Spari ed elettroshock sui bambini palestinesi

Palestine Chronicle
21.10.2010
http://palestinechronicle.com/view_article_details.php?id=16346 

Spari e Elettroshock sui bambini palestinesi
di Stephen Lendman 

Defence for Children International (DCI), sezione Palestina (DCI / Palestina) "è una sezione nazionale di un'organizzazione non governativa internazionale per i diritti dei bambini e di un movimento (dedicato) alla promozione e alla tutela dei diritti dei bambini palestinesi", secondo i principi del diritto internazionale.

L'uso sistematico e istituzionalizzato della tortura, da parte di Israele, nei confronti dei bambini palestinesi è brutale come quello contro gli adulti. Il DCI / Palestina, nell'ultimo Bollettino di Settembre aggiunge di più, dicendo:

              bambine tra i foriab                      

 

"Per la prima volta .... ci sono tre casi (documentati) di bambini sottoposti a elettroshock da parte del personale israeliano nell'insediamento di Ari'el". Erano tutti stati accusati di lancio di pietre. L'elettroshock ha fatto confessare anche i ragazzi innocenti. 

Il DCI e il PACTI (il Comitato pubblico contro la tortura in Israele) hanno chiesto ad Israele di indagare se risultava vero che nell'insediamento di Gush Etzion, durante gli interrogatori, erano stati "attaccati i cavi della batteria di un'auto ai genitali di un ragazzo di 14 anni, per ottenere una confessione di lanci di pietre". 

Il 5 agosto un incidente ha coinvolto quattro ragazzi che passeggiavano nei pressi di una strada utilizzata dai coloni quando si è avvicinata una jeep israeliana. "Solo per divertimento", un ragazzo ha finto di lanciare qualcosa. La jeep è tornata indietro, raggiunta da altre ed ha inseguito i ragazzi. Questi sono stati catturati, bendati, ammanettati dolorosamente, detenuti e portati, prima all'insediamento di Zufin, poi all'insediamento Ari'el dove un ragazzo, Raed, è stato interrogato. 

Anche se innocente, la "minaccia di elettroshock" gli ha fatto confessare il lancio di pietre, dopo di che gli hanno sbattuto la testa contro un armadio. Gli è stato dato anche un pugno nello stomaco, e uno di quelli che lo stavano interrogando lo ha colpito con un dispositivo portatile, provocandogli vertigini e brividi. Il ragazzo ha poi firmato una confessione in ebraico, lingua che non conosce, è stato trasferito al centro di detenzione e interrogatori di Salem, dopo di che è stato portato al carcere di Megiddo, in aperta violazione dell'articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra, relativo ai diritti garantiti alle persone detenute sotto occupazione. 

Un secondo incidente ha coinvolto un ragazzo di 17 anni, Malek, falsamente accusato di aver lanciato pietre e bottiglie molotov. Circa 30 soldati lo hanno arrestato e torturato, come Raed, prima del trasferimento nella prigione di Ofer. Al suo arrivo è stato dolorosamente colpito alla testa, poi interrogato e minacciato di violenza fisica e stupro se non avesse confessato. "Egli ha negato entrambe le accuse", durante un interrogatorio di due ore. 

Il 15 settembre Khalil, di 13 anni, è stato arrestato e accusato di aver lanciato una bottiglia molotov. All'una di notte, i soldati israeliani hanno infranto le finestre della casa della sua famiglia, l'hanno perquisita, e hanno portato il ragazzo all'insediamento di Ma'ale Adumin. Anche se innocente, è stato minacciato di stupro e gli sono state fatte intimidazioni affinché confessasse. Khalil ha firmato un documento di sei pagine in ebraico, lingua che non conosce, ed è stato detenuto nella prigione di Ofer. 

Un altro incidente, precedente a questi, riguarda Moatasem, di 16 anni, arrestato il 20 marzo. Egli rimane in detenzione amministrativa senza accusa né processo, nella speranza di essere rilasciato a dicembre. Come gli altri, dal momento dell'arresto alla detenzione, è stato torturato. Durante l'interrogatorio, gli è stato chiesto di parlare di un complotto che comprendeva una rivolta, dei proiettili e delle armi antisommossa, senza ulteriori spiegazioni, qualcosa di cui lui non sapeva nulla e così ha detto. Il 25 marzo, è stato condannato ad una detenzione amministrativa di sei mesi, poi prorogata per altri tre, il 26 settembre. 

In media, da gennaio 2008 a settembre 2010, Israele ha tenuto prigionieri più di 300 bambini palestinesi, circa il 10% di loro tra i 12 - 15. Di solito, quando i reclami o le richieste di indagini sugli arresti e il maltrattamento infantile sono presentati alla Presidenza del Judge Advocate General's (JAG), le risposte non arrivano o le scarcerazioni sono negate. 

Sparare ai bambini che raccolgono ghiaia 

Separatamente, il DCI / Palestina ha segnalato, dal 22 maggio al 14 ottobre 2010, 12 episodi che coinvolgono bambini di età compresa tra i 13-17 anni, che raccoglievano ghiaia vicino alla recinzione di confine fra Gaza e Israele. A causa dell'assedio, Israele ha vietato i materiali da costruzione costringendo centinaia di uomini e ragazzi a cercare fra i rifiuti ciò che possono trovare, a raccogliere la ghiaia, metterla nei sacchi, caricarli sugli asini per poi venderla ai costruttori per fare il calcestruzzo. 

Dalle torri di guardia sul confine, i soldati israeliani a volte sparano e uccidono gli asini. Hanno preso di mira anche dei lavoratori, di solito sparando loro alle gambe. In recenti casi documentati, segnalati dal DCI / Palestina, hanno sparato anche a bambini che lavoravano a 50-800 metri dal confine. 

Inoltre, uno studio delle Nazioni Unite, sul periodo gennaio 2009 - agosto 2010 a Gaza, ha riferito di almeno 22 civili uccisi e 146 feriti dagli spari nella zona vicina al confine di Israele; tra questi 27 erano bambini.

Dei 12 casi documentati dal DCI, nove "quando sono stati colpiti, erano fuori dalla zona di vietata (fino a 300 metri dal confine) imposta unilateralmente dall'esercito israeliano". In tutte le circostanze, senza eccezioni, il diritto internazionale vieta di sparare ai civili non combattenti. Israele, naturalmente, si fa beffe impunemente di tutte le leggi internazionali. 

Il 10 e 11 novembre, il DCI / Palestina in collaborazione con il Consiglio Esecutivo Internazionale del DCI e il Segretariato internazionale del DCI , Ginevra, una Conferenza Internazionale per i Bambini dal titolo " Ambiente Protetto - Partecipazione attiva", secondo il motto: "Insieme costruiamo il cambiamento. " 

Il DCI spiega che "la partecipazione dei bambini è uno dei quattro principi fondamentali della Convenzione sui diritti del fanciullo." Sotto l'occupazione, il loro coinvolgimento è particolarmente importante per affrontare i loro bisogni collettivi, i loro interessi e le loro preoccupazioni. La prossima conferenza incoraggia quindi i bambini a partecipare e lo facilita "trovando per loro gli spazi per realizzarlo." 

Stephen Lendman vive a Chicago. Ha contribuito a questo articolo PalestineChronicle.com. Per contattarlo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e visitare il suo blog all'indirizzo: sjlendman.blogspot.com
(tradotto da barbara gagliardi)