da Gaza da Hamas nel 2007 e attualmente impegnata in negoziati di pace con Israele - “deve riportare la sua bandiera lì, a dimostrazione della sua esistenza - anche se a 100 metri (yarde) da lì c'è un posto di controllo di Hamas”. 

Il nuovo approccio è solo l'ultimo dei contorcimenti che la politica di Israele ha applicato nei confronti di Gaza, dopo la vittoria di Hamas. Per cercare di contenere e indebolire l'entità sostenuta dagli iraniani che si trova alle sue porte, Israele ha utilizzato una vasta gamma di tattiche - da un blocco punitivo del confine per tre anni a periodici cessare il fuoco, alla guerra breve e devastante di quasi due anni fa. 

Israele ha imposto il blocco a Gaza dopo la vittoria di Hamas, permettendo l'ingresso solo ad una selezione limitata di prodotti di base. Ma è stata fatta pressione perché alleggerisse l'embargo dopo che, a maggio, un raid israeliano contro un'associazione che cercava di forzare il blocco di Gaza con la una piccola flotta, aveva ucciso nove attivisti turchi. 

Dangot da allora ha contribuito nella definizione di regole più leggere. Oggi, a Gaza, è autorizzato l’accesso della maggior parte dei beni di consumo, mentre molte materie prime e materiali da costruzione rimangono limitati e le esportazioni sono vietate, ad eccezione delle spedizioni stagionali delle fragole e dei fiori recisi. 

Il generale dice che spera di alleggerire ulteriormente le restrizioni. Ciò potrebbe includere le materie prime necessarie per rilanciare industrie chiave di Gaza- tessuti, mobili e l'agricoltura - e per consentire una maggiore quantità di esportazioni entro la primavera. 

Cemento, acciaio e altri materiali da costruzione, vitali a Gaza, sono consentiti solo se stanziati per progetti di aiuto internazionale, vale a dire che il settore privato delle costruzione - tradizionalmente il motore dell'economia di Gaza - è rimasto in disparte. Dangot ha detto che in futuro potrebbe prevedere accordi in base ai quali i costruttori privati potrebbero ricevere forniture, purché i loro progetti siano approvati da Fayyad. 

Ghassan Khatib, il portavoce del governo di Fayyad, ha chiesto la revoca totale del blocco, dicendo che la politica di Israele è stata controproducente e Hamas ne ha solo beneficiato. Hamas, da parte sua, ha duramente criticato l'Autorità Palestinese per il suo coordinamento con Israele e ha esortato la Cisgiordania a cercare invece un governo comune, che sia più vicino alla linea dura Hamas contraria ai colloqui di pace con Israele 

Israele dice sostanzialmente che le sue politiche sono state dettate da preoccupazioni legate alla sicurezza, come ad esempio porre fine ai ripetuti attacchi di razzi; i miliziani di Gaza, in questi ultimi anni, hanno sparato migliaia di razzi contro le comunità del sud di Israele, uccidendo una dozzina di israeliani. 

I funzionari riconoscono che c'è anche una dimensione politica in questo: Hamas non deve essere percepito come un governante che ha successo.

“Stiamo combattendo contro un regime di terrore”, ha detto Dangot, che è stato nominato coordinatore militare per la Cisgiordania e Gaza, e gioca un ruolo fondamentale nella definizione delle politiche verso le zone palestinesi. “Non si può essere in una situazione in cui Hamas si prende il merito di una politica che migliora la vita delle persone”, ha dichiarato. 

Nella sua forma più restrittiva, il blocco delle frontiere con Israele ha impedito l'importazione di oggetti apparentemente casuali, dagli spaghetti alle matite. Tutto ciò ha avuto uno scarso risultato nell’indebolire Hamas politicamente, ma è stato posto sotto un attento esame dopo il raid contro la flottiglia. 

Israele ha dovuto aspettare le critiche per alleggerire l'embargo? Dangot ha riconosciuto che in alcuni casi ci sono stati errori (e) che alcuni non lo erano. 

La comunità internazionale ha elogiato l'allentamento del blocco, ma dice che resta molto da fare per ottenere che l'economia di Gaza, martoriata da un decennio di conflitto e dal blocco, sia di nuovo in piedi. 

Dangot ha affermato che le restrizioni alle importazioni verranno mantenute costanti a causa delle preoccupazioni che il cemento, l'acciaio e gli altri materiali potrebbero essere usati da Hamas per costruire bunker e gallerie. 

Gli abitanti di Gaza sostengono che l'allentamento dell'embargo ha ridotto di poco i bisogni, e l'accordo con i donatori non è stato di alcuna utilità per far fronte alle tremende necessità di abitazioni private. 

In un incontro con Dangot all'inizio di questo mese, uomini d'affari di Gaza hanno detto al generale che potrebbero essere creati da 75.000 a 120.000 posti di lavoro nel settore delle costruzioni, e che la nozione dell'embargo era completamente sbagliata. 

“Lei è riuscito ad iniettare sangue in un paziente in terapia intensiva”, ha detto a Dangot Ali al-Hayek, membro della delegazione. “Lei non lo sta uccidendo e non lo sta guarendo. Dobbiamo di nuovo prendere in esame il blocco, in quanto non ha dato alcun risultato”. 

Dangot li ha esortati ad aver pazienza, sostenendo che il cambiamento sarà graduale. 

Nell'intervista all'Associated Press rilasciata nel grande e disordinato quartier generale di Israele a Tel Aviv, Dangot ha fatto notare che, dopo l'estate, Israele ha già approvato l'importazione di materiali da costruzione per oltre 70 progetti internazionali, tra cui scuole e infrastrutture. 

Ha detto che la questione dell'edilizia privata potrebbe essere affrontata anche in tandem con l'Autorità Palestinese al fine di dare credito, presso gli abitanti di Gaza, al governo di Fayyad: 

“Dobbiamo trovare una procedura, ha detto. Se, ad esempio, venisse un gruppo di gente del posto e fosse appoggiata dall’Autorità Palestinese (facendo loro da sponsor), proprio questo è quello che sto cercando”. 

Ha detto che l'Autorità Palestinese può anche contribuire a determinare le priorità per i progetti infrastrutturali. 

“Io non do la conferma a niente senza l'approvazione di Fayyad”. 

Israele spera che il governo di Fayyad riesca a rimetter piede a Gaza, anche dispiegando sul versante di Gaza propri rappresentanti a Kerem Shalom, il principale nodo commerciale con Israele. Attualmente, il governo della West Bank concorda con Israele le spedizioni verso Gaza, mentre gli uomini d'affari di Gaza prendono in consegna le merci al valico. 

“Con un dislocamento sul posto dell'Autorità Palestinese, Israele potrebbe permettere maggiori esportazioni da Gaza, oltre alle fragole e ai fiori recisi”, ha dichiarato Dangot. Tuttavia, non è chiaro se Fayyad potrebbe inviare ispettori di frontiera a Gaza senza un accordo. 

Il sistema attuale sta incontrando diverse difficoltà, oltre al fatto che i progetti di aiuto internazionale necessitano dell'approvazione di Israele. 

Dangot ha detto di aver incoraggiato le agenzie di aiuto a presentare molti progetti. Tuttavia, egli ha negato l'approvazione al progetto delle Nazioni Unite di costruire due scuole su un terreno vuoto nella città di Gaza, dicendo che dovevano spostarsi in una zona vicina. 

Nell'intervista, Dangot ha dichiarato che nelle vicinanze, o sotto il sito, ci sono strutture di Hamas e che, in un futuro conflitto, le scuole avrebbero potuto essere utilizzate dai suoi miliziani come scudi involontari. 

Chris Gunness, portavoce della principale agenzia di aiuti dell'Onu a Gaza, ha contestato l'eventuale presenza di Hamas nei pressi dei cantieri previsti. Gunness ha detto che le Nazioni Unite stanno lavorando a stretto contatto con i residenti nell'area per costruire le scuole di cui c'è urgente necessità, e ha chiesto: Pensate che la comunità sarebbe d'accordo nel costruire due scuole per 5.000 bambini se venissero poi usati come scudi umani? 

(tradotto da barbara gagliardi)