Gerusalemme, 08 settembre, Nena News – Procedono un po’ ovunque le iniziative degli attivisti contro il blocco di Gaza attuato da Israele – in particolare i massicci convogli navali e terrestri di «Viva Palestina» – ma le autorità dello Stato ebraico hanno già pronte contromisure per impedire alle imbarcazioni pacifiste di raggiungere il porto di Gaza city.

Israele, secondo quanto riportano i media locali, non intenderebbe aprire il fuoco contro i pacifisti, per evitare stragi come quella compiuta in acque internazionali da un suo commando lo scorso 31 maggio sulla «Mavi Marmara» (nove cittadini turchi uccisi). Allo stesso tempo prevede di arrembare e sequestrare le navi, con equipaggi e passeggeri, che decidessero di proseguire per Gaza dopo gli avvertimenti lanciati della Marina militare israeliana.

 

Più di tutto stavolta Tel Aviv punta a provocare forti danni economici ai proprietari delle navi sequestrate. Un esempio si è avuto nel caso della «Amalthea», la nave greca noleggiata da una Fondazione libica che all’inizio dell’estate aveva tentato di arrivare a Gaza e che, dopo due giorni di negoziati molto tesi in mare aperto, decise di fare rotta verso il porto egiziano di El –Arish. «I militari israeliani non fecero altro in quei due giorni che minacciare sanzioni economiche e azioni legali contro la nave», ha detto all’agenzia di stampa Reuters Alex Angelopoulos, della compagnia greca ACA Shipping Corp, proprietaria della Amalthea. «Ebbe un impatto sulla trattativa anche la considerazione che un sequestro avrebbe comportato perdite giornaliere (per la compagnia) per circa 5mila euro», ha aggiunto Angelopoulos. Israele punta inoltre sul pagamento dei pesanti costi di attracco e permanenza nei suoi porti delle navi pacifiste che verranno eventualmente sequestrate.

Le contromisure israeliane difficilmente scoraggeranno le migliaia di attivisti europei, libanesi, americani e persino israeliani  – è in preparazione anche una «nave ebraica» -, pronti anche a perdere le loro navi pur di rompere l’assedio di Gaza. «In ogni caso Israele non avrebbe alcun appiglio legale per non restituire ai proprietari le navi che eventualmente sequestrerà in acque internazionali», ha spiegato l’esperto di navigazione commerciale John Dalby. Da parte sua un responsabile per gli affari legali delle forze armate israeliane, Daniel Reisner, ha ammesso l’inesistenza leggi che permettono di processare civili stranieri per la violazione del blocco navale di Gaza.

Delle sette navi che componevano la Freedom Flotilla fermata con la forza da Israele lo scorso 31 maggio, solo tre sono state restituite ai proprietari. (red) Nena News