Ramallah, 21 ottobre 2010, Nena News – In Cisgiordania è tempo di raccolta, le olive sono grosse e mature e i contadini si stanno mettendo al lavoro, ma alcuni di loro non potranno accedere alle loro terre. Chi ha visto i propri campi e olivi confiscati per la costruzione del Muro dell’Apartheid, chi si trova vicino a colonie e insediamenti israeliani nei territori occupati, o sul ciglio di strade percorse dai coloni, vedrà le proprie olive seccare sugli alberi o raccolte dai coloni israeliani. Per questo la raccolta delle olive si trasforma ogni anno in un atto di resistenza civile all’occupazione, in cui palestinesi e internazionali sfidano le minacce dei coloni armati e gli ordini di espulsione dell’esercito, accettano di essere picchiati e imprigionati senza rispondere con la violenza, convinti che la resistenza popolare sia l’unica via per la liberazione.

 

Il 19 ottobre a Ramallah il Coordinamento dei Comitati popolari che organizzano la resistenza nei villaggi ha riunito palestinesi e volontari internazionali, presenti in massa in occasione della raccolta, per riflettere sulle strategie di mobilitazione. Tra i circa cento partecipanti europei era presente una delegazione italiana, promossa dalle associazioni Un ponte per…, Assopace, Servizio Civile Internazionale e dal Tavolo della Pace della Val di Cecina (Toscana), e i volontari di un progetto pilota di Intervento Civile di Pace in Cisgiordania: Raccogliendo la Pace.

La conferenza e’ stata aperta dall’intervento dell’ex vice presidente dell’Europarlamento Luisa Morgantini e dal saluto del ministro dell’Anp responsabile delle attivita’ contro il muro. Ma protagonista dell’evento è stata la società civile. Proprio l’indipendenza della resistenza popolare dall’Anp di Abu Mazen ha consentito il coinvolgimento di ampie fasce della popolazione, a prescindere dalle appartenenze politiche, e di stringere una forte alleanza con la Campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) su Israele, che ha raccolto il consenso dell’intera società palestinese inclusi gli Arabi israeliani e la diaspora. I dati presentati durante la conferenza sono estremamente allaramanti: il piano non dichiarato ma ormai noto di Israele e’ quello di costruire anche un “muro orientale” che separi la Cisgiordania dalla Valle del Giordano, proseguendo nell’opera di furto di terre e risorse d’acqua di quello che avrebbe dovuto essere lo Stato Palestinese.

La richiesta emersa dai gruppi di lavoro è quella di potenziare le campagne organizzate congiuntamente da Palestinesi, internazionali e Israeliani che lottano per i diritti dei Palestinesi: per la rimozione del muro, per boicottaggio e disinvestimento da Israele, per la difesa legale di centinaia di attivisti dei comitati popolari che sono ora rinchiusi nelle carceri israeliane solo per aver organizzato manifestazioni nonviolente nel loro territorio. La resistenza popolare sembra oggi l’unica via di uscita ma necessita di una forte partecipazione e assunzione di responsabilità da parte degli internazionali, nel nome di diritti umani universali e dell’opposizione all’oppressione coloniale.Nena News