La controversa attività dell'Autorità Palestinese

Haaretz.com
28.07.2010
http://www.haretz.com/print-edition/opinions/the-palestinian-authority-is-imprisoning-gazans-1.304481 

L’Autorità Palestinese sta imprigionando i gazani.

Lo stesso governo che annovera tra i colloqui quello della fine del blocco di Gaza, favorisce in pratica l’incarcerazione dei palestinesi di Gaza con l’impedire loro di ottenere passaporti palestinesi validi. 

di Amira Hass

 

Menzogne e potere vanno di pari passo. Ma ciò che si considera scandaloso in uno stato sovrano è una catastrofe in una società che sta combattendo per la libertà. I palestinesi sotto occupazione hanno due apparati dirigenziali che sono in competizione per l’incerto titolo di “governo” – ed entrambi stanno partorendo bugie pur di conservare il loro status. Il governo di Hamas, che ottenne la maggioranza dei voti nelle democratiche elezioni legislative palestinesi, non è riconosciuto dalla maggior parte degli stati. Eppure quegli stessi paesi accettano con calore il governo dell’Autorità Palestinese designato dal presidente e leader  del partito che ha perso le elezioni, Fatah.

                                                 

hamas policeman at rafah crossing

 


Questo è il governo che ha giustificato la sua decisione di posticipare le elezioni municipali e locali, che erano state fissate inizialmente per il 17 luglio di quest’anno, con il suo desiderio di impedire che divenisse sempre più grande  la frattura politica tra la West Bank e Gaza. Non sarebbero state possibili elezioni politiche parallele nella Striscia di Gaza a causa dello strappo tra i partiti e i contrasti sull’autorevolezza e sulla legittimità. 

E’ possibile discutere sulla logica della iniziale testardaggine di tenere elezioni che avrebbero rafforzato la realtà del doppio-governo (una prassi politica a Gaza ed una diversa nella West Bank). Questo è il motivo per cui, a Gaza, alcuni circoli indipendenti hanno infatti gradito la decisione del posticipo. Ma tutti sanno che la causa effettiva celata dietro al rinvio era il contrasto all’interno di Fatah, come pure un giustificabile timore che potessero affermarsi liste concorrenti – malgrado Hamas avesse annunciato che avrebbe boicottato le elezioni. 

Lo stesso governo che annovera tra i colloqui quello della fine del blocco di Gaza, favorisce in pratica l’incarcerazione dei palestinesi di Gaza con l’impedire loro di ottenere passaporti palestinesi validi. Il governo di Fatah non solo si rifiuta di spedire i passaporti in bianco a Gaza perché siano compilati, costringendo in tal modo gli abitanti di Gaza a servirsi di speciali agenzie di intermediazione che inviano le richieste a Ramallah, ma perfino il suo servizio segreto generale interviene – com’è stato  successivamente smascherato – e in molti casi pone il veto a passaporti per i residenti di Gaza. 

Ora, dato che l’Egitto sta allentando le restrizioni all’ingresso a Gaza attraverso i suoi valichi di confine, questa ingiustificata crudeltà è divenuta perfino più accentuata. L’insensibilità nei confronti dell’incarcerazione, e le menzogne che l’accompagnano, generano amarezza nei confronti del governo di Ramallah – persino in coloro che non sono dei sostenitori di Hamas. 

Le forze di sicurezza nella West Bank continuano ad arrestare persone che sono state individuate come appartenenti ad Hamas. Il fatto che la maggior parte di loro venga incarcerata per lunghi periodi senza un processo o una qualsiasi accusa nei loro confronti, fa sorgere il sospetto che questa prassi non consista nel mettere in rilievo i pericoli per la sicurezza, ma che serva invece per vendicarsi della sconfitta di Fatah a Gaza e per reprimere i suoi oppositori politici. 

Prendi ad esempio Murad Amira del villaggio di Na’alin. In quanto volontario paramedico della Mezzaluna Rossa Palestinese, ogni venerdì si reca alle manifestazioni che si svolgono nel suo villaggio contro il muro di separazione. Sei settimane fa egli venne arrestato dai servizi segreti generali palestinesi ed è stato rilasciato soltanto ieri – senza che  venisse fornita alcuna giustificazione sia a lui, che alla sua famiglia e ai suoi amici. 

Il governo di Ramallah sostiene la lotta popolare a parole, ma allo stesso tempo i suoi servizi di sicurezza perseguitano di continuo gli attivisti a Na’alin, in quanto sono vicini ad Hamas: Li arrestano per due o tre giorni, li rilasciano, per poi arrestarli di nuovo. Questo è il motivo per cui il sostegno ufficiale della lotta popolare viene considerato alla stregua di un’altra invenzione. Non sorprende che le proteste siano rimaste il dominio privato di coloro che sono stati colpiti direttamente dall’esproprio delle terre e non hanno trascinato le masse, certamente non  quelli che riempiono i caffè, i ristoranti e i festival di Ramallah. 

Queste sono le stesse autorità di sicurezza che hanno ricevuto l’encomio dall’occupante per la tranquillità che hanno ottenuto mentre l’occupante si dà da fare: confiscando terra, demolendo case, espellendo persone, arrestando bambini, vietando il libero spostamento e uccidendo. Le menzogne che accompagnano queste attività e il loro legame con Fatah, agli occhi del suo popolo, gettano un’ombra sull’attendibilità della classe dirigente.

(tradotto da mariano mingarelli)