Diario di Paola in Palestina - 24 ottobre

Diario di Paola in Palestina – 24 ottobre

 Il negoziante mi offre un passaggio. "Mia figlia è tornata pochi giorni fa dal master in cooperazione; era in Italia, all'università di Pavia. Invece mio figlio è a Los Angeles". "Ma vero che sono molti, gli abitanti di Beit Jalla all'estero?" "Sì, tanti sono in Cile...""E lei ci può andare, a Gerusalemme?" "No, non ho il permesso". E' sulla settantina, ed è nonno.

 

Aspetto alla fermata. Si ferma un tassista, chiede se voglio essere portata al posto di blocco. Gli rispondo di no, ma dopo altri dieci minuti accetto l'offerta di un secondo. Ha un rosario con la croce appesi allo specchietto retrovisore. "Oggi è festa per i musulmani, i pullman sono pochi", spiega. "Ma lei non ha il permesso di andare a Gerusalemme?" indago, sperando di risparmiare tempo e fatica. "No, a Gerusalemme no. Prima, quando non c'era il Muro.... Ma adesso non ho il permesso. Però, se vuole andare a Jenin, a Nablus o a Gerico, la porto...". "Ma senza auto, ci può andare? A piedi?" "No, neanche a piedi. Non ho il permesso". Avrà sessant'anni. Chiaramente, anche lui è un temibile pericolo per la sicurezza...

Posto di blocco. Per i locali non basta mostrare il permesso. Occorre mettere le cinque dita di una mano in un apparecchio biometrico (è vero, avevo visto il video: http://www.youtube.com/watch?v=pnl0H6l3Naw&feature=channel_page . Ma passare di lì, è un'altra cosa. Anche perché la mano nella macchina devono metterla solo i palestinesi, quelli che andavano a Gerusalemme e quelli che tornavano a casa. A me e a un turista che mi seguiva non l'hanno chiesto).

Verso Gerusalemme. A sinistra, il 'Menachem Begin Heritage Center'. Bandiere israeliane. Cartelli indicatori che sarebbero fumettistici, se non fossero pericolosi segni di una presa di possesso, sotto la bandiera di un'archeologia finta: "Collina della Bibbia", "Città di Davide", "Monte Sion". Lungo le mura della Città Vecchia, anche "King Solomon's Quarries", 'le cave di re Salomone'.

Dal parcheggio, si vede spiccare la cupola della moschea di Al Aqsa
Alla porta di Giaffa, 5 poliziotti e un soldato, con mitra e giubbotto antiproiettile. Al primo angolo della Città vecchia, una poliziotto e un soldato.

Mi fermo per un panino, e riesco a macchiarmi di barbabietola. Urge cercare un bar con un rubinetto. Lo trovo; anche qui, però, per qualche strano caso, l'acqua che arriva è molto scarsa.

I coloni hanno preso i due piani più alti di una casa, poco dentro la porta di Giaffa. Un altro insediamento di coloni nella zona cristiana, del Suk Aftimos.

Esco dalle mura della Città Vecchia, riavviandomi alla fermata dei bus. Non incontro un uomo o un ragazzo senza chippà. A un certo punto mi vengono incontro due, vestiti quasi uguale: camicia bianca, cappotto nero, e tzitzit che escono dalla camicia. Pazienza, mi dico, altri (molto) ortodossi. Quello che cammina più avanti è un ragazzo, l'altro potrebbe essere suo padre. Il più giovane ha la chippà, e il cappello a larghe falde che l'adulto ha in testa, il ragazzo lo tiene in mano. Meglio non correre rischi: qui un copricapo non basta.