AAA - Vendesi casa in colonia

Il Manifesto - Internazionale
17 novembre 2009


“AAA, vendesi casa in colonia”
di Michele Giorgio

PALESTINA Un gruppo di ebrei americani organizza tour immobiliari nei Territori occupati
 «Non comprate in Florida, investite nella nostra storica patria».

Per nulla impressionati dall'evacuazione, compiuta ieri dall'esercito, di due caravan nell'«avamposto» di Negohot, a sud di Hebron, i coloni israeliani vanno avanti per la loro strada. E visto che il presidente Usa Barack Obama ha rinunciato a fermare l'espansione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, ora pubblicizzano con maggior forza il loro «patrimonio immobiliare». Arutz 7, la radio dei coloni, ha riferito che cinquanta americani ebrei, in visita in questi giorni a Gerusalemme, promuoveranno negli States l'acquisto di case negli insediamenti costruiti nei territori in cui dovrebbe sorgere lo Stato di Palestina, in particolare a Gerusalemme Est e in Cisgiordania.

«Non comprate casa in Florida, investite i vostri risparmi nella nostra storica patria», è lo slogan degli agenti immobiliari, totalmente indifferenti verso le rivendicazioni palestinesi sui territori occupati da Israele nel 1967. «Il nostro obiettivo principale è inviare un chiaro messaggio ad Obama: gli ebrei continueranno a vivere a Gerusalemme Est e in Giudea e Samaria (la Cisgiordania, ndr) e non accetteranno le intimidazioni che vengono dall'estero», ha spiegato il newyorkese Dov Hikind durante un tour nelle colonie. «Gli ebrei americani - ha aggiunto - non possono sottrarsi ad un obbligo: devono comprare case per garantire la sicurezza e la crescita degli insediamenti».
Ieri la delegazione di «agenti immobiliari» ha visitato le colonie a ridosso di Nablus - vere e proprie roccaforti della destra religiosa - e oggi si recherà negli avamposti di Gilad, Amona (evacuato con la forza tre anni fa dalla polizia ma che comincia a ripopolarsi) e a Shdema, un'area accanto a Betlemme non restituita all'Anp di Abu Mazen per le forti pressioni di gruppi di ultranazionalisti israeliani. Chiuderà l'indagine immobiliare domani, partecipando all'inaugurazione di Nof Etzion, nella zona araba di Gerusalemme.

Pare che tra gli appartamenti più indicati per chi volesse rinunciare alle spiagge della Florida per investire nella «redenzione» della biblica Eretz Israel, ci siano quelli di recente approvazione da parte del governo.

In tutto sono 3mila, dei quali almeno 800 verranno ultimati nel giro di qualche mese. E non bisogna dimenticare che, a parità di metri quadrati, i «prezzi di mercato» e gli incentivi governativi rendono molto conveniente acquistare una casa nelle colonie ebraiche rispetto alle costose abitazioni della Florida.

«Spero che coloro che compreranno le nostre case presto sceglieranno anche di compiere l'aliyah (l'immigrazione) e di trasferirsi definitivamente qui», ha detto ieri alla delegazione Gershon Mesika, presidente del Consiglio regionale delle colonie della Samaria. Da parte sua David Haivri, direttore del'ufficio di collegamento del Consiglio regionale della Giudea, ha assicurato che tutto è pronto per soddisfare le esigenze dei possibili acquirenti nordamericani.

«Garantiamo inoltre che le case acquistate dagli ebrei che vivono in diaspora verranno date in affitto a giovani coppie che non hanno la possibilità di comprare un appartamento», ha detto Haivri, impegnato da qualche settimana nel vendere abitazioni negli insediamenti ad australiani ebrei.

Dalle dirette di Arutz 7 emerge il crescente ottimismo dei coloni per i recenti sviluppi politici dopo i «timori» generati dall'atteggiamento iniziale di Washington.

Peraltro due giorni fa, l'ex presidente Usa Bill Clinton, in visita in Medio Oriente, ha esortato gli israeliani a credere di più in Barack Obama e, in linea con il Segretario di stato (e sua moglie) Hillary Clinton, ha giudicato positivamente la limitata moratoria (pochi mesi) nella crescita degli insediamenti colonici proposta dal premier israeliano Benyamin Netanyahu.

Clinton non ha mancato di esortare Abu Mazen a riprendere subito il negoziato «senza porre condizioni». In ogni caso l'estrema destra israeliana e i coloni hanno già pronta la soluzione per i palestinesi.

Secondo un sondaggio il 78% degli ascoltatori di Arutz 7 vuole mettere fine al conflitto cacciando via «gli arabi» e mandandoli in un paese arabo.