Il saccheggio delle risorse di gas naturale della Striscia di Gaza

The Palestine Telegraph

08.09.2009

 

http://www.paltelegraph.com/opinions/editorials/2177-israels-rape-of-gazas-natural-resources-part-1-what-the-conflict-was-really-about

 

"Lo stupro israeliano delle risorse naturali di Gaza.

Parte 1: quale è stato l’obiettivo effettivo del Conflitto."

di Peter Eyre

Tornando addietro, al 2000, il gas venne individuato vicino alla costa, fuori da Gaza. La stragrande maggioranza di questa risorsa fondamentale si trova all’interno dell’Area Marittima di Gaza. Fin dall’inizio, Israele decise di avocare a sé l’intera proprietà del bacino, avendo programmato di riconvertirsi al gas naturale ritenuto il combustibile di maggior valore per le proprie centrali elettriche e per l’industria.

 

piattaformapressoMariB.jpg



 

All’inizio vennero redatti due piani:

  • Trasportare il gas a El Arish (Egitto) per mezzo di gasdotti sottomarini e poi, sempre con gasdotti sottomarini, trasportarlo a Ashkelon (facendolo risultare gas egiziano).
  • Trasportare il gas direttamente a Ashkelon.

Nel dicembre del 2007, il gruppo BG [British Gas Group, ndt] si ritirò dalle trattative con il governo israeliano per la vendita a Israele del gas proveniente dal bacino dell’area marittima di Gaza. Nel gennaio 2008, il gruppo BG chiuse la sua sede in Israele e continuò ad analizzare le opzioni per la commercializzazione del gas. Ho ritenuto, a parer mio, che la quota parte tra tutti i componenti fosse del tutto sbilanciata, con la Palestina in possesso del solo 10%.

Attorno a metà del 2008, la BG firmò un accordo con l’Egitto per trasportare con il gasdotto l’intera scorta in Egitto per poi trasformarlo in LNG [Gas Naturale Liquefatto, ndt] per il successivo invio negli Stati Uniti o nell’Unione Europea. Tutto ciò avrebbe rappresentato un potenziale disastro per Israele che necessitava disperatamente di gas per soddisfare il suo fabbisogno di approvvigionamento dato che aveva deciso di convertirsi al gas naturale.

L’altro problema consistette nel fatto che, durante queste discussioni, la Striscia di Gaza era passata sotto il controllo di Hamas, accrescendo ulteriormente le complicazioni per un possibile accordo. Per il giugno del 2008 Israele era ora sul piede di guerra con Gaza con la chiara intenzione di eliminare Hamas dalla Striscia per tentare di ricuperare qualcosa del mancato accordo. Fu in questo periodo di tempo che venne coinvolto l’ex ministro britannico, Tony Blair, che cercò di riportare la BG e Israele ad un tavolo per dare inizio ai negoziati. La BG rispose positivamente e ritornò di nuovo in Israele per colloqui urgenti, dopo aver buttato via l’accordo con l’Egitto.

Allora il governo di Israele decise che, al momento, l’aggressione a Gaza avrebbe dovuto essere rimandata nella sua attuazione in quanto qualsiasi attività bellica avrebbe potuto mettere in difficoltà i colloqui tra BG, Israele e Autorità Palestinese. Sfortunatamente ancora una volta i colloqui fallirono e la BG riprese ad esaminare altre possibilità. Verso la fine dell’anno Israele aveva portato a termine la sua idea di penetrare a Gaza per eliminare Hamas e, facendo ciò, essere in una posizione favorevole per mettere le sue mani su queste immense riserve in mare aperto.

bombardamentiagaza.jpg 

Il tentativo di prendere il controllo della Striscia di Gaza fallì come diretta conseguenza del coraggio e dell’ardore di Hamas e della condanna di tutto il mondo. Ora, si presenta una situazione in base alla quale il popolo di Gaza/Palestina ha questa incredibile ricchezza in mare aperto, ma non è in grado di trasportarla a terra.

Si è letto di tutti quegli aiuti finanziari che erano stati promessi da così tanti governi, ma dove siano questi aiuti e ce n’è veramente bisogno? La risposta è semplicemente no, in quanto nelle loro riserve di gas naturale in mare aperto si celano tutte le ricchezze del mondo.

Gaza ha bisogno di un aiuto urgente a breve termine di forniture sanitarie e di sostegno nelle infrastrutture di base per risollevarla e metterla nuovamente in moto. E’ necessario dare un aiuto rilevante alle sue infrastrutture sanitarie per far fronte allo sviluppo della malattia che è diretta conseguenza dei bombardamenti israeliani e del loro uso di armi contenenti componenti all’uranio. Ora ci sarà una crescita progressiva per ciò che riguarda i tumori, il diabete e le complicazioni neonatali, che saranno causa di forti pressioni sul loro sistema sanitario. Gaza ha pure necessità di una buona quantità di acqua e di scorte alimentari di base e, più di tutto, ha bisogno di assistenza per ristrutturare e per curare la manutenzione del proprio sistema fognario che è totalmente collassato.

Non risulta strano che al momento il liquame grezzo di fogna debba essere scaricato in mare come diretta conseguenza del blocco israeliano? Qualcuno in Israele potrebbe immaginare che nuotare lontano dalle loro belle spiagge ora è un grave rischio per la salute? Possono immaginare perfino il volume delle acque luride prodotte da 1,5 milioni di persone…..ritengo che solo lo scorso anno esse siano state in qualche modo approssimativamente 16 miliardi di litri. Quest’anno il sistema è in totalmente crollato e quindi il mare è l’unica risposta. Le correnti di marea trasporteranno tutto l’inquinamento verso il nord, lungo il magnifico litorale d’Israele. Come si dice, ciò che si disperde lungo tutte le direzioni, ritorna poi da tutte le direzioni.

Ora che abbiamo compreso appieno tutto ciò che sta dietro al conflitto tra Israele e Gaza, dovremmo porci la domanda, ma dove erano le Nazioni Unite e che cosa stavano facendo al riguardo? Esse furono molto sbrigative nel rispondere all’aggressione sproporzionata di Israele a Gaza. Esse sono state molto veloci nel dislocare all’interno di Gaza un gruppo inquirente per i crimini di guerra, ma che cosa hanno fatto riguardo alla questione ormai di lunga durata relativa allo sfruttamento delle risorse naturali di Gaza/Palestina e per ciò che concerne questi cosiddetti confini contesi, riguardo a ciò di cui erano al corrente da molti anni? Rinfreschiamo solo i loro ricordi!

L’Unione Europea e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite devono giocare un ruolo importante nell’applicazione del diritto e nel disporre norme nella regione. Israele dovrebbe subire la condanna internazionale per le sue gravi violazioni del diritto internazionale per ciò che riguarda lo sfruttamento delle risorse naturali dei Territori Occupati. La sfrontata mancanza di considerazione del paese per le risoluzioni internazionali emesse non ha prodotto nulla, ma ha accresciuto la dipendenza della Palestina dall’approvvigionamento di petrolio da Israele. Israele sta violando anche gli Accordi di Oslo che ha modificato a suo esclusivo vantaggio.

La Risoluzione 1803 (XVII) del 18 dicembre 1962 dichiara il diritto dei popoli/nazioni ad una sovranità permanente sulle loro ricchezze/risorse naturali.

La Risoluzione 3005 delle Nazioni Unite (XXVII) del 15 dicembre 1972 ha affermato il principio di sovranità della popolazione di territori occupati sulle loro ricchezze e risorse naturali e ha richiesto che tutti gli stati, le Organizzazioni internazionali e le agenzie specializzate non riconoscano, non collaborino con, o assistano in qualche maniera, qualsiasi tipo di misura venga intrapresa dal Potere occupante per sfruttare le risorse dei territori occupati o per determinare un qualche cambiamento nella composizione demografica o nel carattere geografico o nelle strutture istituzionali di quei territori.

Afferma il diritto degli Stati arabi e dei popoli i cui territori sono sotto il giogo dell’occupazione straniera a conservare il diritto permanente di sovranità su tutte le loro risorse naturali.

Riafferma che tutte le misure che sono state intraprese da Israele per sfruttare le risorse umane e naturali dei territori arabi occupati sono illegali e richiede che tali misure vengano interrotte immediatamente.

Afferma il diritto degli stati arabi e dei popoli i cui territori sono soggetti all’occupazione israeliana alla restituzione della e al totale risarcimento per lo sfruttamento e al saccheggio di, e al danneggiamento delle risorse naturali.

La Risoluzione N° 3175 (XXVIII) del 17 dicembre 1973  

Afferma il diritto degli arabi ad una perpetua sovranità sulle risorse naturali nei Territori Arabi Occupati.  

confinimarittimiinternazionali.gif

La mappa riportata sopra mostra i confini marittimi internazionali delle Nazioni Unite, ma non fa alcun riferimento alle acque di Gaza/Palestina.

confinicontesi.gifE’ tuttavia umoristico il fatto che le Nazioni Unite riconoscano che sussiste un confine internazionale conteso (come mostra questa mappa), allora perché le Nazioni Unite non fanno nulla in rapporto a tutte le precedenti violazioni o non affronta questo cosiddetto confine internazionale conteso?

E’ evidente che, malgrado la condanna delle Nazioni Unite su questioni di questo tipo, non c’è alcuna forza effettiva che permetta loro di eseguire il loro compito. Sarebbe auspicabile che le Nazioni Unite non seguano l’esempio del loro predecessore, la Società delle Nazioni, che fallì miseramente.

Nella mappa sottostante, alcuni giacimenti di gas naturale si trovano all’interno o a cavallo dei confini contesi tra Gaza e Israele che io ho ridisegnato in bianco e che sono i limiti 12+12 (che si dovrebbero applicare a Gaza), mentre l’area allargata rossa dovrebbe essere la loro EEZ [Exclusive Economic Zone, ndt]. Nell’area il gas è abbondante e credo che sotto questi giacimenti, a maggiore profondità, ci siano pure giacimenti di petrolio greggio. Questa mappa non è fatta in scala ma dà una qualche idea della vicinanza delle risorse. Come si può vedere una parte considerevolmente più grande del territorio sottomarino è disponibile se si potesse legittimamente affermarne il suo possesso o EEZ (che risulta applicabile in qualsiasi altro paese).

giacimentisottomarini.gifOra si può vedere su che cosa si basi tutto questo trambusto. Come possiamo noi, in quanto comunità internazionale o come possono proprio le Nazioni Unite starsene dalla nostra parte e permettere a Israele di saccheggiare le risorse naturali di Gaza/Palestina? E’ evidente che uno dei giacimenti sopra riportati è proprietà di Gaza in quanto è situato completamente nel mezzo della sua zona di rispetto (Gaza Marine 1 e 2). Quella a nord (che giace a cavallo del confine) è proprietà comune, sebbene Israele affermi che quel giacimento gli appartiene(Noa e Noa South) e poi abbiamo la piattaforma estrattiva chiamata Mari B, che è situata proprio sul confine, che potrebbe essere ugualmente proprietà comune. Tratteremo di questi giacimenti in modo più particolareggiato nella Parte 2 di questa serie.

E’ evidente che se Gaza/Palestina avesse il permesso di rivendicare ciò che è legittimamente di sua proprietà e se le Nazioni Unite avessero tenuto duro nel sostenere queste affermazioni, avremmo potuto assistere a delle trasformazioni, a Gaza e nella West Bank, che sono al di là di ogni immaginazione.

Perché questo problema semplice diviene per loro il maggior rompicapo da dover risolvere? Perché le forze di pace delle Nazioni Unite non possono entrare a Gaza e assumere il controllo del confine e, una volta sul posto, revocare l’intero blocco della Palestina in terra, in mare e nell’aria?

Penso di conoscere già la risposta per lo stesso tipo di problema che si ha nei Balcani e in Libano. Tutte le postazioni sono state bombardate con armi tecnologicamente nuove che contengono componenti all’uranio impoverito o arricchito. Tutte le postazioni sono state utilizzate come banco di prova per armi fabbricate negli Stati Uniti. Quale negoziatore, a giusta ragione, si sarebbe sottoposto a tali contaminazioni?

Come si è già saputo, la forza di pace delle Nazioni Unite nei Balcani è caduta vittima di contaminazioni da uranio impoverito (DU) e da allora molti sono morti. In Libano abbiamo visto una situazione simile, ma questa volta le IDF (Israeli Defence Forces) non hanno rivelato di aver usato un tal tipo di armi, sebbene campioni ricuperati fin dall’aggressione del 2006 sono risultati positivi, provando l’uso di armi all’uranio impoverito/arricchito (DU/EU). Il Libano e le Nazioni Unite cassarono questa informazione al fine di potere dislocare in loco le forze per il mantenimento della pace. E’ evidente che se tali truppe avessero scoperto la verità non si sarebbero recate in ambienti contaminati in questo modo.

Che sia improbabile poter vedere delle forze di pace delle Nazioni Unite a Gaza e nella West Bank è un infausto presagio. Per aggiungere oltre al danno anche l’offesa, le Nazioni Unite, tramite le sue agenzie UNEP e UNDP, hanno dato inizio alla bonifica di tutte le strutture bombardate e il prossimo anno avrà termine la rimozione e la distruzione delle macerie. Questi residui altamente tossici verranno poi sparsi a giro nella Striscia di Gaza, in quanto utilizzati per le nuove strade.

Poiché in precedenza ho fatto notare che l’occuparsi di luoghi potenzialmente contaminati è contrario alla normale politica della UNEP e dell’UNDP allora perché si è permesso che ciò avvenisse? Perché entrambe queste autorità hanno avuto l’autorizzazione di creare un’ampia contaminazione secondaria da aerosol che si disperde ancora una volta su tutta la Striscia e che di diffonde anche all’interno dei paesi limitrofi quali Israele, l’Egitto, la Giordania, il Libano e così via? E’ estremamente difficile constatare quale sarà il bilancio finale di morte prodotto dall’intervento iniziale di Israele (Piombo Fuso) e in che modo la contaminazione secondaria (dovuta all’UNEP/UNDP) colpirà l’intera regione ed oltre.

Gaza/Palestina non ha bisogno di elemosine o di una sequenza di aiuti da ridurre in polvere quando ne ha così vaste riserve. Potrebbe avere tutto ciò che vuole se le venisse offerta la stessa occasione, come succede per ogni altro paese, di attingere alle sue stesse risorse…..piuttosto che consentire a Israele di abusare di esse e del suo futuro. Quando si vede tutti gli aiuti che vengono inviati tramite imbarcazioni o convogli di veicoli è facile capire che nella maggior parte dei casi non riusciranno a giungere a destinazione…perché? Perché Israele non permette che possano arrivare? Essi controllano tutti i confini (perfino il cosiddetto posto di confine con l’Egitto) e il controllo delle acque territoriali gli è stato affidato dal Presidente Abbas.

Si dovrebbe cessare lo spreco in aiuti di una così immensa somma di denaro, che a proposito vengono frequentemente messi da parte in enormi accatastamenti di scorte fuori, nel deserto, in quanto o sono scaduti o le autorità non permettono che vengano conservati in depositi adeguati tanto da lasciarli deteriorare. E’ il modo giusto di trattare le donazioni caritatevoli che giungono da tutto il mondo? Allora, qual è la soluzione più semplice…."Permettere a Gaza/Palestina di portare nella Striscia di Gaza il gas naturale vicino alla costa di loro proprietà. Permettere che la ricchezza derivata da queste risorse finanzi progetti importanti quale un grande Impianto di Gas per uso Domestico, un grande Impianto di Gas Naturale Liquido (LNG), costruire una nuova centrale elettrica con Turbina Industriale a Gas (che funziona con gas naturale), promuovere nuovi enti industriali di associazioni in partecipazione che funzionano a gas naturale e realizzare poi un sistema di trasporti pubblici che funziona anch’esso a gas."

Come si può vedere per Gaza/Palestina potrebbe prospettarsi un futuro propizio, ma noi, il mondo, permetteremo che ciò si verifichi e quale prezzo dovrà pagare il popolo palestinese? Una cosa è sicura: le Nazioni Unite devono rendersi conto che, nel caso della Palestina, hanno fallito miserabilmente. Per quanto riguarda l’accordo di Oslo, nella parte successiva potremo osservare questo accordo ampiamente difettoso e mostrare in che modo gli israeliani hanno alterato questo accordo, per poi ignorarlo totalmente.

Peter Eyre, specialista per il Medio Oriente.

(tradotto da mariano mingarelli)