Aggiornamenti su Gaza Freedom March e Viva Palestina in Egitto


Aggiornamenti su Gaza Freedom March e Viva Palestina

Tafferugli tra gruppi antisommossa egiziani e
attivisti
di Viva Palestina nella notte del 6 gennaio 2010
.

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Epilogo del tentativo di rompere l’assedio di Gaza.
 
09.01.2010  
 
da varie fonti. 

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Venerdì 8 gennaio 2010, il Membro del Parlamento britannico, George Galloway, ed il suo collega Ron McKay, giunti a Rafah da Gaza, dove avevano partecipato alle iniziative connesse alla consegna alla popolazione palestinese degli aiuti trasportati dalla Carovana Viva Palestina, non appena messo il piede sul suolo egiziano sono stati immediatamente prelevati a forza e sequestrati da un nutrito contingente di ufficiali egiziani in borghese – si parla di circa 25 componenti dei servizi – che li ha costretti a salire su un convoglio militare che li ha poi trasportati al Cairo.

Qualsiasi richiesta avanzata da Galloway per ritornare a Rafah e poter verificare lo stato dei 7 partecipanti alla Carovana, arrestati durante gli scontri della notte tra il 5 ed il 6 gennaio con le forze antisommossa egiziane, scontri di inusitata violenza che avevano anticipato l’ingresso della carovana Viva Palestina nella Striscia di Gaza, è stata respinta.

Senza mai essere persi di vista un solo attimo dai componenti del Mukhabarat egiziano, George  Galloway e Ron McKay sono stati obbligati a salire su un aereo per Londra, ove un funzionario del Ministero degli Esteri egiziano ha comunicato al Galloway l’assoluto divieto di rientro in territorio egiziano, in quanto ritenuto “persona non grata”.

In diverse occasioni, Galloway aveva definito il Presidente Hosni Mubarak  un “criminale”, un “fuorilegge nel mondo arabo” per la complicità sostanziale da sempre dimostrata nei confronti delle politiche di Israele, sia durante le operazioni di aggressione militare che nel rendere ancora più drammatico l’assedio della Striscia di Gaza.

Anche coloro che hanno partecipato alla missione Viva Palestina, non appena ritornati in Egitto, saranno costretti a partire immediatamente. L’ufficio del Ministero degli Esteri della Gran Bretagna si è dichiarato pronto a favorire il rientro di coloro che ne avranno necessità. 
(mariano mingarelli) 

COMUNICATO ANSA  del 9 gennaio 2010 

MINISTRO DEGLI ESTERI EGIZIANO: NON PIU' STRANIERI CON AIUTI IN EGITTO

(ANSA) - IL CAIRO, 9 GEN - Dopo gli incidenti avvenuti con il convoglio Life-line 3 di George Galloway, tutti gli aiuti umanitari diretti a Gaza saranno portati a destinazione dalla Mezzaluna rossa egiziana, e non dai promotori dei convogli.

   Lo ha detto il Ministro degli Esteri Ahmed Abul Gheit, sottolineando che l'Egitto non tollererà più alcuna ''farsa'' come quella avvenuta in occasione del passaggio del convoglio Life-line 3 sul suo territorio, quando vi sono stati scontri tra polizia e attivisti nel porto di El-Arish.

I membri del convoglio,
ha detto Abul Gheit secondo quanto riferito dalla Mena, hanno compiuto ''atti ostili anche criminali'' sul territorio

egiziano e causato danni nel porto di El-Arish.

D'ora in poi dunque, le autorità disporranno nuove modalità per il passaggio di aiuti ai palestinesi, che dovranno essere consegnati nel porto di El-Arish (in alternativa al quale Galloway aveva preferito quello di Muweiba sul Mar Rosso) alla Mezzaluna Rossa, che a sua volta li consegnerà alla stessa organizzazione con sede a Gaza.

L'Egitto, ha concluso il Ministro, rimane impegnato nel lavorare
per la causa palestinese. 

      

                                       ********************************

 

da Alice Howard per Viva Palestina

AGGIORNAMENTO: 6 gennaio 2010, ore 20:10

Viva Palestina rompe l'assedio di Gaza!

 

Dopo giorni di pressione imposti dalle autorità egiziane il Convoglio di Viva Palestina è entrato "trionfalmente" a Gaza questa sera!
A dispetto degli attacchi della polizia antisommossa egiziana della scorsa notte al porto di Al Arish, il convoglio, dotato di "volontà di ferro", di volontari di tutto il mondo che portano gli aiuti medici assolutamente necessari al popolo di Gaza, è arrivato al traguardo ed è stato salutato dagli evviva di centinaia di persone bene auguranti che portavano fiori, caldi sorrisi e cantavano Viva Palestina.

Dopo aver acconsentito alle richieste egiziane, il convoglio di 500 persone ha ripercorso il proprio cammino da Aqaba alla Giordania (circa sette giorni fa), dopo aver ricevuto le garanzie di un passaggio sicuro per Gaza.

Le recenti azioni della polizia egiziana sono vergognose.
Nelle ore precedenti oggi al valico di Rafah è esplosa la violenza e centinaia di Palestinesi hanno cominciato a lanciare sassi oltre il confine contro le forze di sicurezza egiziane, che hanno risposto sparando sui manifestanti. Ciò era in ralazione con il modo con cui erano stati trattati gli attivisti dalla polizia egiziana.

Il leader del convoglio Kevin Ovenden dice: Siamo tutti emozionati a vedere che tutti a Gaza sono fuori a salutarci! Il nostro convoglio Viva Palestina è simbolico! mostra ai Palestinesi quanto stiano a cuore alla gente dell'occidente. Veniamo in pace a portare aiuti umanitari e speriamo che il nostro convoglio (e altri come il nostro) aiutino a fare pressione sul governo israeliano perché rompa l'assedio.

Il convoglio aveva l'intenzione di attraversare il valico di Rafah per Gaza il 27 dicembre, per segnare il primo anniversario dell'inizio dell'assalto israeliano per terra e cielo su Gaza del 2008/09 , quando vennero uccisi 1.400 palestinesi in tre settimane.

Il convoglio di Viva Palestina ha come partner  Palestine Solidarity Campaign ed è partito da Londra il 6 dicembre, ha viaggiato per 5.000 miglia.

Il convoglio ha riceuto un sostegno fenomenale (dalla sua partenza da Londra) lungo tutto il viaggio attraverso Europa, Turchia, Siria e Giordania.

(tradotto da Cecilia Gallia)

 

da Annalena a El Arish , ore 23,36 del 6 gennaio 2010
 

Cari, vi scrivo dopo aver visto con i miei occhi il convoglio Viva Palestina che, un gruppo dopo l'altro, entrava a Ghaza. Purtroppo mi sono dovuta fermare a un metro dalla Palestina, grazie al puntuale rifiuto delle autorità egiziane di timbrarmi il visto d'uscita; ma almeno posso dirvi che l'ho visto davvero, il convoglio che entrava, suonando e accendendo le luci delle ambulanze.

Purtroppo l'arrivo è stato, come sapete, segnato da due morti: due dei palestinesi che avevano inscenato una protesta, a Rafah, per chiedere l'ingresso del
convoglio Viva Palestina e per mostrare solidarietà dopo l'aggressione al convoglio della scorsa notte, nel porto di El Arish. Immagino che la stampa egiziana li avrà fatti passare per i soliti terroristi, seguita a ruota dalle agenzie italiane.

Questo era per condividere la bellissima notizia dell'arrivo del convoglio (accompagnata dalla mia enorme delusione di non poterlo seguire e raccontare la festa finale inscenata a Rafah).

un abbraccio

Annalena

Amr al-Kahky, Al Jazeera International
riferisce dalla parte egiziana di  Rafah:

 Confermato un soldato egiziano morto, nove altri feriti. Non è affatto  chiaro come sia morto il soldato. Intanto, cinque palestinesi sono  criticamente feriti da pallottole egiziane.

 

 (da Al Awda-Italia)

leggi anche da Al Fouk: http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1680&Itemid=43

                                               ************************
da Alice Howard, Gran Bretagna, portavoce di Viva Palestina

Aggiornamenti: mercoledì 6 gennaio 2010, ore 6:50 

 

James Jordan, Sky News Online
 

Il discusso membro del Parlamento George Galloway è stato coinvolto in tafferugli con la polizia egiziana mentre un gruppo di attivisti filopalestinesi cercava di portare un convoglio di aiuti dentro Gaza. 

 

Secondo i sanitari 55 persone sono state ferite dopo che 520 attivisti hanno abbattuto il cancello al porto di Al-Arish per protestare contro la decisione egiziana di inviare alcuni degli aiuti attraverso Israele.

Hanno bloccato le due entrate del porto del Sinai con dei veicoli e si sono scontrati con la polizia che ha usato cannoni ad acqua per mantenere il controllo sui manifestanti.Una dichiarazione di uno dei capi del convoglio Kevin Ovenden, sul sito di Viva Palestina diceva che la loro situazione era arrivata ad "un punto di crisi" dopo che la polizia antisommossa si era schierata nel porto.

Il Signor Galloway ha detto:"Io stesso, insieme ad altri capi del convoglio stavamo trattando con le autorità egiziane rispetto alla loro decisione di togliere dal convoglio più di 55 veicoli e mandarli attraverso il checkpoint israeliano.

"Abbiamo opposto il nostro rifiuto perché questo significa una rottura dell'accordo che avevamo raggiunto ad Aqaba tra il governo egiziano e la rappresentanza turca ed è totalmente inconcepibile che il 25% del nostro convoglio debba andare in Israele e non arrivare mai a Gaza. Perché nulla di ciò che arriva in Israele entrerà mai a Gaza.

"
La protesta è scoppiata a seguito della decisione egiziana di permettere a 139 veicoli del convoglio di entrare a Gaza attraverso Rafah, a 30 miglia da Al Arish, ma di richiedere che i 59 veicoli rimanenti passino attraverso Israele.

Le trattative del Signor Galloway e di alcuni membri del parlamento turco che miravano a far cambiare il punto di vista egiziano si sono rivelate infruttuose.

Il convoglio composto da circa 200 veicoli era arrivato lunedì dopo una disputa con il Cairo sul percorso. 
                                                   **********************
da Alice Howard, (UKPA)
Aggiornamenti: mercoledì 6 gennaio 2010 , ore 8:17

Gaza gli aiuti britannici "picchiati dalla polizia"

Ci sono membri britannici del convoglio umanitario che cerca di portare gli aiuti a Gaza  tra le decine di persone ferite durante gli scontri con la polizia egiziana.

Circa 520 persone erano in viaggio con 150 veicoli pieni di beni di prima necessità quando sono scoppiati gli scontri nella notte di martedì al porto della città di Al Arish, vicino a Gaza.

Uno dei membri, Alexandra Lort-Phillips, 37anni , che lavora per Enfield Youth Offending Service nel nord di Londra, ha detto: "ho 42 persone nella mia squadra, e di loro i britannici feriti sono 3. Ci sono ferite alla testa e tagli.

"All'inizio siamo stati colpiti da sassi lanciati da persone in abiti civili, poi la polizia ha cominciato ad entrare dentro usando gas lacrimogeni e bastoni. Ci sono persone seriamente colpite"

Ha detto che sette o otto membri del convoglio sono stati curati all'ospedale, e ha stigmatizzato la "mano pesante" della polizia contro il loro gruppo.

Secondo le informazioni le proteste si sono scatenate quando le autorità egiziane di El Arish hanno imposto ad alcuni veicoli di usare il checkpoint controllato da Israele.

Gli attivisti preferirebbero che i beni venissero trasportati attraverso il valico egiziano di Rafah.

Il membro del Parlamento britannico George Galloway che guida il convoglio ha detto che è prevedibile che Israele impedisca che entrino a Gaza.
Ha detto a Sky News " E' inconcepibile che il 25% del nostro convoglio debba passare attraverso Israele e non arrivare mai a Gaza"

In precedenza questa settimana i membri del convoglio hanno inscenato rumorose proteste quando sono stati loro tolti i passaporti dai funzionari egiziani e ci sono state lungaggini nella restituzione. 

(tradotto da Cecilia Gallia) 


                                                *****************

Nel tardo pomeriggio stavamo trattando con un ufficiale anziano venuto dal Cairo che ha abbandonato i negoziati circa due ore fa senza fare ritorno. Le nostre trattative con l'ufficiale riguardano il portare i nostri veicoli con gli aiuti a Gaza.

 

Se n'è andato due ore fa e non è ritornato.

Le autorità egiziane hanno fatto intervenire oltre 2000 poliziotti antisommossa in direzione del  nostro accampamento al porto.
Al momento l'entrata al porto ci è bloccata e siamo di fronte alla polizia antisommossa armata di cannoni ad acqua e siamo determinati a difendere i nostri veicoli e gli aiuti.

Le autorità egiziane con la loro cieca ostinazione e ostilità nei confronti del convoglio ci hanno condotto a questo momento di crisi.

In questo momento chiediamo a tutti gli amici della Palestina di inscenare proteste di persona dove possibile, comunque con ogni mezzo disponibile presso le rappresentanze egiziane, consolati e ambasciate e chiedere che al convoglio sia concesso un passaggio sicuro dentro Gaza entro domani.

Kevin Ovenden

Capo del Convoglio Viva Palestina

 

(tradotto da Cecilia Gallia)

Aggiornamento 5 gennaio 2010, ore 22:43. 
R
icevo ora via cellulare da mio fratello [Alfredo Tra dardi] notizia che la polizia egiziana sta intervenendo con grande spiegamento di forze contro i partecipanti alla carovana Viva Palestina che dopo giorni e giorni era riuscita ad arrivare via mare e via aereo  questa mattina al porto di  Al Arish. Arrivano ed escono ambulanze. Sono in corso  scontri violenti .  Un attacco premeditato e a freddo.
Vincenzo Tradardi

Aggiornamento 5 gennaio 2010, ore 23:15 .  
Ora hanno fatto arrivare ed entrare nel recinto del porto dove era acquartierata la carovana con i 150 automezzi, una banda di un  centinaio di giovanotti in borghese armati di sassi. ricevo questa notizia sempre da Alfredo che occasionalmente si trovava  e si trova al di fuori del recinto del porto.
Vincenzo Tradardi



                                                         ************************

 

CONVOGLIO VIVA PALESTINA: AGGIORNAMENTO

LA PROTESTA DEI PASSAPORTI DEGLI ATTIVISTI PER GAZA, IN EGITTO

lunedì 4 dicembre 2010 , ore 23:45

di Tim Moynihan, associazione stampa 

Gli attivisti umanitari che cercano di portare gli aiuti a Gaza hanno inscenato una rumorosa protesta dopo che i funzionari egiziani hanno portato via i loro passaporti e c'è stato un ritardo nella restituzione.
 

La dimostrazione di ieri (sempre lunedì ndt) è venuta dopo che un gruppo di 157, compreso il Rispettabile Membro del Parlamento George Galloway, sono arrivati all'aeroporto di Al Arish in Egitto su un volo proveniente dalla Siria, in attesa di ricongiungersi con il convoglio che aveva viaggiato per mare verso la stessa destinazione.
 

Uno dei viaggiatori Alexandra Lort-Phillips, 37anni, che lavora per  Enfield Youth Offending Service nel nord di Londra, "Siamo arrivati sei o sette ore fa all'inizio della serata, e abbiamo dovuto pagare 15 dollari come visto di entrata. I nostri passaporti sono stati presi e ci siamo resi conto che ci stavano apponendo visti di uscita il che significava che ci avrebbero scortato fuori del paese sulla via per Gaza. La protesta è cominciata con un pacifico sit-in, ma è diventata più rumorosa quando le persone hanno cominciato a sentirsi frustrate, c'era qualcuno che gridava altri che cantavano, che sbattevano degli oggetti nella sala arrivi dell'aeroporto, ma non è stato buttato giù niente non c'è stata violenza. Abbiamo appena sentito che i visti di uscita verranno tolti dai passaporti così sembra che la situazione sia risolta"
 

Alice Howard, un portavoce del Convoglio Viva Palestina Britannico, ha detto:"Ho parlato con l'organizzatore Kevin Ovenden, e ha detto che la situazione adesso si sta tranquillizzando, stanno restituendo i passaporti e le persone stanno cercando un posto dove dormire negli alberghi per la notte.
Il progetto è di andare tutti insieme al porto a prendere i veicoli domani mattina e poi viaggiare verso Gaza passando per Rafah"

Il convoglio di 150 veicoli sta portando tonnellate di aiuti umanitari. Ci sono 528 attivisti di 17 paesi che è previsto accompagnino gli aiuti a Gaza.

(tradotto da Cecilia Gallia)

                                                       *******************************

Comunicato stampa

4 gennaio 2010

Il convoglio di Viva Palestina a poche ore dal rompere l'assedio di Gaza 

Il Convoglio Internazionale degli aiuti di Viva Palestina si trova ad appena poche ore dal rompere l'assedio Israeliano di Gaza che dura da tre anni e mezzo.

A dispetto del ripetuto ostruzionismo del governo Egiziano, che comprende il suo rifiuto di lasciar entrare il convoglio nel porto di Nuweiba, i membri della spedizione sperano di essere a Gaza domani.

198 veicoli, comprese ambulanze e pulmini, sono stati caricati su un traghetto nel porto siriano di Latakia sabato 2 gennaio e hanno adesso attraccato e passato la dogana nel porto egiziano di Al Arish.

I membri del convoglio voleranno oggi a Al Arish da Lakatia per prendere i veicoli e guidare per poco meno di cento miglia fino al passaggio del confine con l'Egitto, a Rafah.

Da quando Israele ha  imposto l'assedio su Gaza nel 2006 alle persone, agli aiuti e ai veicoli è stato impedito l'accesso alla Striscia.

Il convoglio organizzato insieme da Viva Palestina e Palestine Solidarity Campaign, porterà aiuti, compresi equipaggiamenti medici specialistici e lascerà anche i propri veicoli a Gaza.

Si era sperato di entrare nella Striscia il 27 dicembre, per ricordare il primo anniversario del giorno in cui lo scorso anno Israele ha cominciato il suo assalto di tre settimane per mare, terra e aria, uccidendo 1.400 Palestinesi e distruggendo case, fattorie e infrastrutture essenziali.

Purtroppo il convoglio è stato costretto a ridisegnare il proprio percorso attraverso la Giordania e la Siria, la scorsa settimana, dopo il rifiuto di entrare a Nuweiba navigando da Aqaba, Giordania.

Kevin Ovenden, organizzatore del convoglio, ha detto: "A dispetto di tutte le difficoltà, per terra, mare e cielo siamo a 24 ore dal rompere l'assedio di Gaza". "Adesso abbiamo tutto il diritto di aspettarci un ingresso sicuro e senza impedimenti a Gaza, ma noi chiediamo a tutti i gli amici internazionali di star pronti a far sentire la propria voce di fronte ad ulteriori ritardi ingiustificati" 

Per ulteriori informazioni sul convoglio di aiuti Viva Palestina e aggiornamenti visitate il sito www.vivapalestina.org  

Informazioni per la stampa Alice Howard  Tel: 07944 512 469; email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
(tradotto da Cecilia Gallia)
                                                *********************

http://www.reset-italia.net/2010/01/02/gaza-dichiarazione-dal-cairo-contro-lapartheid-israeliana/
I partecipanti alla Gaza Freedom March hanno redatto la “Dichiarazione dal Cairo” per terminare l’Apartheid Israeliana

I partecipanti alla Gaza Freedom March hanno approvato oggi una dichiarazione finalizzata ad accelerare la campagna globale per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro l’Apartheid Israeliana.
Per ora, i firmatari della dichiarazione sono circa 130.

Circa 1.400 attivisti da 43 paesi si sono riuniti al Cairo sulla via per Gaza per unirsi ai Palestinesi che marciavano per interrompere l’illegale assedio Israeliano. Le autorità Egiziane hanno impedito loro di entrare a Gaza.

Come risultato, I partecipanti alla Gaza Freedom March sono rimasti al Cairo. Hanno dato luogo ad una serie di iniziative non violente finalizzate a far pressione sulla comunità internazionale per porre fine all’assedio come passo iniziale della lotta per rendere giustizia ai Palestinesi sparsi ovunque nella storica Palestina.

Questa dichiarazione deriva dalle seguenti azioni: Basta con l’Apartheid Israeliana 

Dichiarazione dal Cairo
1 Gennaio, 2010

Noi, delegati internazionali riuniti al Cairo durante la Gaza Freedom March 2009, come risposta collettiva ad un’iniziativa della delegazione Sud Africana, dichiariamo:

In considerazione di quanto segue:

- l’attuale punizione collettiva che Israele infligge ai Palestinesi attraverso l’occupazione e l’assedio illegale di Gaza; 
- l’occupazione illegale della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e il proseguimento della costruzione illegale del muro dell’Apartheid e delle colonie; 
- il nuovo muro che stanno costruendo Egitto e USA che addirittura rafforzerà l’assedio di Gaza; 
- il disprezzo per la democrazia Palestinese mostrato da Israele, USA, Canada, Unione Europea ed altri dopo le elezioni Palestinesi del 2006; 
- i crimini di guerra commessi da Israele durante l’invasione di Gaza un anno fà; 
- la continua discriminazione e repressione che i Palestinesi affrontano all’interno di Israele; 
- la continuazione dell’esilio per milioni di rifugiati ; 
- tutti i suddetti atti di oppressione trovano fondamentalmente origine nell’ideologia sionista che è alla base di Israele; 
- sappiamo che i nostri governi hanno dato ad Israele diretto supporto economico, finanziario, militare e diplomatico, consentendogli di agire con impunità; 
- e memori della Dichiarazione ONU dei Diritti dei Popoli Indigeni (2007)

Riconfermiamo il nostro impegno per:

L’Auto-Determinazione dei Palestinesi
La fine dell’Occupazione
Pari diritti per tutti all’interno della storica Palestina
Il pieno diritto al ritorno per i rifugiati Palestinesi

A tal fine confermiamo il nostro impegno nei confronti della richiesta di United Palestinian, del luglio 2005, di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per costringere Israele a rispettare le leggi internazionali.

Fino a quando ciò non accadrà, noi cerchiamo e speriamo di dar luogo ad un movimento globale di massa, democratico, anti-apartheid per lavorare di comune accordo con la società civile Palestinese e implementare la richiesta Palestinese di BDS.

Consci delle tante e forti similitudini tra l’apartheid praticata da Israele e la precedente apartheid del regime in Sud Africa, proponiamo:

1) Un giro di conferenze nei primi sei mesi del 2010 tenuto da sindacalisti e attivisti delle società civili Palestinese e Sud Africana, a cui si uniranno sindacalisti e attivisti impegnati in questo progetto all’interno degli stati in cui si andrà, per insegnare a fondo le tecniche
BDS direttamente ai sindacati e più largamente a pubblico internazionale;

2) La partecipazione alla Settimana dell’Apartheid Israeliana nel
Marzo 2010;

3) Un approccio sistematico e unitario nel boicottare i prodotti Israeliani, coinvolgendo consumatori, lavoratori e sindacati dei settori di
commercio, magazzinaggio e trasporto;

4) Di sviluppare il boicottaggio Accademico, Culturale e Sportivo;

5) Campagne presso i sindacati di settore e fondi pensionistici per incoraggiare il disinvestimento da compagnie direttamente coinvolte
nell’Occupazione e/o nelle industrie militari Israeliane;

6) Azioni legali contro il reclutamento esterno di soldati posti al servizio delle milizie Israeliane, e procedimento penale contro i criminali di guerra del governo Israeliano; coordinamento dei Citizen’s Arrest Bureaux per identificare, condurre una campagna per denunciare e procedere contro i criminali di guerra Israeliani; sostenere il Rapporto Goldstone e
l’implementazione delle raccomandazioni in esso contenute;

7) Campagna contro lo status di “fondazione di beneficienza” del
Jewish National Fund (JNF).

Facciamo appello ad organizzazioni e ad individuali che si riconoscono in

questa dichiarazione affinchè la firmino e lavorino con noi per realizzarla.

Inviateci una mail a : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Firmata da:
(* Affiliazione a solo scopo identificativo.)Contact:

1.
Hedy Epstein, Holocaust Survivor/ Women in Black*, USA
2. Nomthandazo Sikiti, Nehawu, Congress of South African Trade
Unions (COSATU), Affiliate International Officer*, South Africa
3. Zico Tamela, Satawu, Congress of South African Trade Unions
(COSATU) Affiliate International Officer*, South Africa
4. Hlokoza Motau, Numsa, Congress of South African Trade Unions
(COSATU) Affiliate International Officer*, South Africa
5. George Mahlangu, Congress of South African Trade Unions (COSATU)
Campaigns Coordinator*, South Africa
6. Crystal Dicks, Congress of South African Trade Unions (COSATU)
Education Secretary*, South Africa
7. Savera Kalideen, SA Palestinian Solidarity Committee*, South
Africa
8. Suzanne Hotz, SA Palestinian Solidarity Group*, South Africa
9. Shehnaaz Wadee, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa
10. Haroon Wadee, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa
11. Sayeed Dhansey, South Africa
12.
Faiza Desai, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa
13. Ali Abunimah, Electronic Intifada*, USA
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Miguel García Grassot, Al Quds – Málaga*, Spain
110. Ana Mamora Romero, ASPA-Asociacion Andaluza Solidaridad y Paz*,
Spain
111.
Ehab Lotayef, CJPP Canada*, Canada
112. David Heap, London Anti-War*, Canada
113. Adie Mormech, Free Gaza* / Action Palestine*, England
114. Aimee Shalan, UK
115. Liliane Cordova, International Jewish Anti-Zionist Network
(IJAN)*, Spain
116.
Priscilla Lynch, USA
117. Jenna Bitar, USA
118.
Deborah Mardon, USA
119. Becky Thompson, USA
120. Diane Hereford, USA
121. David Heap, People for Peace London*, Canada
122. Donah Abdulla, Solidarity for Palestinian Human Rights*, Canada
123. Wendy Goldsmith, People for Peace London*, Canada
124. Abdu Mihirig, Solidarity for Palestinian Human Rights-UBC*,
Canada
125. Saldibastami, Solidarity for Palestinian Human Rights-UBC*,
Canada
126.
Abdenahmane Bouaffad, CMF*, France
127. Feroze Mithiborwala, Awami Bharat*, India
128. John Dear, Pax Christi*, USA
129. Ziyaad Lunat, Portugal
130.
Michael Letwin, New York City Labor Against the War (NYCLAW)
131. Labor For Palestine

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Forum Palestina:  Gaza Freedom March.
 
Oggi 1  gennaio 2010  in corso manifestazione all’ambasciata israeliana al Cairo. Le prime pagine dei giornali egiziani riportano le notizie sui fatti di ieri.

Marcia internazionale per la libertà di Gaza non riposa neanche il primo dell’anno, e dopo la giornata di ieri segnata dalle violente cariche della polizia contro gli attivisti che avevano tentato di manifestare nel centro del Cairo, oggi in 400 sono tornati in piazza e si sono concentrati davanti al grattacielo che ospita l’ambasciata di Israele nel quartiere di Giza, lo stesso dov’è situata la rappresentanza diplomatica francese di fronte alla quale da ormai cinque giorni centinaia di manifestanti d’oltralpe sono accampati per protestare contro il divieto egiziano di poter entrare nella striscia di Gaza.

Raggiunta telefonicamente Mila Pernice, del Forum Palestina, riferisce che circa 400 attivisti – per lo più italiani e francesi, ma anche scozzesi – sono arrivati sotto il grattacielo intorno alle 11.00 ora locale con bandiere palestinesi, cartelli, striscioni e gridando slogan contro l’assedio a Gaza, per la libertà della Palestina, contro il governo egiziano complice dell’affamamento della popolazione palestinese. Sui cartelli si può leggere “Free Gaza”, “Boycott Israel”, “Break the siege to Gaza” mentre uno striscione recita in francese “Israele stato sionista, fascista, terrorista”.

Rispetto alla dura repressione di ieri il comportamento delle forze di sicurezza egiziane è stato molto più morbido, almeno fino al momento in cui scriviamo: i primi funzionari di Polizia sono arrivati sul luogo della manifestazione solo 15 minuti dopo l’arrivo dei manifestanti, e poco dopo sono giunti i reparti antisommossa, che hanno circondato con i loro cordoni gli attivisti ma per ora tenendosi ad una relativa distanza.

Forse la relativa tolleranza di oggi è il risultato delle proteste che in tutto il mondo hanno preso di mira il governo egiziano dopo l’aggressione subita ieri dai manifestanti nei pressi del Museo Egizio da parte dei reparti antisommossa.

Alla manifestazione di oggi stanno partecipando anche un gruppo di attivisti e attiviste israeliane che sono giunte al Cairo ieri pomeriggio per unirsi ai 1400 internazionalisti presenti in Egitto a partire dal 25 dicembre scorso per dar vita alla Gaza Freedom March il cui intento prioritario è rompere l’assedio israeliano-egiziano alla Striscia di Gaza, ricordare i 1400 palestinesi morti durante i bombardamenti dello scorso anno e consegnare alla martoriata popolazione palestinese gli aiuti umanitari, scolastici e sanitari raccolti nei 42 paesi che aderiscono all’iniziativa.

Mila Pernice racconta che gli automobilisti che passano vicino alla manifestazione esprimono vistosamente la loro approvazione nei confronti della protesta suonando il clakson, mostrando le dita a forma di V per Vittoria, salutando.

Oggi e ieri praticamente tutti i quotidiani egiziani, compresi quelli legati al regime di Mubarak, dedicano le prime pagine alla Marcia Internazionale e ai suoi obiettivi.

Un nuovo importante risultato che premia la fermezza e la tenacia degli internazionalisti.

Sempre oggi, 1 gennaio 2010, mentre la Gaza Freedom March continuerà le azioni dimostrative nelle vie del Cairo, circa 1000 israeliani e 500 palestinesi di Gaza confluiranno sui due versanti opposti del posto di confine di Eretz per chiedere la fine dell’assedio disumano che sta strangolando la Striscia di Gaza.

 

Altre manifestazioni si avranno a Ramallah, Bethlehem e nelle altre città della West Bank che, insieme a quelle organizzate negli Stati Uniti e in Europa, si porranno l’obiettivo di risvegliare l’attenzione dei media internazionali sulla tragedia vissuta dalla popolazione palestinese della Striscia di Gaza che sta ancora soffrendo per le conseguenze dei crimini di guerra perpetrati da Israele durante l’Operazione Piombo Fuso.

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AGI NEWS.ON
01.01.2010

(AGI) - Il Cairo, 31 dic. - La Gaza Freedom March e' stata caricata dalla polizia egiziana al Cairo. Tra i feriti, che sarebbero almeno una decina, vi sono anche due italiani, hanno affermato a nome della Federazione della Sinistra, Alfio Nicotra, responsabile Pace Prc e Francesco Francescaglia responsabile esteri del Pdci "E' urgente -sottolineano- che l'ambasciata italiana e il Ministro degli Esteri Frattini intervengano a protezione dei nostri connazionali". I feriti, racconta Maurizio Musolino, rappresentante della Federazione della Sinistra alla marcia, sono una ragazza italiana, colpita dagli agenti al volto, e un giovane, che lamenta un problema a una gamba, forse una contusione. "In questo momento -spiega Musolino - "siamo bloccati in 400 in un angolo vicino al Museo Egizio e circondati da una marea di poliziotti. Non volevamo fare alcuna manifestazione al Cairo, ma solo raggiungere Gaza e mostrare solidarieta' sulla questione del valico di Rafah.
  Evidentemente c'e' un problema di democrazia in questo Paese, che ha legami importanti con l'Italia".

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31 Dicembre 2009, 
Ora : 11 am

 INTERNAZIONALI AL CAIRO MARCIANO VERSO GAZA PER PROTESTARE CONTRO L’ASSEDIO 

(Cairo) A seguito del rifiuto Egiziano di consentire ai partecipanti alla Gaza Freedom March di entrare a Gaza, gli oltre 1.300 attivisti per la pace e la giustizia sono partiti a piedi. Nonostante i blocchi della polizia predisposti al Cairo con lo scopo di recintare i dimostranti e impedire loro di manifestare solidarietà con il popolo Palestinese, gli internazionali stanno spiegando i loro stendardi e invitano tutti i pacifisti del mondo di sostenerli e chiedere la fine dell’assedio di Gaza.
 
L’offerta Egiziana di lasciar entrare a Gaza solo 100 dei 1.400 partecipanti alla Marcia, è stata ritenuta dagli organizzatori della Marcia insufficiente e deliberatamente intenzionata a dividere. Nel frattempo, il Ministro degli Esteri Egiziano ha cercato di far passare questa offerta last-minute come espressione di buona intenzione nei confronti dei Palestinesi per isolare i “provocatori”. La Gaza Freedom March ha rifiutato categoricamente queste affermazioni. Gli attivisti sono al Cairo perché il governo Egiziano ha impedito loro di raggiungere Gaza. “Noi non vogliamo rimanere qui, Gaza è sempre stata la nostra destinazione finale”, afferma Max Ajl , partecipante alla Marcia.
 
Alcune persone hanno cercato di superare i blocchi della polizia e iniziare a marciare verso il punto di incontro a Tahreer Square al centro del  Cairo. A loro si sono uniti Egiziani che volevano denunciare il ruolo del proprio governo nel sostenere l’assedio di Gaza. Le autorità hanno cercato di tenere separati gli internazionali dai locali. La polizia sta attaccando brutalmente i partecipanti , non violenti, alla Marcia. Molti poliziotti in borghese si sono infiltrati tra la folla e assaltano I partecipanti violentemente. “Sono stata sollevata dalla polizia Egiziana e sbattuta letteralmente contro le transenne” afferma Desiree Fairooz, una dimostrante. I partecipanti alla Marcia stanno cantando slogan di protesta e resistono ai tentativi di disperderli e giurano di rimanere nella piazza fino a quando non saranno autorizzati ad andare a Gaza. Lo striscione GFM è appeso ad un albero della piazza. Alcuni partecipanti alla Marcia stanno sanguinando e i celerini hanno distrutto le loro videocamere.
 
La Gaza Freedom March rappresenta persone da 43 nazioni con background diversi. Tra loro ci sono persone di ogni fede, leader di comunità, attivisti per la pace, dottori, artisti, studenti, politici, scrittori e molti altri. In comune hanno l’impegno alla nonviolenza e la determinazione a interrompere l’assedio di Gaza.
 
"L’Egitto ha provato in tutti i modi possibili ad isolarci e ad abbattere il nostro spirito” dicono gli organizzatori della Marcia. “Ma noi restiamo fedeli più che mai al nostro obiettivo di manifestare contro la tirannia e la repressione. Marceremo il più vicino possibile a Gaza, e se saremo fermati con la forza, chiederemo ai nostri sostenitori di protestare. Chiediamo a coloro che credono nella giustizia e nella pace ovunque siano nel mondo di sostenere le nostre iniziative per la libertà dei Palestinesi. "
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CONVOGLIO VIVA PALESTINA:  AGGIORNAMENTO 5 gennaio 2010,  ore 21:04 

A tutti gli amici della Palestina: la nostra situazione è in un momento di crisi. La polizia antisommossa è entrata nel porto di Al Arish.

  

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Tra i partecipanti c’è anche Alice Walker, scrittrice e vincitrice del Premio Pulitzer, Walden Bello , membro del Parlamento Filippino, Luisa Morgantini, ex membro del Palamento Europeo per l’Italia. Più di 20 partecipanti alla marcia, tra cui l’ 85enne sopravvissuta all’Olocausto,  Hedy Epstein, hanno intrapreso uno sciopero della fame contro il pesante ostruzionismo Egiziano, oggi entrano nel quarto giorno.

Gaza Freedom March, cento attivisti potranno entrare nella Striscia


Osservatorio Iraq, 30 dicembre 2009

Una piccola delegazione umanitaria della

La scelta di accettare la proposta dell’Egitto, che inizialmente aveva annunciato la decisione di vietare del tutto il passaggio della Gaza Freedom March sul proprio territorio, è stata in ogni caso sofferta.

Una parte dei partecipanti alla protesta hanno salutato l’accordo come una vittoria, anche se parziale. "Si tratta di una vittoria parziale", ha dichiarato all’agenzia France Presse l’attivista americana Medea Benjamin, secondo cui essa “dimostra che la pressione ha avuto effetto".

Diverso il parere di altri attivisti. L’accordo raggiunto, ha dichiarato il canadese Bassem Omar "dà solo al governo egiziano la possibilità di dire di averci concesso di passare".

Di certo, i manifestanti rimasti al Cairo continueranno a portare avanti la propria
protesta contro il governo egiziano. Nei giorni scorsi decine di attivisti provenienti da 43 paesi hanno presidiato le sedi delle rispettive ambasciate in Egitto, mentre una decina di membri del comitato internazionale – tra cui l’85enne pacifista Usa Hedy Epstein – hanno avviato uno sciopero della fame.


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Aggiornamento sulla Gaza Freedom March

 

30.12.2009

Da Forumpalestina

[….].Nella serata di ieri si è saputo che una parte della delegazione statunitense aveva trattato separatamente con la moglie di Mubarak (!) per far passare stamattina solo 100 attivisti sui 1400 totali.

Si è creato scompiglio e malumore, e stamattina dei 100 che dovevano partire sul pullman sono saliti solo 40 tra americani e coreani, tutte le altre delegazioni si sono rifiutate di accettare il compromesso non solo perché lascia fuori la maggior parte delle delegazioni ma anche perché non è frutto di un accordo politico alla luce del sole che inchioda il governo egiziano alle sue responsabilità ma di una sorta di trattativa privata tra una rappresentante dei Code Pink USA e la moglie del dittatore egiziano.

Questa mattina alcune delegazioni, tra cui quelle italiane, hanno spiegato il loro punto di vista tramite un apposito comunicato in cui si afferma:

“pur apprezzando l’autorizzazione all’ingresso della ristretta delegazione per ragioni umanitarie, e per consegnare materiali alla popolazione non possiamo tuttavia considerarla come un risultato finale o come un’alternativa alla Gaza Freedom March.

L’obiettivo con cui è nata l'iniziativa era e resta quello di rompere il feroce assedio imposto alla popolazione palestinese di Gaza, così duramente martoriata dall’attacco israeliano “Piombo Fuso” dell’inverno 2008.

Chiediamo con ancor più forza che il governo egiziano autorizzi l’ingresso delle delegazioni e di tutti/e i/le 1.400 manifestanti nella Striscia di Gaza, per non rendersi complice di un vergognoso assedio che continua da anni, e che provoca immani sofferenze alla popolazione palestinese.”

Significativa anche la presa di posizione di una delegata sudafricana che criticando la decisione di Code Pink ha affermato: "se nella lotta contro il regime di segregazione razziale nel nostro paese avessimo adottato la via del compromesso e delle vittorie simboliche il regime dell’apartheid nel nostro paese sarebbe ancora intatto.”

L’accordo raggiunto, ha dichiarato il canadese Bassem Omar "dà solo al governo egiziano la possibilità di dire di averci concesso di passare".

 


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I PARTECIPANTI ALLA GAZA FREEDOM MARCH RIFIUTANO L’OFFERTA EGIZIANA DI FAR ENTRARE SOLO 100 PERSONE A GAZA 

Dopo tre giorni di veglie e dimostrazioni al Cairo, il Comitato Coordinatore della Gaza Freedom March e molti contingenti (tra cui quello Francese, Scozzese, Canadese, SudAfricano, Svedese e dello Stato di New York,U.S.)   hanno rifiutato l’offerta di Suzanne Mubarak di consentire solo a 100, dei 1.300 delegati, di entrare a Gaza.
 
“Rifiutiamo categoricamente l’offerta Egiziana di un gesto simbolico. Rifiutiamo continuare a coprire l’assedio di Gaza. Il nostro gruppo continuerà a lavorare per consentire a tutti i 1.362 partecipanti alla Marcia di entrare a Gaza, come primo passo verso l’obiettivo finale che è quello di far cessare completamente l’assedio e liberare la Palestina” afferma Ziyaad Lunat , membro del Comitato Coordinatore della Marcia.
 
La Gaza Freedom March è stata organizzata per attirare l’attenzione sul primo anniversario dei 22 giorni di assalto Israeliano, che ha ucciso più di 1.400 Palestinesi, e ferito più di 5.000. Nonostante l’invasione sia tecnicamente terminata, gli effetti sulla popolazione sono solamente peggiorati negli ultimi 12 mesi. Non è consentito l’ingresso a Gaza al materiale da ricostruzione e più dell’80% degli abitanti di Gaza dipendono attualmente dalla beneficenza  per mangiare.
 
I partecipanti alla Marcia avevano programmato di entrare a Gaza attraverso il valico Egiziano di Rafah, il 27 dicembre, per unirsi a circa 50.000 Palestinesi residenti e marciare verso il valico di  Erez in Israele per chiedere pacificamente la fine dell’assedio.  Invece, il governo Egiziano del Presidente Hosni Mubarak ha annunciato, solo qualche giorno prima che centinaia di delegate iniziassero ad arrivare al Cairo, che non avrebbero consentito alla Marcia di proseguire. Citando la tensione crescente ai confini. Quando i partecipanti alla marcia hanno dimostrato contro la decisione, il governo si è incrinato, utilizzando spesso poliziotti antisommossa pesantemente armati per circondare e intimidire i partecipanti alla Marcia non violenti.

La decisione dell’Egitto di lasciar entrare solo 100 persone a Gaza dimostra che la motivazione della “sicurezza” è falsa.

Contatti: 
Ann Wright, Egypt (19) 508-1493
Ziyaad Lunat, Egypt +20 191181340
Ehab Lotayef, Egypt +20 17 638 2628 (Arabic) 

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COMUNICATO  STAMPA DELLA GAZA FREEDOM MARCH
Lunedì 28 Dicembre, 2009
contatto: Hedy Epstein
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Oggetto: Hedy Epstein, una sopravvissuta all'Olocausto di 85 anni, inizia lo sciopero della fame per protestare contro la chiusura della Striscia di Gaza.
Hedy Epstein, una pacifista di 85 anni sopravvissuta all'Olocausto, ha annunciato di aver iniziato lo sciopero della fame per protestare contro il rifiuto del Governo Egiziano di consentire ingresso a Gaza ai partecipanti della 'Freedom March'.

La Signora Epstein fa parte di una delegazione di internazionali provenienti da 43 paesi, che si sarebbero uniti a migliaia di Palestinesi in una marcia non violenta che dal Nord della striscia avrebbe raggiunto Eretz, il confine con Israele, chiedendo la fine dell’assedio. L’Egitto sta impedendo ai manifestanti di lasciare il Cairo, costringendoli a trovare vie alternative per dar voce alla propria protesta.

La signora Epstein rimarrà davanti all’edificio dell’ONU nel World Trade Center (Cornish al-Nil 1191, il Cairo) per tutta la giornata, insieme ad altri 10 attivisti che come lei hanno iniziato lo sciopero della fame. “E’ importante che la popolazione sotto assedio di Gaza sappia che non è sola. Voglio poter dire alla gente che incontrerò nelle strade di Gaza che rappresento molti nella mia città e negli USA che sono indignati per le politiche adottate da Israele, USA e Europa nei confronti dei Palestinesi e che siamo sempre di più a pensarla cosi” dice la Epstein.

Nel 1939, a soli 14 anni, per fuggire alla persecuzione nazista la Epstein fu mandata in Inghilterra dai genitori attraverso il programma chiamato Kindertransport. Epstein non rivide più i suoi genitori che morirono ad Auschwitz nel 1942. Finita la guerra, lavorò come analista ai processi di Norimberga contro i dottori nazisti che avevano eseguito ricerche mediche sperimentali su i prigionieri dei campi di concentramento.  

Dopo essersi trasferita negli USA, la Epstein si è dedicata alla causa della pace e della giustizia. Diversamente da molti sopravvissuti all’Olocausto, una delle cause che ha abbracciato è quella Palestinese. Ha viaggiato in Cisgiordania, ha raccolto aiuti umanitari e ora vorrebbe poter entrare a Gaza.

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Gaza Freedom March (un centinaio di persone  su circa 1500) partirà questa mattina dal Cairo alla volta della Striscia.

La rappresentanza, che sarà  composta da un massimo di due esponenti per ogni paese, avrà il compito di consegnare alla popolazione palestinese gli aiuti raccolti e potrà restare a Gaza fino al prossimo 2 gennaio.

L’accordo tra il comitato internazionale della Gaza Freedom March – guidato dall’associazione Usa Code Pink - e le autorità egiziane è stato raggiunto al termine di faticose trattative. Secondo le indiscrezioni delle ultime ore, nel negoziato avrebbe giocato un ruolo importante anche la Mezzaluna Rossa e la moglie del presidente egiziano Hosni Mubarak.