8 luglio: anniversario dell'assassinio di Ghassan Kanafani

Palestine Think Tank

08.07.2010
http://palestinethinktank.com/2010/07/08/ghassan-kanafani-anniversary-of-his-assassination-gone-but-not-forgotten 

Ghassan Kanafani: anniversario del suo assassinio – deceduto, ma NON dimenticato!

di Mary Rizzo 

8 luglio 2010 – Oggi commemoriamo l’assassinio di uno degli eccellenti eroi moderni della Palestina. Ghassan Kanafani, a differenza di diversi altri intellettuali ugualmente importanti, è un po’ meno noto. Al momento si lascerà da parte l’individuazione dei motivi, anche se si vogliono ricercare. Ciò che ci si propone di fare è di presentare a coloro, cui è sconosciuta questa figura immortale, una parte del suo lavoro, una breve biografia, con l’invito a informarsi su di lui e fare proprio il suo importante messaggio. A coloro che già lo conoscono e lo amano, un’occasione per ricordarlo ancora una volta. Egli se ne è andato, ma il suo lavoro, il suo messaggio ed il suo lascito restano!
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Per prima cosa, un breve racconto di Ghassan Kanafani, poi un tributo di diversi anni fa comparso su Al Ahram Weekly, quindi una nota bibliografica e alcune informazioni sulla fondazione che porta il suo nome. 

La Curiosità di un Bambino o il Destino di un Uomo, di Ghassan Kanafani.

 Figlio mio, oh futuro,

ieri, per caso ti ho sentito mentre nell’altra stanza chiedevi a tua madre, “Anch’io sono un palestinese?” e quando lei ti ha detto “sì”, l’intera casa è sprofondata in un greve silenzio. E’ stato come se qualcosa che era sospeso sopra le nostre teste fosse caduto con un rumore assordante e poi era calato il silenzio.

Dopo, non potevo credere alle mie orecchie, ma alle mie dita sì. Stavo leggendo quando ho sentito il libro tremarmi tra le mani. No, tutto era reale in modo preoccupante. Ti ho sentito piangere. 

Non potevo muovermi. Dal tuo ambivalente singhiozzare capivo che, qualcosa che superava la mia comprensione stava venendo alla luce in un’altra stanza. Era come se un bisturi benedetto stesse aprendoti il petto  per collocandoci il cuore che ti appartiene. 

La tua domanda si aggirava ancora senza posa sul soffitto e riverberava nel tremore delle mie dita: “Io pure sono palestinese?” Poi il bisturi si abbatte in quel rapido deciso movimento di un abile chirurgo: “Si”. Poi il silenzio cala come se si fosse verificato qualche cosa, e ti ho sentito piangere. 

Non potevo spostarmi per vedere che cosa fosse successo nell’altra stanza. Sapevo, tuttavia, che una patria lontana stava risorgendo, che quella terra di prati, di piantagioni di ulivi, di gente morta, di bandiere ripiegate e strappate, stava percorrendo il suo cammino entro un futuro di carne e sangue, per nascere nel cuore di un altro bambino. 

Ero sopraffatto dallo stesso sentimento ambivalente che mi aveva avvinto cinque anni fa quando tu nascesti.

Me ne stavo là ad aspettare che tu emergessi da un mondo sconosciuto per calarti in un altro. Percepii – quando ti sentii venire al mondo urlando con una voce lamentosa – che tu mi eri caduto sulle spalle e mi avevi avvinto alla terra con ancor più determinazione. 

Sono qui, nell’altra stanza, a guardarti nato di nuovo, a percepire che stai cadendo ancora una volta sulle mie spalle e mi sta conficcando nel più profondo della terra. Al momento, ho desiderato di poter vedere come il tuo piccolo volto, pieno del fiore dell’innocenza, veniva iniziato alla tristezza, come  quel “sì” gli stava venendo impresso come un marchio a fuoco, rimovendo il tuo innocente planare su una fanciullezza che non si rende conto delle lame sparse avanti al suo percorso. 

In quel momento, stava sviluppandosi la tua creazione davanti agli occhi di tua madre e alle mie dita, mentre erano percorse da un tremito come le pagine di un libro. Qualcuno ti stava porgendo un’arma e stava indirizzando il tuo sguardo al suo grilletto. 

Fuori, tra le due stanze e la parete, le vene della terra stavano insinuandosi come una leggenda che ci legava una volta di più. Non potevo muovermi, ma mi rendevo conto in un modo oscuro, difficile da discernere, perché era successo che tu, a malincuore, avevi pianto. Credo in quello sconosciuto che viene suscitato dalle parole, ma che non può essere percepito da alcuno. 

Inconsapevolmente stavi apprendendo quella parola che sta a significare appartenenza e sofferenza. Essa può esprimere per te, più che per me, l’ebbrezza della vittoria. Questi anni che mi sono sfuggiti saranno i tuoi, e la speranza dentro di me non appassirà, ma verrà ridestata in te, in aggiunta alle tue speranze, e crescerà dentro di te. 

Senz’alcun dubbio l’hai avvertita; altrimenti per che cos’altro  avresti pianto? 

Mi ricordo – mentre me ne stavo seduto nell’altra stanza ad ascoltare tu che ritornavi alla vita attraverso il tuo singhiozzare – come io pure rinacqui. Avevo solo dieci anni quando gli automezzi ci trasportarono verso il disonore della fuga. Allora non sapevo nulla, non sentivo nulla. Stavo ancora fluttuando, senza saperlo, nell’innocenza dell’infanzia. Ma, in quell’istante, venni battezzato da un episodio che non dimenticherò mai: gli autocarri si erano fermati; ho guardato di nascosto dove degli uomini erano fermi, spinto dalla curiosità di un bambino o dal destino di un uomo. Li vidi cedere le loro armi al posto di guardia di frontiera per poter entrare nel mondo dei profughi a mani vuote. 

Tornai indietro depresso, sentendo qualcosa che non ero in grado di capire; mia madre se ne stava seduta con le altre donne. Mi avviai verso di lei pensando che fosse un rifugio. Mi chiese che cosa c’era che non andava. “Hanno consegnato le loro armi”, dissi. Nello stesso modo in cui tua madre ti ha detto “sì”, pure mia madre allora mi disse “sì”. Ne seguì il silenzio come se qualcosa fosse caduto, e sotto lo sguardo accigliato dei suoi occhi intelligenti mi scoprii che stavo piangendo. 

Allora, io sono nato di nuovo: Stavo guardando gli uomini ancora una volta, con uno sguardo al quale non erano abituati, e mia madre – sola – stava lanciando a me uno sguardo al quale non ero abituato. 

Non credere che l’uomo cresca. No. L’uomo nasce del tutto all’improvviso: una parola, all’istante, entra nel suo cuore per farlo palpitare di nuovo. Una scena lo può catapultare giù dal soffitto della fanciullezza su di una strada accidentata. 

Come quel “sì” penetrante mi aveva ricreato, un altro “sì” ha ricreato te. E ho udito come tu lo hai accolto, con il lamento di un uomo che sta emergendo da un mondo sconosciuto per entrare in un altro, con il flusso ritmico di suoni dai quali è impossibile liberarsi. 

La tua domanda è stata proprio come la mia, la curiosità di un bambino o il destino di un uomo? 

Ciò non ha alcuna importanza. 

In quel momento, la terra antica è nata dentro un uomo nuovo. Ho assistito alla nascita mentre mi trovavo in un’altra stanza e ho sentito che vene resistenti hanno preso posto in un altro squarcio su una distesa di corpi senza fine. 

Quando sei venuto a me, è sembrato come se tu stessi tirando fuori da te un documento privato personale che una voce ti aveva incaricato di leggere. Ciò, dapprima, ti ha prodotto del panico, ma ti ha messo sulla porta d’ingresso che conduce fuori, sulla strada per andare avanti. 

Ghassan Kanafani

Beirut – 1967

 

 

Tributo a Ghassan Kanafani 

Questa settimana la memoria dello scrittore palestinese Ghassan Kanafani (9 aprile 1936 – 8 luglio 1972) – una icona della confluenza tra letteratura e politica – ha prestato un bordo di lutto alle notizie di attualità nei territori occupati. Nato a  Acri, Kanafani  ha ricevuto la propria istruzione in una scuola missionaria francese di Jaffa, da dove è partito per il Libano per stabilirsi in Siria, poi in Kuwait, a seguito della guerra del 1948. 

Kanafani, che è maggiormente conosciuto come scrittore di racconti e come martire della resistenza palestinese, cominciò la sua carriera nella narrativa mentre si trovava a Beirut dove si era trasferito nel 1961. “Da giornalista di primissimo piano, di giorno,” secondo  Abdou Wazim, Kanafani  di notte “si trasformava nel narratore di storie molto tragiche. Che cosa collegava la notte al giorno era la sua lotta incessante attraverso la scrittura, una battaglia che lui metteva in relazione con quel sogno rivoluzionario che scaturiva dalla Palestina, dove non avrebbe mai avuto fine.” 

Il suo racconto più famoso è Rijal fil-Shams (Uomini sotto il sole), a parere di Mohamed Berrada “ un tentativo riuscito dell’operazione di separare [la letteratura della resistenza] dal realismo di facile comprensione, utilizzando simbolismo e forgiando intellettualmente la struttura nel tentativo di presentare la questione palestinese al di fuori del suo abituale contesto, il quale ha fatto ampio assegnamento nel riproporre la questione agli altri [israeliani]”. I suoi libri – che comprendono Ma Tabaqqa Lakun (Che cosa resta per te), Aaed Ila Haifa (Ritorno a Haifa) e il racconto investigativo Al-Shai’ Al-Aakhar Aw Man Qatal Laila Al-Haik (L’altra cosa o Chi ha ucciso Laila Al-Haik) – rappresentano, per Berrada, il tentativo dell’autore  il suo ruolo ufficiale sul fronte della letteratura della resistenza, affermando “il diritto dello scrittore palestinese di ascoltare anche la sua voce più intima e le sue segrete ferite”. Preso nel suo insieme, il lavoro della vita di Kanafani è “ una continua esplorazione di [tutto lo spettro delle] possibilità strutturali ed espressive”. 

Ghassan Kanafani e sua nipote Lamees, due martiri per la loro amata Palestina e per la libertà.

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Entrambi assassinati a sangue freddo da Israele. 

Altri si sono soffermati sulla tragica breve durata della vita di Kanafani. “La storia di questo scrittore che mai si è distaccato dalla sua giovane età,” scrive Elias Khouri, “abbandonando noi, i suoi giovavi compagni, sulla strada della vecchiaia e della saggezza, è la storia di una ricerca per cominciare.” 

Il giornalismo di Kanafani gli guadagnò la posizione di portavoce ufficiale del Fronte Popolare nel 1970. Il suo coinvolgimento di lunga data nella resistenza lo portò infine, due anni dopo, ad essere ucciso nell’esplosione di un’auto insieme a sua nipote. Tra i rottami venne rinvenuto un pezzo di carta dei servizi segreti israeliani; questo, sottintendeva il messaggio, è il destino che spetta a coloro che si sono opposti a Israele. 

Biografia 

Kanafani, Ghassan

giornalista rivoluzionario e scrittore

1936 – 1972  .  Acri

Ghassan Fayiz Kanafani  era nato nella Palestina Mandataria. Figlio di un avvocato sunnita della classe media musulmana, ha frequentato le scuole missionarie francesi fino al momento in cui venne costretto all’esilio durante la guerra della Palestina del 1948. 

Dopo una breve permanenza in Libano, la sua famiglia si sistemò alla fine a Damasco, dove Kanafani completò la sua istruzione secondaria e ottenne, nel 1952, un certificato per l’insegnamento dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e il Lavoro (UNRWA) per i profughi palestinesi nel Vicino Oriente. Quello stesso anno si iscrisse al Dipartimento di Letteratura Araba dell’Università di Damasco, ma vi venne espulso nel 1955 a seguito del suo coinvolgimento nel Movimento Pan-Arabo dei Nazionalisti Arabi (MAN), per il quale era stato reclutato dal Dr. Gorge Habash, con il quale si era incontrato nel 1953. La sua tesi: “Razza e Religione nella Letteratura Sionista”, costituì la base dei suoi studi del 1967 sulla Letteratura Sionista. 

Nel 1955, Kanafani lasciò la Siria per un posto da insegnante nel Kuwait, e l’anno seguente divenne redattore del giornale di MAN  al-Ra’i (Opinione), fino a che, nel 1960, Habash lo convinse a trasferirsi a Beirut e di unirsi allo staff del mensile ufficiale di MAN al-Huriyya (Libertà). Mentre era in Kuwait, aveva scritto anche il primo dei numerosi racconti brevi e aveva cominciato a mostrare un serio interesse per il marxismo. 

Costretto a rimanere clandestino nel 1962 in quanto privo dei documenti ufficiali, Kanafani risorge l’anno successivo come capo redattore del nuovo quotidiano progressista nasseriano al-Muharrir (Il Liberatore) e redattore del suo supplemento settimanale, Filastin (Palestina). Nel 1963, egli pubblica pure il suo racconto più conosciuto, Uomini sotto il sole, che viene tradotto fin d’allora in numerose lingue e del quale vengono fatte diverse sceneggiature. 

La prolifica produzione letteraria di Kanafani, sommamente acclamata per le sue tecniche innovative, la presa di coscienza sociale e la fluida consapevolezza della condizione palestinese, nel 1966 gli fece vincere il Premio della Letteratura Libanese (assegnato per il racconto Tutto quello che ti è stato lasciato) e dopo la morte, nel 1975, il Premio Conference Lotus degli scrittori afro-asiatici. Una figura importante nella narrativa araba moderna, ha introdotto pure il concetto di “ letteratura della resistenza” in due studi sulla Letteratura Palestinese sotto l’occupazione israeliana, pubblicati nel 1966 e nel 1968. 

Nel 1967, si unì alla redazione del giornale nasseriano al-Anwar (Illuminazione); prestò servizio come redattore capo della sua rivista settimanale, mentre nel contempo scriveva per la rivista anche articoli da opinionista molto letti. Quell’anno partecipò pure alla fondazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), che sorse come il ramo radicale marxista palestinese del defunto MAN. 

Eletto al suo politburo e nominato suo portavoce ufficiale, nel luglio del 1969 Kanafani si dimise da al-Anwar (Illuminazione) per fondare e curare l’edizione dell’organo settimanale del PFLP, al-Hadaf (L’obiettivo). Prima che l’anno terminasse, pubblicò in più due romanzi brevi Ritorno a Haifa e La Madre di Sa’d. Cominciò a lavorare pure su un terzo romanzo breve e completò un racconto breve.

Insieme a Habash, con il quale era in stretti rapporti, Kanafani era passato da pan-arabismo nasseriano al nazionalismo rivoluzionario palestinese. Come portavoce del PFLP e uno degli artefici del suo Programma dell’agosto 1969, aveva manifestato continuamente il suo impegno profondo nella lotta palestinese. Il 9 luglio 1972, alcune settimane dopo che il PFLP si era assunto la responsabilità di un attacco effettuato da tre uomini armati dell’Esercito Giapponese Rosso all’aeroporto di Lod che aveva provocato 26 morti, Kanafani, 36 enne e una sua giovane nipote, vennero uccisi da una bomba sistemata dal Mossad nella sua auto. Poco dopo la sua morte, comparve La Rivoluzione in Palestina del 1936 – 1939, che prendeva in esame la rivolta popolare che aveva avuto inizio nel mese in cui era nato. Diversi racconti, uno iniziato nel 1966 e mai completato. 

Da morto, Kanafani venne immortalato dal suo popolo. Il giorno della sua nascita, il 9 aprile, è stato l’ispirazione per un evento nazionale durante il quale sono state celebrate la sua vita e le sue opere (nei Territori Occupati con scioperi e manifestazioni), e il suo volto ha adornato ogni pubblicazione di al-Hadaf fino al suo assassinio. La sua moglie danese, Annie Hoover, è rimasta con i suoi due figli a Beirut, dove partecipa all’attività della Fondazione Culturale Ghassan Kanafani. 

Ghassan Kanafani è stato soprattutto un prodotto dei suoi tempi. Il suo giornalismo e la sua narrativa raccontano sapientemente le sofferenze e le aspirazioni del suo popolo e della sua generazione. 

Muin Rabbani

 

Bibliografia 

Kanafani,Ghassan. Al-Athar al-Kamila (Raccolta di opere), 7 volumi. Beirut: Dar al-Thli’a, 1972

Siddiq, Muhammad. Man Is a Cause Political Consciousness and the Fiction of Ghassan Kanafani. Seattle: University of Washington Press, 1984.

Il sopracitato era riportato nella Enciclopedia dei Palestinesi edita da Philip Mattar.

 

Un’altra pagina bibliografica m olto buona  è reperibile in http://www.kanafani.dk/bio_eng.htm

Per la Fondazione costituita dalla sua vedova: http://kanafani.dk/gkk_main_eng.htm . Essa assiste i rifugiati in Libano.

La Fondazione Culturale Ghassan Kanafani (GKCF) è stata fondata come ONG libanese l’8 luglio 1974, in occasione dell’anniversario del martirio di Ghassan Kanafani, scrittore, giornalista, artista e portavoce per il popolo palestinese

La Fondazione dirige asili per bambini e centri di riabilitazione con una disponibilità per 825 bambini, nei campi profughi palestinesi e nelle aree disagiate del Libano. Il programma del GKCF viene messo a disposizione di bambini disabili, di librerie per bambini, di centri artistici e di associazioni  a vantaggio di ulteriori 500 bambini.

La Fondazione ha 4 consigli: di amministrazione, per l’istruzione, per il reperimento di fondi e per la programmazione. Il numero complessico dei membri dello staff che lavora  ai programmi e ai progetti dello GKCF è di circa cento persone, ai quali vanno aggiunti i numerosi volontari. 

(tradotto da mariano mingarelli) 

[Le opere di Ghassan Kanafani, tradotte in italiano, sono:

  “Uomini sotto il sole” – Sellerio editore

  “Ritorno a Haifa” – Edizioni Lavoro

  “Se tu fossi un cavallo” – Juovence  soc. editoriale

  “La terra più amata”, voci della letteratura palestinese, a cura di W. Dahmash e altri – Manifestolibri

  “Scrittori arabi del novecento” a cura di Isabella Camera d’Afflitto – Bompiani editore]