Diario di Paola in Palestina - 1 novembre

Diario di Paola in Palestina – 1 novembre

 Con Mario e Isa a Beit Ummar, invitati da F., la medico della zona di Betlemme. Al semaforo, bambini che ci chiedono insistentemente l'elemosina.

A destra un insediamento. Probabilmente ancora 'non riconosciuto', perché costituito da caravan. Ben collegati alle linee elettriche. Chiaramente, è perché non sono beduini.



F. vive con il marito e i tre figli in una grande casa. I due bambini più piccoli sono gemelli, e uno dei due è cieco; il figlio più grande ha 8 anni, va in terza.

Nel salone e al primo piano, quadro con la moschea di Al-Aqsa. Al posto d'onore, una kefya con la bandiera palestinese.

F. si è laureata in Polonia. "E' bella la Polonia, per la natura. Fa freddo. Ma i fiumi, il mare..."

"A Gerusalemme, e in Israele, ci puoi andare?" "No. Ci vuole il permesso israeliano, è molto complicato ottenerlo, e nessuno di noi ce l'ha. L'ho avuto, prima, quando il mio bambino era seguito all'ospedale Hadassah. L'hanno operato agli occhi due volte. Ora aspettiamo la terza operazione; se va bene, forse ricupererà qualcosa, da un occhio".

Al marito: "E tuo padre, dove lavora?" "A Gerusalemme. Lui ha il permesso. Si comprano, i permessi. Ma costano cari: 10.000 shekel, e valgono solo sei mesi. Poi si è da capo. Li vendono i datori di lavoro, i permessi". "Ah... e questo è tutto illegale..." "Certo che sì. Conviene, se gli israeliani pagano molto. Così, se pagano 15.000 shekel, ne restano 5.000". "E così, il datore di lavoro paga 15.000. Ma poi 10.000 gli tornano indietro, e in nero. Non male...". "E poi, essendo tutto illegale, se hai da protestare non c'è nessuno con cui farlo". "In Israele si guadagna di più. Ma dovendo pagare i permessi, tocca lavorare dalle 7 di mattina alle 9 di sera.

Una volta, tanti di qua lavoravano in Israele. Ora sono rimasti in pochi, perché Israele al posto di noi ha preso cinesi, tailandesi.... E la maggior parte degli abitanti, qui, sono disoccupati".

Interviene il marito: "Anche le armi, le vendono gli israeliani. Costano care, ma è da loro che arrivano".

Il bambino cieco frequenta una scuola per ciechi. "L'ha costruita la Germania, gli insegnanti sono palestinesi, ma gli stipendi li paga la Germania. Ci sono 36 bambini, in quella scuola.

Ce ne sono un paio, di scuole per ciechi, in Cisgiordania. A Gaza non ce ne sono, e non lasciano venire qui, quelli di Gaza. Così l'anno scorso un bambino di Gaza è stato a scuola tutto l'anno, senza mai andare a casa. Aveva sette anni, piangeva sempre; e quando sentiva una voce di donna gridava "Mamma, mamma!"

Chiedo quanti sono i bambini nella classe del più grande. "Ventidue, ma perché è una privata. Alla scuola pubblica... delle volte gli insegnanti fanno sciopero per uno, due mesi". "!" "E' perché gli stipendi li paga la UE. E se la UE  in ritardo con i pagamenti..."

Ritorniamo. All'uscita dal paese, la torretta di guardia, il filo spinato, il cancello. Ora è aperto. A chiuderlo, e a ripristinare l'efficienza del posto di blocco, credo non ci voglia più di mezz'ora.

E avrà senso boicottare solo i prodotti delle colonie? rifletto, guardando dal finestrino. Che nascono come funghi, e la volontà di Israele in questo non c'entra
?