Notizie da Israele: Tu non puoi!

Haaretz.com
27.07.2010

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/you-may-not-1.304298

 

Tu non  puoi!

Israele sta rinunciando gradualmente allo stato di diritto per diventare una tribù 

di Yitzhak Laor

 

Il 22 giugno 2005, a Londra, due settimane dopo la serie di attacchi terroristici che avevano ucciso e ferito dozzine di persone, gli investigatori della polizia uccisero un uomo di pelle scura che si era rifugiato nella rete della metropolitana. L’uomo venne identificato come Jean Charles de Menezes, brasiliano. La polizia cercò di sostenere la posizione dei propri agenti; i verdetti del tribunale ai vali livelli del processo si contraddissero l’un l’altro e puzzarono di volere mettere a tacere il tutto.

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Alla fine di un processo piuttosto estenuante, si accertò che il de Menezes era stato colpito alla testa da una distanza ravvicinata e che la polizia aveva depistato l’opinione pubblica. Coloro che erano stati direttamente responsabili dell’omicidio non furono puniti, ma Sir Ian Blair, commissario della polizia metropolitana di Londra, anni dopo dovette rassegnare le dimissioni. Il The Daily Telegraph riportò che “l’incarico di Blair era stato a rischio sin da quando agenti di polizia avevano ucciso per errore con armi da fuoco l’elettricista brasiliano innocente.”  Per coprire il tutto non poterono essere usati Al-Qaida, gli attentatori suicidi, i morti e i feriti. 

E’ difficile immaginare che un ministro di pubblica sicurezza avrebbe potuto conservare il suo posto dopo aver promosso una campagna pubblica contro il verdetto del tribunale. 

Israele, al contrario, sta rinunciando gradualmente allo stato di diritto per diventare una tribù. L’assassinio di un arabo viene associato immediatamente con “la realtà del Medio Oriente”. Una richiesta di moderazione diventa “vivere in una bolla.” Lo scrollarsi dalle spalle di tutte le inibizioni è tipico ora delle relazioni tra la destra, Kadima inclusa, e i creatori delle informazioni in quanto fornitori di emozioni a buon mercato. E’ chiaro che la passione di proteggere la proprietà privata con l’imporre la pena di morte non è ciò che qui gioca un ruolo di primaria importanza, ma lo è piuttosto il disprezzo per la vita di un arabo. 

C’è un diritto? Ci si strofinerà il naso sopra. Ecco che la provocazione è continuata dopo la flottiglia turca, senza che ci si ponga la domanda su ciò che è ammissibile e ciò che non lo è. Ecco che la provocazione è risuonata contro il membro della Knesset Hanin Zuabi ed ecco che vengono emesse sanzioni sul suo conto. 

Se l’ispettore Shahar Mizrahi avesse ucciso un criminale ebreo, non ci sarebbe stato un panico morale così ben orchestrato da parte degli elementi di Lieberman presenti nel governo e da leader della flottiglia giornalistica gialla. C’è qualcosa di eccitante, di attraente e basso nella provocazione, sul consenso del proibito. La cultura della pubblicazione on-line di considerazioni, il sottomarino giallo che esprime tutto il piacere di dichiarazioni proibite anonime, ha infettato il giornalismo sensazionalista con i suoi afidi. La polizia non è il problema. La necessità della Corte Suprema di Giustizia di “descrivere tutti i dettagli dell’incidente” ha messo in luce, una volta ancora, un sistema mediatico pigro che non è interessato ai fatti ed è alimentato da una dirigenza politica che non ha alcuna inibizione verbale o di altro tipo. 

Dopo tutto, a “noi” non è di fatto permesso di fare tutto e a “loro” non è vietato di fare tutto. Ci sono cose che sono legali ed altre che sono illegali. Ora la campagna contro il boicottaggio palestinese dei prodotti che provengono dalle colonie sta percorrendo la stessa strada priva di confini e ha già inventato un nome legalista in vista del prossimo panico: “terrorismo economico”. Noi siamo autorizzati a organizzare boicottaggi contro la Svezia e la Turchia, ad esempio. Ai palestinesi non è affatto permesso di organizzare dei boicottaggi. Perché? Perché loro sono nostri soggetti, privi di diritti, nati in schiavitù. Loro devono fare acquisti solo da noi. Loro non possono vendere, ad eccezione di lavori a basso costo e, naturalmente, a piccole dosi. 

Una decina di anni fa alcune “colombe”  arrivarono a lamentarsi con i palestinesi che essi non stessero usando una “opposizione passiva” contro l’opposizione. Come se ogni marcia di protesta non fosse stata considerata sempre un’azione violenta. Ora i nostri legislatori – e sulle loro orme i fornitori e i consumatori di emozioni a buon mercato – hanno trasformato questa lotta legittima in terrorismo che deve essere punito. 

Per ritornare all’esempio di Londra, la provocatoria dichiarazione di Ehud Barak secondo la quale “questo è il Medio Oriente, questa non è l’Europa”  è diventata da tempo uno degli slogan di cittadinanza fasulla in una democrazia occidentale, che si conviene  ad un tranquillo ufficiale svizzero di un kibbutz provinciale sulla pianura costiera, come pure a un buttafuori svedese da bar proveniente da Kishinev. 

(tradotto da mariano mingarelli)