Roma, 02 novembre 2010, Nena News – Prove di riconciliazione tra Fatah e Hamas. Si terrà a Damasco il prossimo 9 novembre il secondo round dei colloqui volti e mettere fine alla spaccatura tra i due più importanti movimenti politici palestinesi che da tre anni, da quando Hamas ha preso il potere nella Striscia di Gaza, non riescono a trovare un terreno comune d’intesa. Lo ha detto oggi alla Wafa, l’agenzia di stampa dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), il capodelegazione di Fatah Azzam al Ahmad.

 

A favorire l’incontro è stato il superamento dei veti posti dai rappresentanti di Fatah che si erano rifiutati di andare a Damasco dopo il violento scambio di accuse avvvenuto al recente summit arabo di Sirte tra i siriani e l’Anp.

Obiettivo del nuovo round è quello di accorciare le differenze sorte durante la prima riunione a proposito di una possibile riunificazione dei servizi di sicurezza dell’Anp in Cisgiordania e di Hamas a Gaza. Indiscrezioni vorrebbero la nomina di un esponente del movimento islamico alla guida dell’intelligence palestinese unificata. Il compromesso consentirebbe all’Anp –  che ha una struttura fondata principalmente su Fatah – di poter rientrare a Gaza e di riprendere il controllo dei confini, in particolare del valico di Rafah con l’Egitto. A questa ipotesi, secondo alcuni giornali arabi, si opporebbe con forza il Cairo che, peraltro, non ha mancato negli ultimi giorni di segnalare la sua forte irritazione per lo spostamento delle trattative sulla riconciliazione nazionale palestinese dall’Egitto in Siria.

Tuttavia a pochi giorni dalla ripresa dei negoziati tra Fatah e Hamas, non pochi esprimono dubbi sulla reale volontà di riconciliazione con gli islamisti da parte dei vertici dell’Anp. Non manca chi vede nel riavvicinamento tra i due movimenti rivali soltanto una mossa tattica dell’Anp e del suo presidente Abu Mazen per fare pressioni sull’Amministrazione americana, per spingerla ad imporre a Israele lo stop alla colonizzazione ebraica della Cisgiordania. Per i sostenitori di questa tesi, Abu Mazen farebbe sapere a Washington che in mancanza di concessioni israeliane al tavolo del negoziato (ripartito il 2 settembre scorso ma già paralizzato da settimane), lui non potrà far altro che trivare un’intesa con Hamas. In realtà Abu Mazen non avrebbe alcuna intenzione di arrivare alla riconciliazione con il movimento islamico anche a causa delle pressioni contrarie provenienti da Usa ed Europa che tengono in vita l’Anp con generose donazioni.

A conferma indiretta di questa tesi c’è la denuncia fatta dal deputato di Hamas Mahmud Musleh che ha accusato l’Anp e Fatah di continuare la campagna di arresti di attivisti del movimento islamico mentre le due parti si preparano ad avviare i nuovi colloqui. Rispondendo alle domande del sito palestine-info.co.uk, Musleh ha esortato l’Anp ha liberare i detenuti politici e ad interrompere gli arresti di membri di Hamas. Nena News