Comunicato Stampa del Tribunale Russel per la Palestina

COMUNICATO STAMPA

 

Il Tribunale Russell per la Palestina riconosce gli Stati membri dell’Unione Europea
responsabili di aver violato il Diritto Internazionale e Interno dell’UE.

 La prima sessione del Tribunale Russell per la Palestina (TRP) ha riconosciuto i Paesi membri dell’Unione Europa responsabili di aver violato la Legalità Internazionale e il Diritto interno dell’Unione Europea riguardo il rispetto della protezione dei diritti umani del popolo palestinese.

 Il risultato completo del lavoro del TRP è disponibile a questo link:

 http://www.russelltribunalonpalestine.org/article-findings-first-session-of-russell-tribunal-on-palestine-barcelona-session-45974035.html

 




La Giuria, composta da eminenti esperti legali e difensori dei diritti umani, ha ascoltato per due giorni le relazioni di esperti internazionali e testimoni riguardo le seguenti questioni: 

- Il principio del rispetto del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese

- Gli insediamenti e il saccheggio delle risorse naturali

- L’annessione di Gerusalemme Est

- L’assedio della Striscia di Gaza e l’operazione “Piombo Fuso”

- L’accordo di Associazione UE – Israele 

Il TRP ha riconosciuto che Israele ha violato il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese così come sancito dalla Dichiarazione sulla garanzia di indipendenza dei paesi e dei popoli dal colonialismo (A/Res. 1514(XV), 14 Dic. 1960) e da tutte le Risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che hanno riaffermato il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione a partire dal 1969 (A/Res. 2535 B (XXIV), 10 Dic. 1969, e inter alia, A/Res. 3236 (XXIX), 22 Nov. 1974, 52/114, 12 Dic. 1997); 

Inoltre, attraverso l’occupazione dei Territori Palestinesi a partire dal luglio del 1967, e con il rifiuto di lasciarli, Israele ha violato la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza che chiedeva il suo ritiro dai Territori menzionati (SC/Res. 242, 22 Nov. 1967; 338, 22 Oct. 1973). 

Il TRP ha inoltre riconosciuto le azioni discriminatorie commesse da Israele nei confronti della popolazione palestinese nei territori israeliani e nei Territori Palestinesi Occupati, in violazione della Convenzione per la Repressione e la Punizione del Crimine di Apartheid del 18 luglio 1976 che, pur non essendo vincolante per lo stato di Israele, non lo esonera a tal riguardo. 

Questi atti discriminatori includono: la chiusura dei confini della Striscia di Gaza e le restrizioni alla libertà di movimento dei suoi abitanti; l’impedimento al ritorno dei rifugiati palestinesi nelle loro case e terre di origine; il divieto imposto ai palestinesi di utilizzare alcune risorse naturali, come ad esempio i corsi d’acqua all’interno dei loro territori. 

Attraverso l’annessione di Gerusalemme nel luglio del 1980, e con il suo mantenimento nel tempo, Israele ha violato il divieto di acquisizione di territori tramite l’uso della forza, così come stabilito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (SC/Res. 478, 20 August 1980). 

Attraverso la costruzione del Muro in Cisgiordania sui Territori Palestinesi Occupati, Israele ha inoltre negato alla popolazione palestinese l’accesso alle sue stesse terre; ha violato i suoi diritti di proprietà ed ha imposto serie restrizioni alla libertà di movimento, con ciò violando l’articolo 12 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, di cui Israele è parte dal 3 ottobre del 1991. L’illegalità della costruzione del Muro è stata confermata dalla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) nel suo parere consultivo del 9 luglio 2004, approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite attraverso la Risoluzione ES-10/15. 

Attraverso la costruzione sistematica di insediamenti a Gerusalemme e in Cisgiordania, Israele ha violato le regole del Diritto Internazionale Umanitario in materia di occupazione, e in particolare l’articolo 49 della IV Convenzione Generale del 12 agosto 1949, alla quale Israele è vincolato dall’8 luglio 1951. Questo punto in particolare è stato menzionato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel succitato parere consultivo. 

Perseguendo una politica di assassini mirati contro i palestinesi definiti “terroristi” senza che prima si procedesse al loro arresto, Israele ha violato inoltre il Diritto alla vita delle persone, sancito dall’articolo 6 della Convenzione sui Diritti Politici e Civili del 1966. 

Mantenendo l’assedio sulla Striscia di Gaza, Israele ha violato le disposizioni della IV Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 (art. 33), che vieta ogni forma di punizione collettiva. 

Israele ha inoltre inflitto estesi e seri danni, in modo particolare ai civili e alle loro proprietà, ed ha utilizzato metodi di combattimento vietati durante l’operazione “Piombo Fuso” a Gaza (dicembre 2008 – gennaio 2009) 

Gli Stati membri dell’Unione Europea sono stati riconosciuti responsabili della violazione delle disposizioni del Trattato di Lisbona (2010), compresi i principi fondamentali della stessa Unione Europea, così come stabilito dall’articolo 2, che afferma l’attaccamento “ai valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani”. 

Gli Stati membri dell’Unione Europea, in qualità di alte parti contraenti della Convenzione di Ginevra del 1949, sono stati riconosciuti responsabili di essere venuti meno ai loro obblighi fondamentali di garantire il rispetto di norme legali basilari che non possono essere derogate, non reagendo e non ponendo rimedio alle violazioni della Convenzione commesse da Israele, e con ciò sono stati ritenuti responsabili di aver assistito Israele nelle sue violazioni della Legalità internazionale. 

L’articolo 146 obbliga infatti gli Stati membri dell’Unione Europea ad “impegnarsi per adottare ogni misura necessaria per stabilire efficaci sanzioni penali contro le persone che abbiano commesso, o abbiano dato ordine di commettere, una delle gravi violazioni alla presente Convenzione precisate nel suddetto articolo”. 

Le “gravi violazioni” includono: omicidi dolosi; torture o trattamenti inumani, inclusi esperimenti biologici; il causare con dolo gravi sofferenze o ferite al corpo o alla salute; deportazioni illegali o trasferimenti o detenzione illegale di persone tutelate; la costrizione di persone tutelate a prestare servizio in forze armate di potenze ostili; la privazione dei diritti di persone protette ad un processo equo e regolare; la distruzione estesa e la confisca di proprietà private, non giustificate da necessità militari ed effettuate illegalmente ed arbitrariamente. 

È possibile applicare agli Stati membri dell’UE alcuni articoli della Commissione di Diritto Internazionale in materia di responsabilità degli Stati per atti illeciti, così come stabilito dalla Convenzione sui Diritti Politici e Civili del 1966 che afferma: 

“Ogni Stato ha l’obbligo di promuovere attraverso azioni congiunte e separate il rispetto universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in accordo con la presente Carta”. 

Le Relazioni degli esperti hanno mostrato con evidenza forme attive e passive di assistenza nelle presunte violazioni di Israele da parte dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, in particolare attraverso: 

- L’esportazione di armi e componenti di armi dall’Unione Europea verso lo stato di Israele, alcune delle quali utilizzate durante il conflitto a Gaza nel dicembre del 2008 e nel gennaio del 2009; 

- L’esportazione di prodotti provenienti dalle colonie nei Territori Occupati verso l’Unione Europea;  

- La partecipazione degli insediamenti ai programmi di ricerca europei;  

- Il mancato reclamo da parte dell’Unione Europea per la distruzione delle infrastrutture a Gaza commessa da Israele durante l’operazione “Piombo Fuso” 

- La mancata richiesta da parte dell’Unione Europea a Israele di rispettare le clausole riguardanti il rispetto dei diritti umani nei diversi Accordi di Associazione stipulati tra l’UE e Israele;  

- La decisione dell’Unione Europea di sviluppare le proprie relazioni con Israele nell’ambito dell’accordo di partenariato Euro-Mediterraneo;  

- La tolleranza da parte dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri di alcune relazioni economiche strette tra compagnie private europee e lo stato di Israele, che comprendono progetti commerciali nei Territori Occupati, come la gestione del sito di discarica di Tovlan nella Valle del Giordano e la costruzione di una linea tranviaria a Gerusalemme Est. 

La partecipazione degli insediamenti illegali israeliani nei programmi di ricerca europei, il mancato reclamo dell’UE riguardo la distruzione da parte di Israele delle infrastrutture finanziate dalla stessa UE a Gaza durante l’operazione “Piombo Fuso”, e il (proposto) sviluppo di relazioni bilaterali tra UE e Israele, sono stati categorizzati da numerosi esperti come forme di assistenza a Israele nelle sue presunte violazioni della Legalità Internazionale. 

In conclusione della prima sessione di Barcellona, il Tribunale Russell per la Palestina invita:  

*  L’UE ed i suoi Stati membri ad adempiere immediatamente ai propri obblighi, correggendo le violazioni di cui alla sentenza finale;

*  L’UE in particolare a porre in essere la risoluzione del Parlamento Europeo che richiede la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele, e con ciò mettere fine all’impunità di cui Israele ha beneficiato fino ad oggi;

*  Gli Stati membri dell’UE a mettere in pratica le raccomandazioni definite al paragrafo (a) 1975 del Rapporto della Missione delle Nazioni Unite sul conflitto a Gaza (Rapporto Goldstone), riguardante la raccolta delle prove e l’applicazione della legalità internazionale contro sospetti israeliani e palestinesi; e:

*  Gli Stati membri dell’UE ad abrogare la condizione, in seno agli Stati membri stessi, che un sospetto sia residente di questi stati, o tutte le altre restrizioni che impediscono di rispettare l’obbligo di perseguire o di estradare tutti i criminali di guerra sospettati e ricercati dagli Stati membri;

*  Gli Stati membri dell’Unione Europea ad assicurarsi che le leggi e le procedure rilevanti del Diritto Internazionale siano rese quanto più efficaci possibile, inclusa la coordinazione e la messa in pratica dell’Accordo di mutua cooperazione tra gli Stati in materia criminale, attraverso i punti di contatto dell’UE sul crimine transfrontaliero e internazionale: EUROPOL e INTERPOL etc.

*  Gli Stati membri dell’Unione Europea a non apportare modifiche che limitino gli effetti delle leggi del Diritto internazionale esistenti, in modo di assicurare che nessuno Stato membro possa diventare un rifugio per le persone sospettate di crimini di guerra;

*  Il parlamento austriaco, francese, greco ed italiano a promulgare leggi in conformità con l’articolo 146 della IV Convenzione di Ginevra, per consentire l’esercizio del Diritto Internazionale in questi Stati;

*  Gli individui, i gruppi e le organizzazioni ad adottare tutte le misure che sono a loro disposizione per  portare l’UE e i suoi Stati membri a rispettare i loro obblighi sopra menzionati, quali  l’utilizzazione del Diritto Internazionale contro gli individui sospettati di crimini, l’esercizio dei diritti civili a livello nazionale contro i governi e/o contro i loro diversi dipartimenti, agenzie e compagnie private. Per permettere tutto questo, è intenzione del TRP sostenere, o far sostenere ad altri, ricerche finalizzate a definire in quali paesi e giurisdizioni questi crimini possono essere perseguiti in maniera effettiva;

*  Che le azioni legali attualmente in corso nell’ambito della campagna per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) siano rinforzate ed estese in seno all’Unione Europea e ancor più globalmente. 

Il TRP chiede all’Unione Europea e ad ognuno dei suoi Stati membri di imporre le sanzioni necessarie al suo partner – Israele – attraverso misure diplomatiche, commerciali e culturali, per porre fine all’impunità di cui ha beneficiato negli ultimi decenni. Nel caso in cui o l’Unione Europea o i suoi Stati membri non mostrino coraggio, il Tribunale Russell per la Palestina fa affidamento sulle cittadine e i cittadini d’Europa, perché esercitino le pressioni necessarie in tutte le modalità appropriate.