di NUNZIO CORONA

 

Gaza, 27 ottobre 2010 (foto dal sito www.electronicintifada.net), Nena News – Nasma Abu Lasheen, una bambina di due anni di Gaza ammalata di leucemia, e’ morta mentre era in attesa dell’autorizzazione delle autorita’ israeliane per potersi recare a curarsi nello Stato ebraico. A denunciarlo era stata la scorsa settimana l’associazione Physicians for Human Rights (PHR), Medici per i Diritti Umani  La richiesta iniziale di autorizzazione per entrare in Israele, presentata il 6 ottobre dal centro per la tutela dei diritti umani  B’Tselem, era rimasta senza risposta per diversi giorni. La famiglia della bambina si era allora rivolta a PHR che, contattato il 13 ottobre il Gaza District Coordination Office (DCO), il giorno seguente otteneva una risposta affermativa. Nel frattempo le condizioni della piccola paziente erano talmente deteriorate che, all’arrivo del permesso israeliano, il medico curante valutava la situazione clinica troppo grave per viaggiare. La piccola Nasma moriva il mattino del 16 ottobre.

 

Il giorno stesso in cui chiedevano l’autorizzazione di uscita da Gaza per Nasma, i rappresentanti di PHR testimoniavano davanti alla Commissione Turkel, istituita dal governo israeliano per indagare sui fatti della Flottilla, sulla situazione umanitaria venutasi a creare nella Striscia di Gaza a seguito del blocco imposto da Israele. In quell’occasione PHR riferiva sul numero crescente di pazienti cui viene negato il permesso di uscire dalla Striscia per potere essere curati in ospedali “esterni”, soprattutto dopo l’intensificarsi del blocco israeliano nel giugno 2007. Nella sua testimonianza PHR sottolineava come “per gli ammalati in attesa di cure urgenti, un’autorizzazione che arriva in ritardo o viene negata fa una immensa differenza in termini di qualita’ della vita, di sofferenza prevenibile e, in molti casi, di vita e di morte, come dimostrato dal caso della piccola Nasma.” http://www.phr.org.il/default.asp?PageID=190&ItemID=875

Secondo i dati del monitoraggio compiuto dall’ufficio dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) per il Territorio Palestinese Occupato, una media di 900 pazienti bisognosi di cure specialistiche non disponibili nella Striscia di Gaza sono indirizzati ogni mese verso ospedali in Israele, Gerusalemme Est, Gisgiordania o Giordania. Per ciascun paziente e’ necessario ottenere l’autorizzazione delle autorita’ israeliane. Mentre e’ cresciuta nei mesi recenti la proporzione dei permessi accordati rispetto alle domande presentate (attualmente circa l’85%), un fenomeno preoccupante e’ costituito dall’aumento delle richieste che non ricevono una risposta utile prima dell’appuntamento fissato. Queste autorizzazioni “tardive” sono aumentate dal 7% dello scorso agosto al 13% di settembre. Secondo l’OMS dall’inizio del 2009, 32 pazienti sono deceduti prima di potere accedere all’ospedale fuori dalla Striscia di Gaza dove erano stati inviati.

Nel settembre scorso l’autorita’ israeliana ha esaminato 626 domande di autorizzazione per attraversare il valico di Eres e recarsi presso ospedali di Gerusalemme Est, Cisgiordania, Israele e Giordania. Tale numero e’ stato inferiore ai mesi precedenti (919 in agosto, 947 in luglio e 1090 in giugno) a causa delle molte festivita’ israeliane in settembre, oltre ai sabati in cui Erez e’ regolarmente chiuso. Come detto, cio’ che preoccupa sono i ritardi nella concessione del permesso oltre che la proporzione dei permessi stessi. Altra statistica allarmante e’ l’aumento del numero dei pazienti, o dei loro familiari, richiedenti autorizzazione che vengono sottoposti ad interrogatorio da parte dai servizi segreti israeliani. Come riferisce un recente rapporto di PHR http://www.phr.org.il/default.asp?PageID=190&ItemID=768, metodi inaccettabili, come intimidazioni ed estorsioni, sono a volte utilizzati nei confronti dei pazienti bisognosi di cure per estorcere informazioni. Il rapporto descrive nel dettaglio gli ostacoli che deve affrontare la popolazione di Gaza bisognosa di cure mediche non disponibili nella Striscia. Le politiche israeliane da una parte impediscono a Gaza di potenziare adeguatamente il proprio sistema sanitario e, dall’altra, restringono gravemente l’accesso dei pazienti alle cure che sono disponibili soltanto al di fuori di quella regione. PHR fa infine notare come i criteri utilizzati da Israele per concedere l’autorizzazione ad uscire dal territorio di Gaza per ottenere cure altrimenti inaccessibili si basino su considerazioni eticamente discutibili, come il rifiuto di considerare pazienti non in pericolo di vita, pazienti che aspirano ad una migliore qualita’ di trattamento, o che potrebbero tentare di rimanere in Cisgiordania.

E’ assordante il rumore provocato dal silenzio e dall’inazione della comunita’ internazionale di fronte alle morti e al dolore dovuti all’indifferenza di una burocrazia che drammaticamente ricorda quanto scritto sulla “banalita’ del male”. Nena News