Le rivelazioni compromettenti per l'Autorità Palestinese

The Electronic Intifada.net
22.06.2010
http://electronicintifada.net/v2/printer11350.shtml

 

ESCLUSIVA: Fuga di documenti rivela che l’Autorità Palestinese ha messo a repentaglio l’iniziativa della Turchia per un’indagine delle Nazioni Unite sulla flottiglia.
di Asa Winstanley

 

Documenti delle Nazioni Unite (UN) e dell’Autorità Palestinese (PA) trapelati, ottenuti da The Electronic Intifada, mostrano come l’Autorità Palestinese ha tentato di neutralizzare una Risoluzione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che condanna l’aggressione mortale di Israele alla Gaza Freedom Flotilla. L’attacco di Israele del 31 maggio, avvenuto nelle acque internazionali, ha portato all’uccisione di 9 cittadini turchi, compresa una persona dalla doppia cittadinanza Turco-Statunitense, e al ferimento di dozzine di altri attivisti che erano imbarcati sul Mavi Marmara.

                                    ibrahim-khraishiab Ibrahim Khaishi

 

 


Oggi, The Electronic Intifada (EI) pubblica uno dei documenti che ha ottenuto, contenente proposte di emendamenti a una bozza di risoluzione del Consiglio per i Diritti Umani (HRC). Note alla risoluzione mostrano che l’Autorità Palestinese (PA) si era associata ai paesi dell’Unione Europea (EU) contro la richiesta della Turchia per un intervento forte che esprimesse un giudizio di responsabilità a carico di  Israele.
 

L’evidente collusione della PA nel proteggere Israele ricorderà a molti i suoi tentativi di ostacolare un’iniziativa delle UN dello scorso ottobre sul Rapporto Goldstone.

 

Apparentemente scritti da un delegato europeo, gli emendamenti al documento avrebbero seriamente stemperato la formulazione originale della Turchia. Il cambiamento più dannoso avrebbe comportato la rimozione della richiesta di un’indagine indipendente delle UN sotto gli auspici del HRC. Il documento era stato messo a disposizione di EI da una fonte che aveva descritto come era stato ottenuto all’interno dell’Ufficio delle UN a Ginevra, e che aveva richiesto di rimanere anonima.

 

La Turchia aveva respinto gli emendamenti EU-PA, e la risoluzione finale del 2 giugno dichiarava che il Consiglio “decide di inviare una missione d’inchiesta internazionale indipendente per indagare sulle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani conseguenti alle aggressioni israeliane” (“I gravi attacchi delle forze israeliane contro il convoglio di imbarcazioni umanitarie,” Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, XIV sessione, A/HRC/14/L.1, approvata il 2 giugno 2010).

 

Il linguaggio nella risoluzione finale era molto simile a quello della risoluzione del HRC del gennaio 2009 che aveva portato al Rapporto Goldstone, l’indagine indipendente che aveva elencato in modo particolareggiato i crimini di guerra commessi durante l’invasione israeliana di Gaza del 2008-09.

 

Malgrado tutto le annotazioni fatte all’apparenza da un diplomatico europeo sulla bozza della risoluzione ottenuta da EI mostrano con chiarezza che la PA  aveva acconsentito alla rimozione di questa formulazione. Un paragrafo alternativo sostenuto dalla PA proponeva invece che il HRC: “Richieda che il Segretario Generale delle UN assicuri una indagine immediata, imparziale, credibile e trasparente conforme agli [sic] standard internazionali.”

 

Questa differenza è la chiave di volta, in quanto la formulazione turca richiede un’indagine sotto l’autorità del HRC. Per ora, la più fiacca versione EU-PA avrebbe permesso al Segretario Generale di approvare soltanto un’inchiesta a guida israeliana, e provveduto poi a far sì che lui la considerasse “credibile”.

 

Una delle annotazioni del documento spiega che “La TK [Turchia] ha messo un freno con i loro capitali e loro sono ancora senza informazioni ad alto livello per insistere sul linguaggio come proposto all’inizio.” La nota aggiunge che “la PA e il PAK [Pakistan] possono accordarsi su entrambe le proposte”— ad esempio sostituire l’indagine indipendente del HRC con una approvata semplicemente o dal Consiglio di Sicurezza delle UN  o dal segretario generale.

 

Analogamente,  mentre la Turchia aveva – secondo le annotazioni –insistito perché la risoluzione esprimesse specificatamente una condanna dell’attacco israeliano, la “PA e il PAK avrebbero concordato con la proposta dell’UE di sostituire il riferimento “all’attacco oltraggioso fatto dalle forze israeliane contro la flottiglia umanitaria” con un più ambiguo “uso della violenza durante l’operazione militare israeliana.” L’alternativa EU avrebbe potuto essere interpretata come comprensiva di una condanna della “violenza” dei passeggeri nel tentativo di difendere se stessi con idranti o bastoni contro l’attacco dei militari israeliani avvenuto senza provocazione in acque internazionali.

 

Dichiarazioni pubbliche fatte da diplomatici di entrambi i paesi, Francia e Regno Unito, suffragano l’interpretazione di EI a proposito del documento. Dopo che la Turchia aveva ottenuto di inserire la sua formulazione nella risoluzione del 2 giugno, il Regno Unito e la Francia si erano astenute, mentre l’Olanda, l’Italia e gli US avevano votato contro.

 

Giustificando l’astensione del proprio paese, il rappresentante francese Jean-Baptiste Mattei aveva espresso il desiderio di una”posizione unitaria” e aveva detto che il suo governo “si rammarica che le proposte di emendamenti al testo fatte dall’EU” non fossero state accolte.  Peter Gooderham per il Regno Unito, aveva concordato con questo desiderio “ di raggiungere il consenso” ed aveva perfino accennato che egli era “grato dei tentativi fatti al riguardo dagli altri garanti” (“Consiglio per i Diritti Umani delle UN , video archiviato”, XIV sessione, 2 giugno 2010).

 

L’Autorità Palestinese era uno dei corresponsabili della risoluzione.

 

Imad Zuhairi, Deputato Permanente Osservatore per la PA presso le UN a Ginevra, in una intervista telefonica ha affermato che la posizione della sua delegazione era che “Ci dovrebbe essere un comitato d’inchiesta internazionale indipendente e trasparente, in conformità con gli standard internazionali e non importa se questo viene deciso a Ginevra, dal Consiglio per i Diritti Umani, o dal Consiglio di Sicurezza.”

 

Zuhairi ha dichiarato che la sua delegazione non era stata “contro o con” il tentativo di far naufragare l’inchiesta del HRC. Ha criticato la formulazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza in quanto “ambigua” e ha affermato che avrebbe “respinto con tutti i mezzi qualsiasi indagine interna” fatta da Israele. Ha aggiunto: “Ciò che ci preoccupa è il nostro popolo [palestinese] che si trova nella Striscia di Gaza occupata.”

 

Quando gli è stata posta specificatamente la domanda sul commento apposto sul documento secondo il quale la PA poteva “essere d’accordo” sulla rimozione dell’inchiesta del HRC, Zuhairi ha affermato che il commento era inesatto e ha dichiarato che chiunque l’abbia scritto ha sbagliato.

 

Tuttavia, le annotazioni sulla bozza della risoluzione del HRC fornite nascostamente a EI sono avvalorate da un secondo documento trapelato che rivela di un precedente tentativo di stemperare la risoluzione del HRC, ma questa volta compiuto direttamente dalla stessa PA.

 

Il secondo documento e la email alla quale era  allegato, erano stati fatti trapelare da una fonte non connessa al primo documento. L’EI aveva avuto possibilità di accesso al secondo documento a condizione che non venisse pubblicato.

                                                 unhrc-doc

Il secondo documento è nel formato Microsoft Word, largamente utilizzato, ed è stata usata la modalità “Track Changes”, per cui gli esatti cambiamenti apportati ad esso sono inequivocabili. Un esame dei metadata del documento Word rivela che esso era stato realizzato all’inizio dal Ministero degli Affari Esteri turco (“Disisleri Bakanligi”) prima che la PA vi apponesse i propri cambiamenti.

 

La email alla quale era stato allegato era stata scritta da Feda Abdelhady Nasser, un diplomatico della PA presso le UN a New York, ed era stata spedita al dr. Ibrahim Khraishi, rappresentante della PA alle UN a Ginevra dove ha sede il HRC. Di essa era stata mandata copia a Riyad Mansour, il capomissione per la PA alle UN a New York.

 

Abdelhady Nasser precisa che il documento in allegato contiene le revisioni della missione della PA a New York alla bozza di risoluzione che stava venendo proposta per l’adozione dal HRC.

 

Il documento stesso comprova che i rappresentanti della PA avevano sostituito la formulazione turca proposta nella quale il HRC “Decide di inviare una missione di inchiesta internazionale e indipendente…” con l’espressione più vaga e indiretta che: “Invita l’Alto Commissario per i Diritti Umani, in cooperazione con il Segretario Generale, a inviare una missione d’inchiesta….”

 

Questo linguaggio avrebbe rimosso l’intero problema dal patrocinio del HRC. Prese insieme, le testimonianze mostrano che la PA era coinvolta direttamente  nel tentativo di stemperare e mettere a repentaglio la salda posizione della Turchia e di proteggere Israele per le responsabilità di quanto accaduto.

 

Notizie recenti fanno intendere che “l’indagine in conformità con gli standard internazionali”, approvata dal Consiglio di Sicurezza e dall’Amministrazione statunitense, verrà condotta dallo stesso Israele, e monitorata dal politico nord-irlandese David Trimble, che di recente è stato co-fondatore di una organizzazione denominata Amici di Israele,  e dal Brigadiere-generale canadese Ken Watkin.

 

Una inchiesta distinta eseguita dal HRC, come stipulata nella risoluzione del 2 giugno passata con 32 voti a favore (3 contrari e 9 astenuti), rappresenterebbe un banco di prova per l’autorità dell’inchiesta israeliana. Se il Rapporto Goldstone costituisce un precedente, un’indagine del HRC esprimerà con maggiore probabilità un atto d’accusa nei confronti dell’intervento israeliano.

 

Nell’ottobre 2009, il Rapporto Goldstone alla fine venne adottato dal HRC. Nonostante che all’inizio la PA avesse ritirato il sostegno all’inchiesta del giurista sud-africano sull’offensiva di Israele del 2008-09 contro la Striscia di Gaza, Mahmoud Abbas, che aveva prorogato il termine scaduto della sua carica a presidente della PA sulla base di “leggi di emergenza” contestate, venne costretto ad una umiliante marcia indietro dopo un’ondata di disgusto e di protesta proveniente dai palestinesi di tutto il mondo.

 

Asa Winstanley è un giornalista freelance con sede a Londra che ha vissuto ed ha fatto il corrispondente dalla Ramallah occupata. Il suo sito web è www.winstanleys.org .

 

(tradotto da mariano mingarelli)