Haifa , 9 settembre 2010 - (Foto: http://entertainment.aol.ca) Nena News - "Nelle zone di guerra non ci sono civili . " Questa affermazione è stata ripetuta più volte dal colonnello " Yossi"  dell'IDF (Israeli Defence Forces),  testimone a difesa dello Stato di Israele, durante la sua deposizione di lunedi mattina rilasciata al tribunale distrettiale di Haifa.

 

Yossi, la cui dichiarazione ignora sfacciatamente il diritto umanitario internazionale, creato per proteggere i civili in situazioni di conflitti armati – è stato uno dei vari testimoni che, questa settimana,  hanno deposto a favore dello Stato di Israele, dopo che sono riprese le udienze per la causa civile intentata dai cittadini americani  Craig e Cindy Corrie contro il governo di Israele, per l’assassinio della loro figlia Rachel. 

“Per la nostra famiglia e per tutte le altre persone presenti in aula, la dichiarazione di Yossi è stata sconvolgente,” ha dichiarato Cindy Corrie. “Rafah è una città densamente popolata. Di fatto, Rachel è stata uccisa mentre difendeva la casa di due famiglie palestinesi – un farmacista e un contabile, le loro mogli e i piccoli figli. E’ estremamente preoccupante  che la loro esistenza sia stata categoricamente disconosciuta,” ha concluso. 

Sette anni fa, la mattina del 16 marzo 2003, a Rafah, vicino al confine egiziano con la Striscia di Gaza, Rachel venne schiacciata a morte da un bulldozer Caterpillar D9R dell’esercito israeliano. Morì di fronte alla casa palestinese che stava cercando di proteggere dalla demolizione. 

L’azione legale, intentata nel 2005 dai genitori Corrie, ha sentenziato che l’uccisione di Rachel è stata intenzionale. 

La 23 enne attivista americana per la pace, che lavorava con International Solidarity Movement (ISM), rivestita di una giacca arancione fluorescente, aveva bloccato per diverse ore la strada al bulldozer rivolgendosi al conducente del mezzo ad alta voce con un megafono. 

Ad un certo punto, il bulldozer “ha spinto Rachel, prima sotto la pala, quindi sotto la lama, poi ha proseguito fino a che il suo corpo non si è trovato sotto la cabina di pilotaggio”, riporta la ben nota testimonianza del cittadino britannico Tom Dale, ex attivista di ISM che fu testimone della morte di Rachel. “Sono rimasti alcuni secondi sul suo corpo, prima di fare retromarcia. Hanno fatto il percorso inverso con la lama premuta, tanto da passare raschiando sul suo corpo una seconda volta.” 

Il processo Corrie sentenzia anche che il governo israeliano è colpevole per la irresponsabilità dei soldati dell’IDF e dei comandanti militari che hanno usato incautamente un bulldozer militare blindato senza riguardo per la presenza di civili non violenti disarmati, e che non sono riusciti ad adottare misure adeguate per proteggere la vita di Rachel, in violazione ai loro obblighi derivanti sia dal diritto internazionale che da quello israeliano. 

Mentre l’esercito israeliano nega che l’atto sia stato intenzionale, sostiene anche che Rachel fu responsabile della propria morte. Dato che la sua uccisione ha avuto luogo in una zona militare chiusa, per l’esercito israeliano ciò dovrebbe essere considerato come parte di “un’Azione di Guerra”, che, ai sensi della legge israeliana, assolve i soldati responsabili dal giudizio di colpevolezza. 

Per ottenere la prescrizione della causa, il governo ha sostenuto inoltre, basandosi su una teoria giuridica controversa che sostiene essere le azioni dell’esercito israeliano a Rafah “Atti di Stato”,  che “lo Stato” è immune da questo tipo di azione legale. 

Per fornire una testimonianza sul campo visivo del bulldozer, sono stati convocati per la deposizione sia Yossi, in quanto membro dei corpi di ingegneria dell’IDF, che il maggiore Yoram Manchori, un altro esperto che funge da teste a favore dello Stato. 

Ciononostante, né Yossi, né Manchori avevano mai visionato la videocassetta di sorveglianza dell’esercito relativa all’incidente. 

Yossi ha dichiarato di aver fatto un video riprendendo un bulldozer dello stesso tipo di modello con un operatore e un altro soldato, per poter comprendere ciò che l’operatore avrebbe potuto vedere dell’incidente 

Manchori ha affermato di aver creato una simulazione animata su quale avrebbe potuto essere la visione del conducente del bulldozer e del comandante. Ma, mentre nella simulazione di Manchori il bulldozer aveva delle barre alle finestre, quello che aveva avuto a che fare con Rachel non le possedeva. Il terreno utilizzato nella simulazione era inoltre molto diverso da quello presente nel contesto a Rafah. 

Un altro testimone per la difesa era un ispettore della polizia militare noto alla corte con il nome di “Oded”, parte di un gruppo di tre persone che avevano esaminato ufficialmente, per conto dell’IDF, le circostanze della morte di Corrie. 

Nel 2003, Oded era un ispettore subalterno di 20 anni. La morte di Corrie è stata la prima indagine sull’uccisione di un civile che aveva svolto nella sua interezza. Sebbene Oded abbia confermato che un comandante dell’unità coinvolta nell’uccisione di Rachel aveva interrotto il suo interrogatorio dell’addetto al bulldozer, ha affermato che nella sua esperienza questo tipo di intervento non era raro. Quando gli hanno chiesto perché non si era opposto all’ingerenza, ha detto che, in quanto ufficiale subalterno, non era compito suo farlo. 

Oded non aveva mai visitato il luogo dell’uccisione, non aveva ottenuto la registrazione audio-video della telecamera di sorveglianza dell’esercito che ha filmato costantemente la zona per tutto il 23 marzo e non aveva fatto alcuna richiesta della registrazione audio-video con le trasmissioni via radio dei due conducenti del bulldozer e dei comandanti nelle ore precedenti l’incidente, in quanto aveva ritenuto che non fossero pertinenti. 

Anche se le trasmissioni radio dell’IDF tra i due piloti del bulldozer e i loro comandanti coinvolti nell’incidente erano state trascritte dalla polizia militare israeliana che stava svolgendo un’indagine interna, è stato omesso un breve scambio di parole fatto in arabo subito dopo la morte di Corrie: dopo che un soldato aveva chiesto, “Cosa? L’hai uccisa?” l’altro ha risposto sardonicamente “Allah Yerhamo,” (Possa Dio avere misericordia di lui). 

Quando venne chiesto come mai la polizia militare israeliana aveva mancato di includere questo scambio nella sua trascrizione, Oded ha risposto che il gruppo investigativo non pensava che fosse importante e che in ogni modo lui non capiva l’arabo. 

“Da lunga data, la posizione della nostra famiglia e del governo statunitense è stata quella per cui non si è mai svolta alcuna indagine completa, trasparente e credibile,” ha dichiarato, domenica, Sarah Corrie Simpson, sorella di Rachel. “La testimonianza di oggi conferma ulteriormente tale posizione.” 

Il 27 febbraio 2003, Rachel Corrie aveva scritto a sua madre: “Qui, sono veramente spaventata per la gente. Ieri ho visto un padre, con le mani sollevate, portare fuori i suoi due figli piccoli, sotto la mira di mezzi blindati, di una torre di cecchini, di bulldozer e di Jeep perché pensava che la sua casa fosse sul punto di esplodere….Ero terrorizzata al pensiero che questo uomo sentisse che era meno rischioso uscire fuori con i propri figli, sotto la mira di carri armati, piuttosto che restare in casa propria. Ero veramente sconvolta al pensiero che avrebbero sparato a tutti loro e cercai di interpormi tra loro e il carro armato.” 

Non ci sono civili nelle zone di guerra? 

Sono in lista tredici testi  per deporre a favore dello stato di Israele, compresi il conducente e il comandante della ruspa che ha investito Corrie, così come il capo della squadra della polizia militare che ha svolto le indagini sulla sua uccisione. Le udienze riprenderanno alla fine di ottobre. 

(tradotto da mariano mingarelli)