Diario di Paola in Palestina - 18 e 19 ottobre

Diario di Paola in Palestina - 18 ottobre (continuazione)

Telefonano dall'équipe delle colline del sud di Hebron. Non funziona il generatore

Il muezzin chiama alla preghiera. M. è un musulmano ateo, e tiene a comunicarci il suo disaccordo: "Ma lo sapete, che gli USA finanziano i predicatori? Così la gente crede che responsabile delle sue disgrazie sia Allah, e non si ribella". Il capo progetto mi guarda: è strano, sentire Marx in versione palestinese, e questo proprio mentre la propaganda USA insiste che il nemico è l'islam. Ma M. insiste: "E' proprio così; ho le prove". Magari ha ragione lui, nel concreto: si ricorda di quando era Israele a finanziare Hamas, contro un Arafat 'troppo laico'.


 

Il DiSvi è riuscito ad ottenere di essere registrato come ONG dal governo israeliano. Non dalla PA. Probabilmente le procedure con cui riescono a stabilire se un'organizzazione è o non è di Hamas sono infinitamente farraginose.

Riunione al ''ministero della gioventù e dello sport”. Davanti a ciascuno dei due ingressi, un soldato armato (seduto su una sedia di plastica). Nella sala di riunione, segni di perdite d'acqua dal soffitto.

La ONG palestinese con cui dovrebbe lavorare il DiSvi non può farlo, perché aspetta, da mesi, un papiro dal 'ministero' degli interni (sempre palestinese).

Sulla strada per Hebron incontriamo 4 camionette israeliane (e 6 al ritorno). Stanno asfaltando (gli israeliani) un pezzo della superstrada 60, e ci sono lunghe code.

Ad Arab Rawahdin i beduini vivono in case. Sono stati piantati olivi e alcuni alberi di fico. L'ambulatorio è in un notevole disordine, però l'acqua vi arriva.

Poco più in là, il palazzo dell'UNRWA.

Riunione per decidere come praticare l'educazione sanitaria nel centro culturale al-Hurrya, Libertà. Questo contiene una bibliotechina per bambini, con un migliaio di libri. E' stato aperto grazie ad aiuti dell'ANPAS (= Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze), dell'Emilia Romagna, che ha pure organizzato un soggiorno in una colonia estiva per alcuni bambini del luogo, nell'estate del 2003.
Fra i libri della bibliotechina spiccano le traduzioni di autori nordici, fra cui Astrid Lindgren. Sono arrivate fin qui grazie a Diakonia, ONG fondata da chiese protestanti svedesi.

Come in molti altri edifici, grandi foto della moschea di Al Aqsa. E' perché, per le restrizioni all'accesso a Gerusalemme, diventa un luogo sognato anziché reale?

Ritorno a Beit Jalla. Il posto di blocco della PA è sempre lì, all'ingresso del paese.


Diario di Paola in Palestina - 19 ottobre

Giornata tutta in ufficio, a scrivere il report sulle attività del progetto.

Arriva un mail sull'organizzazione del convegno dell'Alternative a Betlemme, previsto per il prossimo fine settimana. Ai partecipanti israeliani è richiesto di arrivare e partire con i mezzi dell'Alternative, e di restare nella sede del convegno, senza girare per le strade di Betlemme. Da un lato questo significa che l'Alternative sceglie consapevolmente di disobbedire alle normative israeliane che vietano agli israeliani medesimi di andare in zona A, nominalmente sotto il controllo della PA. Dall'altro, che si adegua al sentire comune, secondo il quale è meglio che da quelle parti i turisti israeliani non girino.