Infocoor, ovvero l'insostenibilità del paradosso israeliano.

Ambasciata d'Israele <Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.>
03.06.2010

L’insostenibilità del paradosso israeliano: le giustificazioni fornite dall’Infocoor per motivare la legalità dell’aggressione alla Freedom Flotilla.

 Già domenica Israele aveva annunciato di aver esteso le acque territoriali da 20 miglia a 68. Questa azione nel diritto internazionale è possibile quando il paese in questione rischia di subire un attacco di una nave ostile. Per Israele, nel merito, era esattamente questo il caso, dal momento che la nave aveva ripetutamente rifiutato di fare scalo ad Ashdod.



Sul piano giuridico, il territorio di Gaza è sottoposto da Israele a blocco Navale. Il blocco navale è una pratica di guerra antica (risale almeno alle guerre napoleoniche) e legittima (sancita dal Congresso di Parigi del 1856, e riconfermata sino ai giorni nostri, col Manuale di diritto sui conflitti armati in mare del 1994). Esso consente alla potenza bloccante di catturare o anche affondare tutte le navi che cercano di violare il blocco anche in mare aperto, senza limiti di acque territoriali. Chi viola il blocco è un contrabbandiere in zona di guerra e agisce contro la legge, è dunque un obiettivo legittimo della forza militare. Il blocco riguarda tutte le navi, anche quelle neutrali. Inoltre il Manuale del diritto internazionale sui conflitti in mare (del 1994) stabilisce che (Art. 94) Le operazioni di interdizione possono essere condotte esclusivamente in acque internazionali. E che Il limite del mare territoriale dello Stato oggetto di sanzioni e degli Stati terzi deve essere rispettato. (cioè: se si interviene dopo che una nave è già entrata in acque territoriali del paese sottoposto a blocco, 1. il blocco sarebbe già stato forzato di fatto, 2. lo stesso esercito che intervenisse violerebbe le acque territoriali dell’altro paese).


Israele ha seguito tutte le procedure del blocco, comunicandolo molte volte e in particolare segnalandolo agli stati interessati e anche alle navi della flottiglia, come si vede da questo video:
http://www.youtube.com/watch?v=qKOmLP4yHb4&feature=player_embedded.
In generale le forze militari hanno diritto di ispezione anche in alto mare e fuori dalle acque territoriali le navi di passaggio. Questi diritti si chiamano "diritto di visita" e in casi di conflitto possono diventare legittime "operazioni di interdizione marittima" (Maritime Interdiction Operation, per definizioni e limiti di queste istituzioni giuridiche vedete le voci relative sul glossario di diritto del mare della Marina italiana: http://www.marina.difesa.it/editoria/rivista/gloss/a.asp)

La logica del blocco navale a Gaza deriva dal fatto che dopo il ritiro israeliano di 5 anni fa vi si è stabilito con un colpo di stato il regime terrorista di Hamas (nel 2007, dopo il conflitto tra Hamas e Fatah e l'espulsione di quest'ultima da Gaza). Da allora, il territorio di Gaza -  a causa del continuo lancio di razzi nonostante lo sgombero  della Striscia e del continuo ribadire di Hamas di voler eliminare Israele come statuito dalla sua Carta fondativa -  è stato dichiarato ufficialmente dal governo israeliano zona nemica e per questa ragione sottoposto a varie operazione militari. Neppure un testo così antisraeliano come il Rapporto Goldstone ha negato a Israele il diritto di autodifesa, che è basilare nella carta dell'Onu (art. 51), e quindi non ha potuto negare la legittimità dell'Operazione Piombo fuso (se non delle sue forme) e del blocco navale e terrestre, che mira a impedire rifornimenti di armi e materiali che potrebbero aggravare l'aggressione.

Nel caso della Mavi Marmara, la violazione del blocco è configurata dalla volontà esplicita del comando delle navi. La marina israeliana ha fermato senza incidenti cinque della sei navi (!!!). Solo sulla sesta, la più grande, è avvenuto un tentativo di linciaggio dei marinai che, secondo la prassi internazionale, stavano salendo a bordo per controllare la nave.
I soldati hanno avuto l'autorizzazione a sparare solo quando la loro stessa vita era a rischio. Il diritto sta dalla loro parte: avevano diritto dal punto di vista della legalità internazionale, di imporre un'ispezione alla nave; avevano diritto di fermarla visto che tentava di violare un blocco. Avevano infine il diritto alla legittima difesa che appartiene a chiunque è fisicamente aggredito come si vede nei video.

Notare: il blocco a Gaza è attuato anche dall'Egitto, che ha messo un muro che divide la città di Rafah nella sua parte palestinese e egiziana. 

Attualmente, Israele, si trova in queste condizioni: c’è una zona interdetta alla navigazione, c’è il rischio concreto di traffico d’armi (NB: precedente della nave Iraniana che poco tempo fa fu sequestrata perché imbottita di armi sotto derrate apparentemente umanitarie) e quindi lo stato rivierasco è nel pieno diritto di fermare, ispezionare, condurre nei suoi porti i navigli sospetti.

All’invito di approdare in un porto Israeliano il comandante della Marmara risponde negativamente. A quel punto le scelte erano due:
A) aprire il fuoco avanti la prua della nave turca (con grande rischio) per obbligarla a riguadagnare il largo
B) abbordare la nave per condurla in un porto Israeliano
Non ci sono alternative. Sbarrare la strada è un rischio altissimo, vedi il disastro nel canale di Otranto del 1997
Per chi si volesse cimentare in lunghissime letture di seguito troverà i principali documenti :
Attività di prevenzione antiterrorismo nel settore del trasporto marittimo
convenzione ONU sul diritto del mare
Un saggio : LIBERTA’ DEI MARI E CONTROLLO DEGLI STATI COSTIERI – in particolare, dal trattato del 1982; – DIRITTO DI PASSAGGIO INOFFENSIVO Montego Bay precisa che il passaggio deve essere “continuo e rapido” e che non “rechi pregiudizio alla pace, al buon ordine o alla sicurezza dello stato costiero”. In caso contrario lo stato può adottare le necessarie misure, eccezionalmente chiuderlo al traffico. Questo vale per navi civili, militari e sottomarini con l’obbligo di navigare in superficie.
Dispense di Diritto Internazionale
Diritto internazionale marittimo

Precedente della argentina General Belgrano affondata dagli inglesi (1982):

La nave era al di fuori della zona di interdizione di 200 miglia. Sebbene la nave fosse al di fuori della zona di interdizione, entrambe le parti comprendevano che questa non era più il limite di azione britannica - il 23 aprile il governo britannico aveva fatto giungere un messaggio al governo argentino mediante l'ambasciata svizzera a Buenos Aires che diceva:
(EN)
« In announcing the establishment of a Maritime Exclusion Zone around the Falkland Islands, Her Majesty's Government made it clear that this measure was without prejudice to the right of the United Kingdom to take whatever additional measures may be needed in the exercise of its right of self-defense under Article 51 of the United Nations Charter. In this connection Her Majesty's Government now wishes to make clear that any approach on the part of Argentine warships, including submarines, naval auxiliaries or military aircraft, which could amount to a threat to interfere with the mission of British Forces in the South Atlantic will encounter the appropriate response. All Argentine aircraft, including civil aircraft engaged in surveillance of these British forces, will be regarded as hostile and are liable to be dealt with accordingly. »(IT)
« Nell'annunciare l'instaurazione di una Zona di Interdizione Marittima intorno alle isole Falkland, il Governo di Sua Maestà ha reso chiaro che questa misura è stata presa senza pregiudizio al diritto del Regno Unito di intraprendere qualunque misura aggiuntiva si rendesse necessaria per esercitare il suo diritto all'autodifesa, come previsto dall'Articolo 51 dello statuto delle Nazioni Unite. Di conseguenza il Governo di Sua Maestà desidera ora rendere chiaro che ogni manovra di avvicinamento da parte di navi da guerra argentine, inclusi sottomarini, navi ausiliarie o aerei militari, che possano costituire una minaccia alla missione delle forze britanniche nel Sud Atlantico, incontreranno una risposta appropriata. Tutti gli aerei argentini, inclusi aerei civili impegnati nella sorveglianza di forze britanniche, saranno considerati ostili e passibili di essere trattati di conseguenza. »

La Flottiglia per Gaza e il blocco marittimo di Gaza - ASPETTI LEGALI

31 maggio 2010. Al largo della costa di Gaza è in atto un blocco marittimo. Tale blocco è stato imposto poiché Israele si trova attualmente in uno stato di conflitto armato con il regime di Hamas che controlla la Striscia di Gaza, regime che ha ripetutamente bombardato obiettivi civili in Israele, con armi contrabbandate e introdotte illegalmente a Gaza anche via mare.
 
2.     I blocchi marittimi sono misure legittime e riconosciute dal diritto internazionale, e possono essere implementate come parte di un conflitto armato in mare.
 
3.     Un blocco può essere imposto in mare, anche in acque internazionali, a patto che esso non impedisca l'accesso ai porti e alle coste degli Stati neutrali.
 
4.     I manuali militari di vari paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, riconoscono il blocco navale marittimo come misura efficace e espongono i vari criteri che rendono valido un blocco, compreso l'obbligo di dare la dovuta notifica dell'esistenza del blocco.
 
5.     Alla luce di quanto detto, va osservato che Israele ha reso nota pubblicamente l'esistenza del blocco e ha fornito le coordinate precise dello stesso blocco mediante i canali marittimi professionali internazionalmente riconosciuti. Israele ha anche inviato appropriata notifica del caso ai governi interessati e agli organizzatori della flottiglia di protesta per Gaza. Inoltre, anche in tempo reale, fino all’ultimo momento, le navi che partecipavano alla flottiglia di protesta sono state avvertite ripetutamente che era in vigore un blocco marittimo.
 
6.     Qui è bene ribadire che in base al Diritto Consuetudinario, la conoscenza del blocco può essere presunta una volta che il blocco è stato dichiarato e una volta reso noto mediante le appropriate notifiche.
 
7.     In base al diritto internazionale marittimo, quando è in vigore un blocco marittimo, nessuna imbarcazione può entrare nella zona interessata dal blocco. Ciò vale per imbarcazioni sia civili sia nemiche.
 
8.     Uno Stato può intervenire per far rispettare il blocco. Ogni imbarcazione che violi o tenti di violare il blocco marittimo può essere catturata o persino attaccata secondo il Diritto internazionale. Il  Manuale dei Comandanti Statunitensi sulla legge per le Operazioni Navali stabilisce che il tentativo di violare il blocco da parte di una nave è considerato tale dal momento in cui tale imbarcazione lascia il suo porto con l'intento di eludere il blocco.
 
9.     Qui è opportuno ribadire che i manifestanti, per mezzo di numerose dichiarazioni scritte e verbali, hanno esplicitamente manifestato la loro chiara intenzione di violare il blocco. Inoltre, la loro rotta confermava la loro chiara intenzione di violare il blocco in violazione del Diritto internazionale.
 
10. Data l’esplicita intenzione di violare il blocco navale da parte dei manifestanti, Israele ha esercitato il suo diritto, in base alle leggi internazionali, di far rispettare il blocco. Va osservato che, prima di intraprendere misure concrete per far rispettare il blocco, sono stati trasmessi vari avvertimenti espliciti direttamente ai capitani delle navi, per esprimere l'intenzione di Israele di esercitare il suo diritto a far rispettare il blocco.
 
11. Israele aveva tentato di prendere il controllo delle navi che partecipavano alla flottiglia con mezzi pacifici e in modo ordinato, sempre al fine di far rispettare il blocco. Dato l’elevato numero di navi che partecipavano alla flottiglia, si è stati costretti ad adottare misure di sicurezza per far rispettare il blocco a una certa distanza dall’area del blocco.
 
12. Quando gli israeliani hanno tentato di far rispettare il blocco sono stati aggrediti con violenza dai manifestanti e hanno agito per legittima difesa per respingere gli attacchi.

 

[ verificare il contenuto di questa dichiarazione alla luce dell’articolo dei Giuristi Democratici sulla Legislazione marittima –

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1950:la-legislazione-marittima&catid=22:dossier&Itemid=42 ]