Roma,  3 settembre 2010 - Nena-News (foto da www.mediacleveland.org) – Un incontro fissato per il prossimo 14 e 15 settembre: questo l’unico risultato emerso – tra il pessimismo e lo scetticismo generali – dai colloqui ripresi, dopo 20 mesi,  tra il Primo Ministro israeliano Netanyahu e il Presidente della ANP, Abbas, colloqui che molti editorialisti sia palestinesi che israeliani hanno definito una ottima farsa di teatro politico, voluta e orchestrata dagli Stati Uniti.

 

Netanyahu e Abbas hanno stabilito di incontrarsi due volte al mese, da qui a un anno, termine fissato per raggiungere un accordo. Le due delegazioni di negoziatori si incontreranno il 6 settembre a Gerico alla presenza USA per preparare il secondo round, previsto a metà settembre appunto, in un resort di Sharm el Sheikh, in Egitto, al quale saranno presenti sia l’inviato Usa in Medio Oriente Mitchell che il Segretario di Stato Clinton, e secondo fonti diplomatiche anche rappresentanti del Quartetto. 

 Ma mentre i primi colloqui terminavano, la stampa israeliana aveva già diffuso un briefing paper scritto ad hoc da Netanyahu per i giornalisti israeliani, secondo cui il premier israeliano avrebbe dichiarato che l’accordo da raggiungere sotto l’egida statunitense da qui ad un anno, sarebbe solo un accordo “di principio” ma non certo un accordo con basi permanenti, insomma un atto per testare se i palestinesi siano davvero in grado di implementare e rispettare tale accordo. Sempre secondo i documenti diffusi, Netanyahu avrebbe dichiarato che “Abbas non è un partner appropriato per condurre dei negoziati”.

Dal carcere in cui è rinchiuso, è arrivata anche ieri la voce del leader palestinese imprigionato da Israele, Marwan Barghouthi, che in risposta alle domande scritte a lui sottoposte dalla Reuters, ha dichiarato che i negoziati non raggiungeranno alcun risultato perchè “privi di un fondamento popolare e di una azione di supporto sul terreno”, ricordando che l’alternativa è il “raggiungimento dell’unità nazionale e una più ampia partecipazione alla resistenza popolare contro l’occupazione israeliana”, citando anche la necessità di adottare il boicottaggio di Israele in stile con le misure messe in atto nei confronti del sistema di apartheid in Sud Africa. 

Fanno anche discutere, sulla stampa palestinese, le pressioni che l’amministrazione americana starebbe esercitando su Abbas per continuare i negoziati diretti con Israele, anche nel caso quest’ultimo, come è probabile faccia, viste le dichiarazioni di Netanyahu, riprenda l’espansione delle colonie nella Cisgiordania occupata, al termine della attuale moratoria, in scadenza il prossimo 26 settembre. 

Secondo un sondaggio realizzato dall’Istituto israeliano Gal Hadash su commissione della emittente televisiva  Channel 10, due terzi degli israeliani sono in favore della totale o parziale ripresa dei lavori di espansione delle colonie, nei territori palestinesi: un quarto degli intervistati, ha dichiarato che la costruzione dovrebbe riprendere solo nelle colonie più grandi ed estese e non negli insediamenti più piccoli e isolati, mentre solo il 21% è a favore della proroga del congelamento, in scadenza a fine settembre. Channel 10 non ha però specificato né il numero degli intervistati né il margine di errore del sondaggio. (Nena – News)