Roma, 02 agosto 2010, Nena News – Il mistero circonda il lancio questa mattina di alcuni razzi «Grad» (katiusha) verso la città israeliana di Eilat e quella giordana di Aqaba dove sono caduti in una via del centro cittadino uccidendo una persona e ferendone altre quattro (a Eilat non hanno causato vittime e neppure danni). Secondo Israele i razzi sarebbe stati sparati dalla Penisola del Sinai (Egitto) ma il Cairo nega seccamente. La polizia egiziana ha avviato controlli a tappeto nel Sinai, soprattutto nella zona di al-Wadian, ma i rastrellamenti  non hanno avuto alcun esito e nessuna persona è stata fermata.



 

«Nessun razzo è stato lanciato dal Sinai» hanno comunicato fonti della sicurezza egiziana. «Per lanciare razzi dall’Egitto – hanno spiegato – sono necessari mezzi adeguati e preparazioni logistiche complicate. E ciò non è possibile dal momento che la Penisola dei Sinai è sotto strette misure di sicurezza». Anche lo scorso aprile l’Egitto negò il lancio dal Sinai di un razzo verso Eilat. Nel 2005 invece razzi erano stati sparati contro una nave da guerra americana ancorata nel porto di Aqaba senza colpire il bersaglio ma uccidendo un soldato giordano. A questo punto resta in piedi l’ipotesi che il lancio sia avvenuto dal territorio saudita anche se questa possibilità è ritenuta remota per la distanza con Aqaba.

L’attacco non è stato finora rivendicato da nessun gruppo ma si ipotizza il coinvolgimento di gruppi qaedisti che godono di non pochi appoggi tra i beduini del Sinai. Qualche anno fa diversi beduini egiziani furono arrestati per aver offerto aiuto logistico agli attentatori suicidi che colpirono le principali località turistiche del Sinai, provocando decine di vittime. Di recente diverse tribù beduine egiziane hanno minacciato una ribellione nel Sinai e di attaccare il gasdotto tra Egitto e Israele di fronte alle politiche repressive delle autorità centrali e alla mancanza di sviluppo economico per le popolazioni locali.

Il Sinai è un territorio di fatto controllato lungo la costa dall’industria del turismo internazionale che ai residenti lascia solo le briciole della ricchezza generata dall’afflusso massiccio dei vacanzieri stranieri. Una condizione che genera malumore e che sta spingendo i beduini verso posizioni ed organizzazioni più radicali.(red) Nena News