Notizie da Israele: Il formaggio marcio di Safed

Haaretz.com
28.10.2010
http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/the-rotting-safed-cheese-1.321531

 

Il formaggio marcio di Safed.

Safed non è il problema principale; il  problema sta nella risposta della società e del governo.

Povertà, religione, desolazione e nazionalismo hanno trasformato la bella città di Safed nella più brutta di tutto Israele. 

di Gideon Levy 

Pensate ad una città in Austria. O forse in Francia. Un’antica città di montagna, la più grande del distretto, con la scuola situata nel  centro con  un numero abbastanza basso di ebrei tra i suoi studenti. Il parroco della città convoca una “riunione di emergenza”, finanziata dal governo e tenuta nel centro culturale del comune, alla quale  partecipano 400 cittadini per bene, di cui 18 preti della zona, per richiedere il divieto di affittare appartamenti a studenti ebrei.

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Il vice sindaco sostiene la riunione: Il parroco dice rapidamente: “Non ho nulla contro gli ebrei, ma non dovrebbero vivere nella nostra città. Fateli studiare nelle loro Yeshiva, non insieme a noi.” 

I residenti della città si lamentano: “La domenica, gli ebrei non rispettano il posto,” il parco pubblico è stato trasformato in un “porcile”, l’ospedale è divenuto un “luogo pericoloso”. Affittare appartamenti a ebrei, mettono in guardia i preti, arrecherà un danno al valore della proprietà e si corre il rischio che i nostri candidi bambini si convertiranno. Qualche giovane maltratterà degli ebrei e li picchierà, gli ebrei dichiarano di vivere in condizioni di grande paura. 

Se questo si verifica in Francia e ancor più in Germania, risulta abbastanza negativo. Ma tutto ciò è successo a Safed – e contro gli arabi. Se si fosse verificato in Europa, le organizzazioni ebraiche avrebbero lanciato alte grida al cielo, Israele avrebbe richiamato gli ambasciatori per consultazioni. Il presidente del paese, sia che si tratti della Francia o dell’ Austria, si sarebbe affrettato a recarsi nella città contaminata per fare tutto il possibile per calmare le acque. Si sarebbe scusato con gli studenti ebrei e avrebbe dato istruzioni alla polizia per vigilare sulla loro sicurezza. I preti sarebbero stati giudicati per anti-semitismo. 

Circa 10 anni fa, io  stesso mi recai a Safed per la celebrazione di un bar mitzvah. A un tratto, un ragazzo barbuto e coriaceo mi comparve davanti e, con fare minaccioso, disse:”Per il tuo bene, vattene dalla città. Non ti vogliamo qui.” Da allora, mi sono recato a Safed durante il suo bombardamento nella Seconda Guerra Libanese e per assistere al festival musicale chassidico che amo, e la città era solo in declino. 

Una miscela esplosiva di povertà e religione, di abbandono e nazionalismo, ha trasformato la bella città nella più brutta di Israele. Nella città, l’amato quartiere degli artisti è stato sostituito da un quartiere di nazionalisti. Il famoso formaggio di Safed è andato a male, si è instaurata una orribileputrefazione. La città mista di una volta – i cui abitanti arabi erano stati costretti a fuggire nel 1948, per non tornare mai più, compreso il profugo Mahmoud Abbas, le loro magnifiche case di pietra abbandonate trasformate in pizzerie e rovine – è divenuta la città più razzista del paese. 

Questo è ciò che succede quando si sta in silenzio e ci si mette una pietra sopra. Quattro anni fa, lo stato lasciò cadere le imputazioni contro il rabbino capo di Safed, Shmuel Eliyahu, di incitazione al razzismo,  dopo che aveva richiesto di proibire l’affitto delle case agli arabi e il permesso agli studenti arabi di recarsi alla scuola di Safed per studiare. A quel tempo, venne richiesto al rabbino solo di ritrattare le sue dichiarazioni. 

Pochi giorni fa, Eliyahu è ritornato alla ribalta in grande stile – alla “riunione di emergenza” finanziata dal Consiglio religioso di Safed e tenuta nel centro culturale dedicato a Yigal Alon, un personaggio che pure sapeva una cosa o due sull’espulsione degli arabi. Rabbi Eliyahu ha emesso una sentenza religiosa  mettendo in guardia, la folla eccitata che lo acclamava,  sul “calo del valore degli appartamenti” e  “sull’assimilazione”. 

Safed può continuare a marcire nel suo razzismo; questo non è il problema principale. Molti paesi hanno centri di ribalderia di questo tipo. Il problema sta nella risposta che viene dalla società e dal governo. Gli arabi non hanno una “Lega anti-diffamazione”, e la gente non sta facendo affari con la lotta contro il razzismo anti-arabo  come succede per coloro che mettono in guardia contro l’anti-semitismo e che fanno trepidare i cuori di tutto il mondo. 

Israele se ne sta in silenzio di fronte alla lordura di Safed. Il primo ministro non prende in considerazione di visitare la città per scusarsi con gli studenti arabi, i sindacati degli studenti che lottano contro le borse di studio concesse agli studenti della Yeshiva non hanno il tempo per impegnarsi in una lotta di solidarietà con i loro compagni di classe, vittime dell’odio. Il rabbino resta al suo posto, non importa quanto fango esso sparga attorno. 

Oggi è Safed; domani Ramat Aviv. Anche lì i residenti si lamentano con il proprietario del mercato rionale perchè il suo uomo addetto alle consegne è un arabo. 

(tradotto da mariano mingarelli)