Campagna di boicottaggio Coop

Rete romana di solidarietà con il popolo palestinese
09.07.2010
Casette israeliane per i bambini italiani. Case distrutte per i bambini palestinesi

Così recitava il volantino distribuito il 9 luglio nell'Iper Coop di via Casilina a Roma in occasione del 5o anniversario del lancio della campagna per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) verso Israele. Mentre la sistematica demolizione di case palestinesi da parte di Israele continua, nell'ipermercato, invece, sono in vendita casette di plastica, colorate e allegre, insieme a seggioline, tavolini e scivoli, prodotti dall'azienda israeliana Keter e commercializzati in Italia da Giochi Preziosi e Grand Soleil. 

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Alcune delle fabbriche della Keter Group, uno dei principali produttori a livello mondiale di oggetti in plastica, si trovano anche nelle colonie israeliane costruite illegalmente nei territori palestinesi, in particolare nella  famigerata zona industriale di Barkan fuori dall'insediamento di Ariel. A Barkan, la seconda più grande zone industriale nelle colonie, si trovano le industrie più inquinanti: plastica, alluminio, vetroresina, elettrodeposizione e produzione di armamenti. Si stima che Barkan scarichi 810.000 metri cubi di acque reflue industriali all'anno che finiscono nei fiumi e nei terreni della città palestinese di Salfit.
Ci sono forti incentivi da parte del governo israeliano rivolti alle industrie che scelgono di produrre nella illegalità delle colonie, quali agevolazioni fiscali, finanziamenti a fondo perduto e riduzioni fino al 69% per l'affitto di terreni del demanio. Inoltre, le fabbriche trovano una forza lavorativa a basso costo, sfuttando i palestinesi, tra i quali molti minori, con la costante minaccia del licenziamento e privati  di qualsiasi norma a tutela del lavoro e della salute.
Gli attivisti della Rete romana per la solidarietà con il popolo palestinese hanno voluto sensibilizzare i clienti dell'Iper Coop sulla complicità della Keter nell'occupazione israeliana, nonché chiedere spiegazioni alla direzione sulla vendita dei prodotti nella catena di supermercati già interessata dalla campagna contro la Agrexco, altra azienda israeliana che sfutta l'occupazione per interessi economici.
Alzando la casetta sulle spalle, seguiti da un corteo colorato di sedie e tavolini, tutte targate Made in Israel, gli attivisti hanno navigato le corsie del supermercato per piombare al desk delle informazioni chiedendo dettagli sulla provenienza dei prodotti. Inscenando una discussione fra una "ignara" cliente intenzionata a comprare i prodotti per la propria bambina e un "consumatore" informato sulla campagna BDS, hanno cercato di attirare l'attenzione dei compratori del supermercato.
La reazione esagerata sia degli uomini della sicurezza – uno dei quali portava la croce celtica al collo – che  della Direzione ha tagliato corto il dibattito. Gli attivisti sono stati "inviati" a riportare i prodotti al loro posto e la vice direttrice si è resa disponibile per un incontro, ma lontano dall'ascolto dei clienti. Una delegazione l'ha seguita nella zona magazino dove ha cosegnato una lettera aperta alla COOP chiedendo alla direzione di cessare la propria complicità con le illegalità e le violazioni del governo israeliano, documentate dalla IV Convenzione di Ginevra, dalle numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, e dalla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia, Parlamento e Corte di Giustizia Europea.
Fuori gli attivisti hanno distribuito oltre 300 volantini, invitando i clienti a  difendere il diritto di giocare di tutti i bambini, e i musicisti della mini-murga hanno intrattenuto i passanti.
Le Nazioni Unite stimano che nel 2009 oltre 600 palestinesi – più della metà bambini – sono rimasti senza casa dopo le demolizioni dal parte delle forze israeliane. Oltre 4000 case sono state distrutte a Gaza durante l'assalto israeliano di 2008/2009. Dal 1967, quasi 25000 case palestinesi sono state rase al suolo.

 
Non possiamo mettere i nostri bambini sotto un tetto che è stato tolto ad un altro bambino. NON COMPRATE I PRODOTTI DELLA KETER, FRUTTO DEL SISTEMA COLONIALE ISRAELIANO.
Rete romana per la solidarietà con il popolo palestinese
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