Si è chiuso con un forte appello alle Nazioni Unite affinchè agiscano immediatamente per porre fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi e del Golan siriano, il Sinodo generale dei vescovi per il Medio Oriente che si è tenuto a Roma. «I cittadini dei paesi del Medio Oriente – si afferma nel messaggio finale diffuso stamani dalla Santa Sede  - interpellano la comunità internazionale, in particolare l’Onu, perchè essa lavori sinceramente ad una soluzione di pace giusta e definitiva nella regione, e questo attraverso l’applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, e attraverso l’adozione delle misure giuridiche necessarie per mettere fine all’Occupazione dei differenti territori arabi». «Il popolo palestinese – prosegue il testo – potrà così avere una patria indipendente e sovrana e vivervi nella dignità e nella stabilità. Lo Stato d’Israele potrà godere della pace e della sicurezza all’interno delle frontiere internazionalmente riconosciute».

 

«Abbiamo analizzato – prosegue il testo – quanto concerne la situazione sociale e la sicurezza nei nostri paesi del Medio Oriente. Abbiamo avuto coscienza dell’impatto del conflitto israelo-palestinese su tutta la regione, soprattutto sul popolo palestinese che soffre le conseguenze dell’occupazione israeliana: la mancanza di libertà di movimento, il muro di separazione e le barriere militari, i prigionieri politici, la demolizione delle case, la perturbazione della vita economica e sociale e le migliaia di rifugiati».

GERUSALEMME

«Abbiamo meditato sulla situazione di Gerusalemme, la Città Santa – scrivono i vescovi del Medio Oriente – Siamo preoccupati delle iniziative unilaterali che rischiano di mutare la sua demografia e il suo statuto». Il riferimento è alle politiche israeliane sugli insediamenti nella zona Est di Gerusalemme e alle forti restrizioni imposte ai residenti palestinesi. 

NO ALL’USO STRUMENTALE DELLA RELIGIONE

«Non è permesso di ricorrere a posizioni teologiche bibliche per farne uno strumento a giustificazione delle ingiustizie», aggiungono i vescovi  a proposito del dialogo con il mondo ebraico «al contrario il ricorso alla religione deve portare ogni persona a vedere il volto di Dio nell’altro e a trattarlo secondo gli attributi di Dio e i suoi comandamenti, vale a dire secondo la bontà di Dio, la sua giustizia, la sua misericordia e il suo amore per noi». 

IRAQ

Il messaggio conclusivo dell’assise chiede inoltre alla comunità internazionale di intervenire sui diversi conflitti della regione. In tal modo, si afferma, «L’Iraq potrà mettere fine alle conseguenze della guerra assassina e ristabilire la sicurezza che proteggerà tutti i suoi cittadini con tutte le loro componenti sociali, religiose e nazionali».

LIBANO

«Il Libano – prosegue il testo – potrà godere della sua sovranità su tutto il territorio, fortificare l’unità nazionale e continuare la vocazione a essere il modello della convivenza tra cristiani e musulmani, attraverso il dialogo delle culture e delle religioni e la promozione delle libertà pubbliche». «Noi condanniamo la violenza e il terrorismo qualunque origine e qualsiasi estremismo religioso – affermano infine i vescovi – Condanniamo ogni forma di razzismo, l’antisemitismo, l’anticristianesimo e l’islamofobia e chiamiamo le religioni ad assumere le loro responsabilità nella promozione del dialogo delle culture e delle civiltà nella nostra regione e nel mondo intero». Nena News