Disoccupazione alle stelle.

Nena News
01.05.2010

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1 MAGGIO: DISOCCUPAZIONE ALLE STELLE IN CISGIORDANIA E GAZA

Roma, 01 maggio 2010 (Nena-News, foto Mika Ginsburg) - Da piu’ parti si parla di ”crescita economica” nei Territori palestinesi occupati, almeno in riferimento alla Cisgiordania visto che la Striscia di Gaza e’ stretta nella morsa del blocco israeliano.  Ma la realta’ e’ ben diversa.  Secondo un recente rapporto dell’Ufficio Centrale di Statistica palestinese, che ha comparato i già drammatici dati del 2008 sulla disoccupazione con quelli relativi al 2009, l’esclusione della popolazione palestinese dal mondo del lavoro interessa una percentuale sempre più alta di persone. 

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Il tasso di disoccupazione in Cisgiordania ha raggiunto una media del 17,8%, con il 17,6 % per gli uomini e il 18,8 % per le donne, mentre quello nella Striscia di Gaza ha raggiunto il 38,6 %, coinvolgendo per il 37,3 % la popolazione maschile e per il 45,8 quella femminile. Secondo il rapporto, inoltre, la fascia della popolazione maggiormente colpita è quella dei giovani tra i 15 e i 24 anni, con il 37,2% per i maschi e il 46,9% per le femmine. In Cisgiordania il tasso di disoccupazione più alto è stato registrato nel governatorato di Qalqiliya, con il 23,4% di disoccupati, seguito dal 22,5% rilevato ad Hebron, il 21,8% a Tulkarem, il 20,2% a Betlemme. Nella Striscia di Gaza il maggior numero di disoccupati si concentra a Khan Younis con il 49,3%, seguito dal 38,4% di Rafah, e dal 35,2% di Deir Al-Balah. Il recente decreto israeliano che ha dato una pesante impennata alle politiche di espulsione dei lavoratori impegnati in Cisgiordania, ma con residenza nella Striscia di Gaza, interesserà inoltre per il 17% il settore pubblico.

La conferma, se ce ne fosse bisogno, che la tragica situazione nel mondo del lavoro palestinese è la necessaria conseguenza delle politiche di occupazione, è contenuta in un altro rapporto dello scorso febbraio, redatto da due associazioni per i diritti umani, l’Alternative Information Centre e Kav La’Oved, risultato di una ricerca condotta con il contributo di alcuni economisti israeliani, secondo cui negli ultimi quattro decenni Israele ha “rubato” alla popolazione palestinese dei territori occupati oltre 2 miliardi di dollari, detraendoli dai contributi per le prestazioni sociali, alle quali i lavoratori non hanno mai avuto accesso. Secondo le informazioni fornite da funzionari israeliani,

la maggior parte delle deduzioni “sono state investite in progetti di infrastrutture nei territori palestinesi”, un riferimento alle massicce sovvenzioni statali concesse all’ampliamento delle colonie. Complice della frode, aggiunge il rapporto, è la Histadrut, la federazione israeliana del lavoro, che continua a riscuotere una tassa mensile dai salari dei lavoratori palestinesi, senza che essi abbiano realmente diritto alla rappresentanza sindacale. “Questo è un chiaro caso di furto dei salari dei lavoratori palestinesi su grande scala” – ha detto Shir Hever, economista di Gerusalemme e uno degli autori del rapporto, che ha aggiunto – “non ci sono ragioni che giustifichino il ritardo di Israele nella restituzione del denaro ai lavoratori o ai loro beneficiari”.

Le deduzioni iniziarono ad essere realizzate nel 1970, quando i lavoratori palestinesi cominciarono ad entrare in numero significativo in Israele, per la maggior parte impiegati come operai nel settore agricolo e edilizio. Generalmente i lavoratori perdono un quinto del loro stipendio per detrazioni che dovrebbero coprire la cassa pensioni, l’indennità di disoccupazione, l’assicurazione di invalidità, gli assegni familiari, le tasse sindacali, le ferie, l’indennità di malattia e l’assicurazione sanitaria. In pratica, tuttavia, i lavoratori hanno diritto solo alle prestazioni d’invalidità, in caso di infortuni sul lavoro, e sono assicurati contro la perdita del posto di lavoro solo se il datore di lavoro va in bancarotta.

In totale, solo una frazione dei contributi, meno dell’ 8%, è stato utilizzato per la liquidazione delle prestazioni ai lavoratori palestinesi. Il resto è stato segretamente trasferito al Ministero delle Finanze. Ministero che ha definito i risultati del rapporto “inesatti e fuorvianti”, mentre l’Histadrut lo ha definito “pieno di bugie “, senza tuttavia confutare ufficialmente i calcoli contenuti nella relazione. “Una parte dei fondi dei lavoratori palestinesi – osserva ancora il rapporto – è stata spesa per le stufe portatili per i militari israeliani nelle tre settimane dell’operazione Piombo Fuso condotta a Gaza lo scorso anno”. E’ così che, mentre la popolazione palestinese muore sotto le bombe, chi resta perde il lavoro e il salario. (red)