Diario di Paola in Palestina - 18 ottobre

Diario di Paola in Palestina – 18 ottobre

 

Mattino di sabato, passeggiata con D.. Mi racconta delle politiche israeliane interne. Intanto suo figlio Y., che lavora per una ditta 'in cui il lavoro è supersicuro' (testuale) non avrà la pensione. Nemmeno la moglie, che lavora part-time per il sistema sanitario.

Preoccupa, perché le politiche sperimentate in Israele dopo una quindicina d'anni arrivano in Italia.

 

Sulla nostra sinistra, su una sorta di gabbiotto sventolano bandiere israeliane. Le chiedo se è un ufficio governativo. "Macché", è la risposta, vende biglietti del cinema". Effettivamente, anche poco più avanti, sulla destra, in cima ai pennoni di un rivenditore di auto sventolano le bandiere.

Torno a Beit Jalla. Il guidatore del bus da Rechovot a Gerusalemme tiene incollato al finestrino di sinistra, come santino protettore, una grossa foto del rabbino Ovadia Yosef, il capo dello Shas.

A Gerusalemme, il bus arriva in corrispondenza del segnale che indica la grande strada dedicata a Begin. Aveva ordinato l'attentato al King David Hotel (91 morti), ed era capo dell'Irgun in corrispondenza del massacro di Deir Yassin. Questo non gli aveva impedito di diventare primo ministro, nel '77. Ma si sa che sono i palestinesi, quelli che esaltano i terroristi.

L'ultimo bus per Beit Jalla è partito, e l'unica possibilità per tornare indietro è prendere un taxi. All'ingresso in paese, un posto di blocco della PA.