Gerusalemme, 06 luglio 2010 (foto dal sito www.neverendingconflict.files.wordpress.com),

Nena News –  Il 42% della Cisgiordania palestinese sotto occupazione militare israeliana è controllato degli insediamenti colonici, dove vivono mezzo milione di israeliani (200 mila a Gerusalemme Est). Lo denuncia il centro israeliano per i diritti umani, B'Tselem, nel suo ultimo rapporto pubblicato oggi in anticipo sull’incontro  alla Casa Bianca tra il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il presidente Barak Obama.

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L’inchiesta di B'Tselem rivela gli «espedienti giuridici» usati da Israele per celare il furto delle terre palestinesi, spesso in violazione delle leggi umanitarie internazionali. «La creazione degli insediamenti – scrive Betselem –  «è stata caratterizzata sin dall’inizio da un approccio strumentale, cinico e perfino criminale al diritto internazionale, alla legislazione locale, a editti militari e alle leggi israeliane, che ha permesso la continua appropriazione di terre dei palestinesi». In questo modo Israele è riuscito ad avere il controllo di vaste aree della Cisgiordania, dove ora ci sono 121 colonie e una ottantina di avamposti.
A Gerusalemme  Est, il settore palestinese della città, i coloni vivono in 12 insediamenti edificati su terre arabe confiscate dal municipio. Il rapporto sottolinea che il territorio effettivo assegnato ai coloni è dieci volte più grande di quello edificato. Dal 2004, aggiunge B'Tselem, gli incentivi governativi hanno fatto crescere la popolazione dei coloni, passata da 235 mila a 301 mila alla fine del 2009. In risposta al rapporto, i coloni hanno accusato B'Tselem di «danneggiare sistematicamente gli interessi di Israele».

Intanto i coloni si sono attrezzati per aggirare, almeno in parte il boicottaggio dei loro prodotti da parte dell’Autorità nazionale palestinese (Anp). L’agenzia di stampa francese Afp riferisce che le imprese ed industrie che operano negli insediamenti hanno cominciato ad etichettare le merci con riferimenti e indirizzi all’interno dello Stato di Israele. L’Anp infatti attua un boicottaggio limitato solo ai prodotti delle colonie nei territori occupati e non di quelli provenienti da Israele. Non è escluso anche un appello del governo di Ramallah al boicottaggio del lavoro negli insediamenti, che riguarda giornalmente 22mila manovali palestinesi. «Etichettiamo i nostri prodotti come se provenissero da Tel Aviv», ha spiegato un colono. Una pratica sempre più diffusa che l’Anp tarda a contrastare. (red) Nena News