Lotta per la sopravvivenza a Gaza

Ynet News
19.07.2010
http://www.ynet.co.il/english/articles/0,7340,L-3921434,00.html

 Una famiglia di Gaza lotta per sopravvivere in una tenda

Famiglia di otto persone, una di quelle rimaste senza casa dopo l’Operazione Piombo Fuso nella Striscia di Gaza, colpita dai tassi rallentati dell’attività edilizia conseguenti al blocco di Israele della enclave costiera.

 di Associated Press 

Il telo blu sfilacciato di poche dozzine di metri e il tappeto macchiato di sporco, che delimitano lo spazio vitale della famiglia di Awaja, non riescono a tener fuori il freddo dell’inverno o la polvere e il caldo dell’estate. E quando, la notte, soffia un vento forte, il rifugio crolla sui sei bambini che  stanno dormendo al suo interno.

                                                                  awaia wafaab

 


Gli Awaja sono tra le migliaia di coloro che ebbero le loro case distrutte durante l’offensiva militare israeliana di tre settimane contro il dominio di Hamas a Gaza, lanciata nel dicembre del 2008 con l’intento di fermare i lanci dei razzi palestinesi. 

Dopo più di 18 mesi, la maggior parte delle famiglie sfollate hanno trovato un appartamento o si sono trasferite a vivere con parenti. Ma restano senza casa circa 225 famiglie, secondo i dati forniti dall’ONU, irretite in un misto tra povertà, burocrazia e blocco dei confini che le ha lasciate in una specie di limbo. 

Alla famiglia venne detto di andarsene. 

Nel bel mezzo del primo giorno dell’offensiva terrestre israeliana, quando i mezzi blindati e le truppe fecero irruzione dentro ai quartieri di Gaza vicini al confine israeliano, un bulldozer  spianò la casa degli Awaja. 

Mentre la famiglia fuggiva, delle pallottole colpirono Kamal, di 49 anni, sua moglie Wafa, di 34 anni, e il loro figlio di 8 anni Ibrahim, che morì dissanguato sulla strada. 

Dopo una prima sosta dalla prima moglie di Kamal – ne ha due, ma è separato dalla prima – e i suoi sette figli nel loro minuscolo appartamento a Gaza City, gli Awaja piazzarono una tenda su terra del governo vicino a Beit Lahiya. Funzionari municipali dissero loro che dovevano andarsene. 

Kamal disse: “Dichiarai loro che non me ne sarei andato….Ho paura al pensiero di ritornare là, vicino al confine.” 

Attualmente occupano tre tende ed hanno avuto un sesto figlio, una bambina di nome Leyali. 

Tengono fissata la tenda al suolo con blocchi di cemento e tappeti. Deviano l’elettricità dai vicini fili della corrente per alimentare il frigo, il microonde, il forno, la TV e il computer, tutti recuperati dalla vecchia casa o presi di contrabbando attraverso i tunnel sotto terra che collegano la Striscia con l’Egitto. 

Wafa è costantemente occupata a ripulire dalla polvere portata dal vento piatti e vestiti, rincorrendo topi e cani randagi, e proteggendo le proprietà dai ladri. 

Il blocco di Israele, imposto tre anni fa dopo che Hamas prese in sopravvento a Gaza, ha lo scopo di tenere le armi fuori dal territorio. Ma ha impedito la riparazione delle distruzioni prodotte dall’invasione israeliana vietando l’introduzione della maggior parte dei materiali di costruzione. 

A seguito di una protesta internazionale sulla sua incursione mortale di una flottiglia che avrebbe dovuto rompere il blocco, Israele ha accettato di ridurre l’embargo – primo passo, eventualmente, verso la ricostruzione della casa degli Awaja. 

Non c’è nessun posto dove andare, “ ha dichiarato Kamal. “Così io resterò qui finoi a che non mi aiuteranno a ricostruire casa nostra.” 

(tradotto da mariano mingarelli)