DI MARIO CORRENTI

 

Gerusalemme, 30 ottobre 2010, Nena News – Arresti, intimidazioni e anche le torture sembrano essere ormai la regola nell’azione delle forze di sicurezza dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) nei confronti di militanti e simpatizzanti di Hamas. A settembre 12 associazioni e gruppi per la tutela dei diritti umani e le libertà civili nei Territori occupati avevano denunciato l’uso della tortura nei centri di detenzione della polizia segreta agli ordini del presidente dell’Anp Abu Mazen e del premier di Ramallah Salam Fayyad.



Lo scorso 20 ottobre Human Rights Watch (Hrw) ha chiesto all’Anp di indagare sulle gravi torture subite da due uomini arrestati in Cisgiordania perché sospettati di avere legami con il movimento islamico. «Abu Mazen e Fayyad sono a conoscenza di ciò che accade, devono mettere fine all’impunità e avviare procedimenti giudiziari contro i responsabili (delle torture)», ha affermato Joe Stork di Hrw.

Secondo diverse fonti, sarebbero alcune centinaia gli attivisti e simpatizzanti di Hamas nelle prigioni dell’Anp, molti dei quali senza mai aver subito un processo. Per Fayyad e Abu Mazen, quelle persone sarebbero state arrestate per aver «violato la legge» ma in Cisgiordania è diffusa l’opinione che gran parte di quelle persone siano finite in prigione unicamente per le loro opinioni politiche.

Dopo il giugno 2007, quando Hamas ha preso il potere a Gaza, l’Anp ha riorganizzato in Cisgirodania le sue forze di sicurezza, grazie anche ai fondi speciali messi a disposizione dagli Stati Uniti e sulla base di un programma stilato dal generale americano Keith Dayton (che da poco ha lasciato l’incarico). I reparti di elite dell’Anp formati in questi ultimi tre anni – prevalentemente da esperti giordani – sembrano aver avuto come compito principale quello di individuare attivisti veri e presunti di Hamas e di intimidire i simpatizzanti del movimento islamico. Una attività che si accompagna ad un intenso di lavoro di intelligence di base, secondo le testimonianze fornite in condizione di anonimato da molti palestinesi. Alcuni studenti universitari, intervistati di recente della agenzia di stampa Reuters, hanno riferito di una intensa attività di «spionaggio» all’interno degli atenei per individuare i giovani vicini ad Hamas. Alcuni degli intervistati hanno raccontato di aver subito torture e percosse dopo l’arresto.

L’Anp da parte sua denuncia che a Gaza i militanti del partito Fatah, guidato da Abu Mazen, non godono di libertà e hanno subito arresti, detenzioni nonché «gambizzazioni» e uccisioni da parte di Hamas, in particolare durante l’offensiva israeliana Piombo fuso (dicembre 2008-gennaio 2009). Tuttavia, sebbene non poche di queste denunce siano state effettivamente avvalorate dalle indagini svolte dai centri per i diritti umani, a Gaza non vengono riportati arresti e detenzioni di massa di attivisti di Fatah. Più serio appare a Gaza il problema delle limitazioni alla libertà di stampa e alla libertà di espressione . Non poche manifestazioni organizzate dalla sinistra palestinese e da gruppi islamici rivali di Hamas, sono state disperse con la forza dalla polizia del primo ministro Ismail Haniyeh. Ma le restrizioni alla libertà di stampa e di espressione in ogni caso sono la regola anche in Cisgiordania dove governa il premier Salam Fayyad, generosamente sponsorizzato da Usa e Unione europea.

L’Anp sta assumendo, poco alla volta, la linea fortemente autoritaria comune a diversi regimi arabi della regione dove i servizi di sicurezza decidono se e quando un cittadino o una organizzazione politica hanno la possibilità di esprimersi e di agire liberamente, e dove (come in Egitto, Giordania, Siria, Tunisia) i movimenti islamici vengono tollerati o repressi a seconda delle esigenze politiche locali e internazionali.

Se l’obiettivo dell’Anp  è quello di annullare Hamas in Cisgiordania, allora il presidente Abu Mazen e il premier Fayyad difficilmente raggiungeranno il risultato che cercano. Il movimento islamico vive nell’ombra, raramente opera in pubblico per non attivare le reazioni dell’Anp ma la popolarità che nel 2006 lo portò a vincere le elezioni anche in Cisgiordania, la roccaforte di Fatah, appare ancora molto ampia. Vanno presi perciò con le molle i recenti sondaggi d’opinione che danno in netto vantaggio Fatah e Abu Mazen in caso di svolgimento in questa fase di elezioni legislative e presidenziali. Anche nel 2006, a pochi giorni dal voto, i sondaggi diedero vincente Fatah ma dalle urne uscì nettamente vincitore Hamas. E possibile che, nel timore di possibili azioni punitive da parte dei servizi di sicurezza dell’Anp, non pochi degli intervistati  preferiscano non rivelare le loro effettive intenzioni di voto e dichiararsi non legati ad alcuna forza politica.

«Hamas è una organizzazione che gode di consenso (nei Territori occupati, ndr) e di sostegni in altri paesi. La sua popolarità potrà essere calata ma non è stata annullata», spiega l’analista politico Hany al Masri. Nena News