Roma, 29 ottobre 2010, Nena News – Il Libano che vive una significativa fase di sviluppo nonostante l’instabilità politica interna, deve allo stesso tempo affrontare serie gravi emergenze ambientali che mettono rischio ala salute della popolazione. Fra queste vi sono l’inquinamento dell’acqua e dell’aria, i rischi associati ai cambi climatici e le conseguenze dei massicci bombardamenti israeliani del 2006. Lo riferisce un rapporto di Irin, l’agenzia di stampa delle Nazioni Unite.

 

I Faraglioni di Beirut

Irin sottolinea che i dati in possesso della FAO (Food and Agriculture Organization) dicono che se nel paese non verranno istituite delle aree costiere protette, così come indicato dall’associazione ambientalista Greenpeace nel suo rapporto «A Network of Marine Reserves In The Coastal Waters of Lebanon», l’industria della pesca, che conta 6.500 addetti, sarà seriamente minacciata nella sua esistenza. Dovrebbero essere istituite 18 riserve marine lungo le coste in modo da favorire il ripopolamento del mare di speci a rischio di estinzione a causa dell’eccessivo sfruttamento avvenuto negli ultimi trent’anni. Peraltro a causa della nuova legge approvata dal Parlamento libanese che autorizza lo sfruttamento di giacimenti di gas e oli fossili in acque territoriali, le aree marine saranno ulteriormente minacciate da sversamenti.

ALTE CONCENTRAZIONI DI INQUINANTI

L'autostrada Jal al Dib

La comunità scientifica di recente ha lanciato l’allarme rispetto all’altissima  concentrazione di inquinanti presenti per metro cubo nell’aria che ha raggiunto i 40 microgrammi. Secondo gli standard del WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’esposizione umana a concentrazioni superiori a 40 microgrammi, può ridurre le funzioni polmonari e aumentare il rischio di infezioni e di altre patologie a carico dell’apparato respiratorio. Il limite massimo, per evitare problemi di salute, è di 20 microgrammi per metro cubo. Il 52% degli inquinanti sono da imputare all’emissioni delle automobili (i residenti di Beirut posseggono, in media, 2,6 macchine a persona).

CAMBIAMENTI CLIMATICI

Nel rapporto del 2009 «Rising Temperature, Rising Tentions» dell’Istituto Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile, si afferma che il turismo e l’agricoltura, settori portanti dell’economia libanese, possono essere fortemente danneggiati dai cambiamenti climatici. Considerando che il 60% delle attività economiche si svolgono lungo le strette coste del Mediterraneo,  l’eventuale aumento del livello delle acque, provocherà inondazioni ed erosioni e danneggierà seriamente le produzioni agricole di tipo intensivo.

 

RISORSE IDRICHE

Neve sul Monte Libano

Fra i paesi dell’area mediorientale, il Libano è quello che gode di maggior disponibilità d’acqua. Le precipitazioni medie annuali superano gli 800 milioni di metri cubi alimentando più di 2.000 sorgenti durante la stagione secca.

Ciò nonostante, a causa dell’assenza di precipitazioni durante i sette mesi estivi, in alcune aree per nucleo abitativo vengono distribuiti 50 litri al giorno che, secondo i parametri del WHO, sono il minimo per garantire un ambiente salutare. Secondo gli esperti, saranno soprattutto gli abitanti delle aree urbane, che rappresentano l’80% della popolazione, a dover convivere con questo problema.

Negli ultimi 20 anni la media di giornate di pioggia è diminuita passando da 80-90 a 70 ml mentre le precipitazioni hanno assunto sempre di più un carattere torrenziale provocando erosione, inondazioni e disertificazione. Inoltre, visto che il 35% dell’acqua è frutto delle precipitazioni nevose, gli studi del Regional Water Centre of Saint-Joseph University di Beirut prevedono che l’incremento della temperatura provocherà una ulteriore riduzione delle risorse idriche a disposizione.

 

GUERRA DEL 2006 E L’AMBIENTE

Volontari impegnati in una spiaggia inquinata dal petrolio finito in mare

Durante la guerra del luglio-agosto 2006, il bombardamento della centrale elettrica di Jiyeh causò lo sversamento in mare di 15.000 tonnellate di greggio. Secondo il rapporto “Post-Conflict Environmental Assessment Report” dell’Agenzia dell’Ambiente delle Nazioni Unite UNEP, la guerra oltre ad avere provocato gravi danni materiali, ha anche innescato pericoli per la popolazione e l’ambiente.

La presenza sul terreno di ceneri tossiche, oli, metalli pesanti, residui chimici, plastica e rifiuti solidi mette a rischio la salute delle persone e la contaminazione delle falde acquifere. Nena News