Nuovo rapporto sul commercio sessuale palestinese

Zeitun.ning.com
14.03.2010
http://zeitun.ning.com/profiles/blogs/un-fiorente-commercio-sessuale

 “Un fiorente commercio sessuale palestinese, presentato in un nuovo rapporto”
 
  di Amira Hass

 

Un articolo di Amira Hass comparso su Haaretz il 14 dicembre scorso e ora in circolazione sulla rete grazie alla traduzione di Maria Chiara Tropea. La denuncia di una fiorente attività di prostituzione ad opera dell'organizzazione palestinese SAWA resta attuale nonostante ci siano voluti 2 anni per arrivare alla pubblicazione del rapporto.



Da un rapporto pubblicato mercoledì, giovani donne palestinesi sono obbligate alla prostituzione in bordelli, in servizi di scorta e in appartamenti privati a Ramallah e Gerusalemme, anche in quartieri abitati da Ebrei. L’organizzazione palestinese SAWA (Tutte le donne insieme, oggi e domani) ha pubblicato l’articolo, il primo del genere, invitando energicamente la società palestinese a rompere il silenzio sulla sua industria sessuale.

Il rapporto è stato compilato con l’aiuto di UNIFEM, il Fondo per lo sviluppo delle donne delle Nazioni Unite, che ha stanziato dei fondi per la ricerca su questo tema. 

SAWA ha condotto l’inchiesta e le interviste per lo studio all’inizio del 2008, ma per una serie di motivi lo pubblica solo ora. Il rapporto, che si intitola “Traffico e prostituzione forzata di donne e ragazze palestinesi: forme di schiavitù moderna oggi” è stato presentato in occasione della “campagna globale di 16 giorni per combattere la violenza contro le donne”. 

Il rapporto afferma che le donne di questo traffico vengono da diverse regioni della Cisgiordania, in particolare nelle zone urbane, ma anche da Gaza e da Gerusalemme. Anche donne provenienti dall’Europa dell’Est e vendute nel commercio sessuale in Israele sono occasionalmente condotte in Cisgiordania dove lavorano in appartamenti adibiti a questo scopo. Ci sono un certo numero di hotel legalmente registrati e compagnie di pulizia che offrono un “doppio servizio”, che include servizi sessuali per uomini.

Le ricercatrici hanno parlato solo con un piccolo numero di persone, per lo studio; tra queste, diverse donne, autisti di taxi, proprietari di hotel e inquirenti della polizia palestinese, e ne hanno tratto l’impressione che il traffico nei territori palestinesi non sia diretto da una rete complicata. Le ricercatrici hanno anche parlato con alcune donne palestinesi sfruttatrici, tra i 40 e i 50 anni, esse stesse in precedenza prostitute. Una di loro aveva una carta di identità di Gerusalemme e possedeva 4 appartamenti. Questa permetteva alle donne che lavoravano per lei di uscire liberamente, ma ricorreva ad intimidazioni per assicurarsi che ritornassero. Procurava loro anche clienti provenienti dall’interno di Israele.

Il rapporto segnala che, come in molti luoghi del mondo, le donne erano costrette alla prostituzione a causa di difficoltà economiche: i casi palestinesi portati alla loro attenzione provenivano soprattutto da incidenti di violenza sessuale, e talvolta da un matrimonio precoce in età molto giovane. Alcune delle donne citate nel rapporto sono studentesse in istituzioni di insegnamento superiore in Cisgiordania, e alcune studentesse di liceo. In un certo numero di casi portati all’attenzione delle autrici dalla stampa, sono dei padri ad aver venduto le loro figlie con matrimoni “deviati”, nei quali si annuncia un matrimonio senza l’intervento di un’autorità religiosa. Quando si vede una ragazza data in moglie ripetutamente nello stesso modo, è evidente che si tratta della copertura di un traffico sessuale. 

Le autrici del rapporto sottolineano che i clienti delle prostitute vanno da “ricchi uomini di affari a persone giovani”, ma non danno altri particolari sulla loro identità e i loro precedenti. Il rapporto insiste con energia affinché le autorità palestinesi e la società palestinese riconoscano l’esistenza del problema. Fa appello alle organizzazioni non governative palestinesi per proporre una legge che configuri la prostituzione come una violenza sessuale e per impegnarsi per la sua promulgazione. Il rapporto incoraggia anche a rigettare l’opinione che la prostituzione sia una “scelta” e propone la costituzione di autorità di applicazione della legge che trattino le donne con rispetto ed imparzialità. Il rapporto fa appello anche per la creazione di luoghi protetti, e per un maggior sostegno a quelli esistenti, dove le donne costrette alla prostituzione possano trovare rifugio. 

SAWA è stato fondato nel 1988 e offre servizi tra i quali un “telefono rosso” di urgenza per le donne e i bambini. Propone insegnamento e formazione nelle scuole e con la polizia sulle questioni di violenza contro le donne. 

(Traduzione di Maria Chiara Troppa)