Gaza: assistenza sanitaria negata

The Palestine Chronicle
26.07.2010
http://palestinechronicle.com/view_article_details.php?id=16163%20

 

Negate le cure mediche agli abitanti di Gaza sotto assedio.

di Stephen Lendman

 

Due rapporti recenti ne hanno parlato, uno a luglio dei Physicians for Human Rights – Israel (PHR–IL) dal titolo, “Una Relazione della Situazione sugli Ostacoli che Devono Affrontare gli Abitanti di Gaza che hanno Necessità di Cure Mediche,” e un secondo di giugno intitolato, “Chi ci riesce,” realizzato congiuntamente dal PHR–IL, da Al Mezan Center for Human Rights, e da Adalah Legal Center for Arab Minority Rights in Israel.

                                                          

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Tutti citano le violazioni dell’etica deontologica medica israeliana e del Diritto Internazionale dovute alla discriminazione sulla base della necessità, e la negazione di cure mediche adeguate ad abitanti di Gaza gravemente ammalati  causate: 

-          dagli impedimenti opposti al ripristino e allo sviluppo del sistema sanitario nella Striscia; e

-          dai limiti posti agli spostamenti  nella West Bank, a Gerusalemme Est, in Israele o nei paesi vicini per le cure mediche del caso. 

Nel suo rapporto di luglio, il PHR–IL  ha scritto che il sistema sanitario di Gaza sta progressivamente peggiorando “ a causa della mancanza di competenza, di medicine e di attrezzature sanitarie,”  che la ICRC ha affermato di recente essere “ a un minimo storico.” 

A giugno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha riferito che Israele blocca la consegna di attrezzature essenziali, incluso uno scanner CT, dei defibrillatori e dei monitor. Oltre a ciò, il Ministero della Sanità palestinese ha dichiarato che Israele ha confiscato sette macchine per la fornitura dell’ossigeno, donate dall’agenzia per lo sviluppo norvegese, e ha bloccato le consegne di macchine per i raggi X, sostenendo che avrebbero potuto avere un duplice uso, a significare possibili scopi di tipo militare. 

Ne consegue che si ha una insufficienza critica della maggior parte di tutte le cose, comprese medicine salvavita, apparecchiature essenziali e altre forniture il cui arrivo era atteso per questa estate, a pregiudizio di coloro che sono sofferenti di malattie croniche molti dei quali sono stati ostacolati da impedimenti draconiani per ottenere il permesso di lasciare Gaza per cure – ciò che il PHR–IL chiama “un’imperdonabile violazione dell’etica deontologica medica,” dovuta a considerazioni politiche e non di tipo sanitario, molti casi di malattie mortali sono stati respinti, compresi casi che il PHR – IL definisce come urgenti, come quelli del tipo di: 

“Paraplegia; distacco della retina; SLE (Lupus eritematoso); corpo estraneo nel cristallino; lenti sublussate; grave anemia cronica febbricitante; febbri di origine sconosciuta (FUO); macula lutea perforata di origine traumatica; ritardo psicomotorio; anemia; pressione vascolare addominale abnorme sospetta; malattie intestinali croniche sospette; pseudoartrosi (non-saldatura di ossa fratturate) – braccia, mano; placca metallica infetta; deformazione della cornea; dislocazione ricorrente della spalla; discopatia lombare; opacità del cristallino; malformazione del dotto urinario.” 

Pure numerose altre terapie non-urgenti/non mortali sono negate, alcune sono malattie croniche, gravi, dolorose e/o disabilitanti, che hanno estremamente bisogno di cure, con nel caso di un abitante di Gaza di 24 anni colpito a un braccio nell’ottobre del 2007, incapace di usare la mano a causa dell’atrofizzazione del tessuto muscolare attorno all’area della ferita. 

Di conseguenza - egli patisce una grande dolore - il chirurgo ortopedico Dr. Yosef Leitner sostiene che per la sostituzione del tendine, che rappresenta l’unica speranza per poter ripristinare la funzionalità della mano, l’ospedale Al-Shifaa di Gaza (il più grande e avanzato di tutta la Striscia) non possiede né i mezzi né lo staff per eseguire l’intervento. 

Nell’agosto 2009, venne presentata una richiesta di uscita per terapie da ricevere all’ospedale Al Makassed di Gerusalemme Est. Dapprima la risposta fu negativa, venne fatto ricorso e l’esito fu ugualmente negativo – prassi comune , scorretta, contraria all'etica, illegale applicata contro gli abitanti di Gaza sotto assedio, e il PHR – IL affermando che: 

“…..tutti i pazienti hanno il diritto di ottenere le migliori cure mediche possibili, indipendentemente dall’urgenza….o della gravità del loro stato clinico,” legittima che si possano fare distinzioni solo nei casi di risorse limitate (come nella fase successiva a una catastrofe naturale), e anche allora per il più breve tempo possibile, per ripristinare poi un’assistenza adeguata a tutti quelli che ne hanno necessità. 

Per il Diritto Internazionale, il negare cure mediche è un atto illegale, in quanto l’articolo 3 della IV Convenzione di Ginevra afferma che tutti i non-combattenti e coloro che hanno gettato le armi “in ogni circostanza dovranno ricevere un trattamento umano” senza che, qualsiasi sia il motivo, venga fatta alcuna distinzione. 

L’articolo 16 stabilisce che: 

“Le persone ferite e ammalate, come pure quelle inferme e le madri gravide, dovranno esser oggetto di una particolare protezione e rispetto.” 

La Convenzione  delle Nazioni Unite contro la Tortura e altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Disumani o Degradanti vieta il maltrattamento sotto qualsiasi forma (compreso il rifiuto di cure mediche), così come l’Accordo sui Diritti Civili e Politici, la Costituzione del Tribunale Criminale Internazionale (lo Statuto di Roma) e i paesi civili nella globalità, esclusi Israele e l’America. 

Una decisione della Corte Suprema Israeliana fornisce un esempio, in quanto l’approvazione di limitazioni all’uscita da Gaza per cure mediche, con rare eccezioni, è stata ignorata dai funzionari governativi perché la sentenza ha lasciato l’autorità della decisione finale nelle loro mani, una facile scappatoia per permettere che continuino ad essere applicate  punizioni crudeli e inconsuete, ciò che il PHR-IL chiama “ prassi, politica ordinaria”, contraria all’etica, immorale, illegale e deprecabile. 

Anche i corsi di formazioni sanitari fuori da Gaza sono proibiti, Fatah responsabile del Ministero della Sanità di Ramallah, collaborando con Israele contro il suo stesso popolo, bloccando corsi di formazione e le terapie di molte persone, perseguitando e violentando molti altri, si sta comportando come rinforzo alla posizione di Israele, espressione della sua malafede, e dei piani finalizzati a se stesso. 

Oltre a ciò, Israele vieta l’ingresso a Gaza di medici propri o di stranieri per fornire cure o per effettuare corsi di formazione professionale. Le sue autorità hanno respinto due recenti richieste di accesso per una equipe del Centro Musallam di Ramallah per  eseguire interventi chirurgici agli occhi  e trapianto della cornea; la maggior parte dei pazienti che ne avevano necessità sono stati respinti o sottoposti a lunghi ritardi. 

Lo scorso anno, alle delegazioni mediche del PHR-IL è stato negato l’ingresso a Gaza, proprio a quelle che nel 2008 operavano come parte di una loro clinica mobile, che forniva cure, interventi chirurgici, medicazioni, corsi di formazione, terapia psicologica e fornivano riferimenti ai pazienti per visite di controllo in ospedali israeliani. 

Servizi di sicurezza repressivi 

Nel 2009, lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna di Israele, ha interrogato più di 600 delle migliaia di abitanti di Gaza che avevano presentato una richiesta di permesso di uscita per cure. Di norma, i pazienti vengono convocati “dopo che è trascorsa la data del loro appuntamento fissato con l’ospedale”, facendoglielo così perdere tanto da doverla riprogrammare. In aggiunta, molti devono far fronte a ”minacce ed estorsioni….per riscattare la salute,” di collaborare altrimenti avrebbero ottenuto un rifiuto, una scelta che la maggior parte non accetterà. 

In altri casi, lo Shin Bet convoca i pazienti al valico di Erez (con il pretesto del permesso di uscire), arrestandoli invece e trattenendoli in detenzione – anche un operatore della Mezza Luna Rossa (PRCS), che faceva parte di un gruppo di paramedici/conducenti di ambulanze in viaggio per Ramallah per seguire un corso di formazione, è stato arrestato e imprigionato in Israele. 

Nel gennaio 2010, Adalah ha accusato formalmente presso il Procuratore Generale di Israele l’ufficio del Primo Ministro, sostenendo che: 

“Lo Stato di Israele si riserva il diritto di incarcerare persone che sono alla ricerca di cure mediche in Israele attenendosi a informazioni secondo le quali essi sono dei terroristi o  che il loro ingresso in Israele potrebbe mettere in pericolo la sicurezza,“ comune piatto bollente israeliano – giustificazione falsa, in malafede e disonesta di una politica di stato repressiva, che si estende anche nei confronti di pazienti gravemente ammalati e di operatori sanitari che forniscono assistenza. 

Israele nega un’assistenza di qualità pure al di fuori di Gaza e della West Bank, persino a Gerusalemme Est dove il trattamento terapeutico è migliore. In alcuni casi, il permesso per controllo viene negato (anche nel caso di riabilitazioni) a persone alle quali era stato precedentemente concesso, lasciandole in una situazione di limbo, impossibilitati a ottenere ciò di cui necessitano. 

Il Dr. Danny Rozin, uno specialista di medicina interna presso l’israeliano Sheba Medical Center, ha dichiarato ciò che segue: 

“E’ importante capire che in molti casi fornire una terapia completa ed efficace richiede più di un appuntamento e molti pazienti hanno necessità di controlli supplementari post-operatori, o di un trattamento medico aggiuntivo o di riabilitazione….La mancanza di una continuità potrebbe portare, in parte o completamente, a una ricaduta negativa della terapia e risorse assegnate per il trattamento dei pazienti potrebbero andare in fumo. Talvolta c’è anche un reale pericolo che il paziente possa subire dei danni funzionali o  che possa perdere perfino la vita…..Impedire la continuità di una terapia danneggia i pazienti e rende inutili i molti tentativi fatti dallo staff medico per fornire loro un’assistenza completa e a livello ottimale.” 

Vengono violate pure il Diritto Internazionale e l’etica deontologica del medico, che le autorità israeliane disdegnano e disprezzano. Il PHR-IL afferma che  è privo di logica e incongruente il fatto che un permesso concesso a un paziente “possa diventare improvvisamente una minaccia alla sicurezza” e venga quindi negato. Ciò rinforza il concetto che la politica e la prassi repressiva in questione siano una pista falsa e in malafede, che non riguarda le sicurezza. 

Israele, inoltre, nega permessi per terapie nella West Bank, sostenendo che i pazienti potrebbero stare con i loro familiari – loro diritto legale, non correlato alla sicurezza, unicamente espressione di una repressione sancita dallo stato, facente parte del rinforzo dell’assedio di Gaza. 

Un’altra parte coinvolge la confisca dei beni appartenenti ai pazienti di ritorno a casa dopo le terapie, costretti a lasciare indietro, al rientro, tutto ciò che hanno comprato o che è stato dato loro, comprese attrezzature sanitarie, abiti, giocattoli e altri oggetti che non costituiscono una minaccia – un altro modo per maltrattare e impaurire. 

Una considerazione finale 

Come risultato dell’embargo israeliano del dopo-gennaio 2006, del suo assedio sin dal giugno del 2007, dell’operazione Piombo Fuso, delle incursioni abituali e della sua politica di punizione collettiva di vecchia data, il sistema sanitario di Gaza è “ad un minimo storico.”  Molti degli ammalati e dei feriti della Striscia sono privi di terapie adeguate, o non ne hanno a sufficienza, in violazioni al codice deontologico medico e alla Legge Internazionale che proibisce esplicitamente queste pratiche. 

“In quanto potenza occupante, (Israele ha la piena) responsabilità della salute dei residenti di Gaza, che comprende le terapie al di fuori della Striscia, incondizionatamente e senza alcuna restrizione; negando ciò le autorità compiono una punizione collettiva – che è proibita dal Diritto Internazionale, che Israele ha sprezzantemente disdegnato durante tutta la sua storia. 

(tradotto da mariano mingarelli)