Il boicottaggio dei prodotti delle colonie promosso da Gush Shalom

Gush Shalom

13.10.2009  

http://jfjfp.com/?p=6083   

Gush Shalom sul boicottaggio dei prodotti delle colonie. 

Le domande più frequenti.

1.         L’imposizione di un boicottaggio economico a un gruppo di cittadini non è

        un’azione antidemocratica?

 Al contrario. Nessun’altra azione pubblica è più democratica. 

Un boicottaggio economico è un atto non violento, che consente a tutti i cittadini di esprimere le loro opinioni attraverso i mezzi a loro disposizione, senza imporre i loro punti di vista agli altri, senza la necessità di una organizzazione o di un’identità politica. Ogni uomo e ogni donna può usare i propri soldi come desidera nel momento della  scelta di un prodotto rispetto a un altro. 

Ad esempio: la comunità ortodossa  impone un boicottaggio economico permanente nei confronti dei prodotti che non sono muniti della certificazione di essere kosher emessa dalla loro Corte di Giustizia (BADAZ). Essa, inoltre, boicotta regolarmente le compagnie e le banche che, a suo avviso, favoriscono la profanazione di tombe o dello Shabath. Per noi, il mandare il rovina la pace e il propagandare la guerra non sono migliori di quanto lo sia il mangiare carne di maiale per gli ortodossi. 

Coloro che si oppongono alla sperimentazione scientifica sugli animali applicano il boicottaggio sui prodotti  delle compagnie che utilizzano i risultati di questi esperimenti. 

Boicottando i loro prodotti, noi esprimiamo il nostro parere, secondo il quale le colonie stanno causando la distruzione dello stato di Israele. Che cosa potrebbe esserci di più democratico?
 

2.         Il boicottaggio delle colonie non è simile al boicottaggio nazista contro gli ebrei?

 

Per sua natura, il boicottaggio è uno degli strumenti di chi non ha potere nei confronti di chi è forte, utilizzato da coloro che non hanno accesso ai meccanismi del potere, che sono perciò costretti a organizzarsi spontaneamente dalla base. A dire la verità, i nazisti hanno abusato dello strumento del boicottaggio per promuovere le cause dell’oppressione e del razzismo, così come hanno abusato, nella loro scalata al potere, della libertà di parola, del processo elettorale, dell’attività parlamentare e degli altri mezzi tipici della democrazia. Ma non c’è alcuna somiglianza tra il boicottaggio nazista e gli altri boicottaggi, così come non c’è alcuna affinità tra una campagna elettorale nazista e una qualsiasi campagna elettorale fatta da un partito democratico. 

Per inciso, gli ebrei sconfissero i nazisti con il promuovere un boicottaggio globale nei confronti della Germania nazista, subito dopo che Hitler era salito al potere.

Se questo boicottaggio avesse avuto successo, il regime nazista non avrebbe potuto andare così lontano.
 Il boicottaggio contro i prodotti delle colonie è un’azione volontaria compiuta dagli israeliani che amano la pace, che è promossa contro i coloni che detengono un meccanismo di potere che è sufficientemente forte da coartare tutti i governi di Israele che si sono succeduti fino ad ora. Costringono il governo a precludere per conto loro il possesso delle terre palestinesi, ad inviare migliaia di soldati e di poliziotti perché vengano usati come loro guardie del corpo personali, e a concedere loro gigantesche quote del bilancio delle nostre tasse. Denaro rubato alle classi più svantaggiate di Israele, allo sviluppo delle città e dei quartieri poveri. 

Il boicottaggio contro i prodotti delle colonie è un chiaro strumento di coloro che ricercano la pace e la giustizia, contro l’intera classe dominante delle colonie, la cui quintessenza si esprime nel razzismo, nell’oppressione e nell’espropriazione. A questo proposito il nostro boicottaggio costituisce pure un altro anello della catena globale delle azioni di boicottaggio dello stesso tipo.
 

3.       Esempi?

Tutte le potenze democratiche del mondo hanno aderito al boicottaggio totale del regime razzista del Sud Africa. Quel boicottaggio ha determinato, alla fine, la mobilitazione di tutto un insieme di fattori politici nel mondo intero che hanno portato al rovesciamento definitivo del regime dell’apartheid. 

Il combattente per la libertà dell’India, Ghandi, che ha predicato contro la violenza, ha utilizzato l’arma del boicottaggio economico. 

Per anni, negli Stati Uniti, elementi progressisti hanno sostenuto un boicottaggio contro i coltivatori di frutta della California, a causa dell’impiego vergognoso di lavoratori messicani. Anche in questo caso il boicottaggio ha avuto successo. 

Attualmente, sempre negli Stati Uniti, organizzazioni democratiche stanno sollecitando un boicottaggio nei confronti  dei prodotti delle gigantesche compagnie commerciali che sfruttano il lavoro di bambini asiatici tenuti in condizioni sconvolgenti.
 

4.       In che modo i coloni ostacolano il processo di pace?

Fin da quando Moshe Levinger ha dispiegato a Hebron il primo gruppo di coloni, con l’inganno e la falsità (il governatore militare aveva promesso loro che si sarebbero recati in quel luogo solo per compiere una cerimonia Seder Pessach), tutte le colonie sono mosse da un solo obiettivo politico: intralciare qualsiasi possibilità di pace con i palestinesi. Coloro che si oppongono alla pace sanno molto bene che questa pace avrebbe la possibilità di affermarsi solo se Israele concedesse al popolo palestinese il permesso di costruire il loro stato nella West Bank e nella Striscia di Gaza. Le colonie sono state progettate per creare una realtà che avrebbe precluso la possibilità di un ritorno per sempre di questi territori ai palestinesi. 

Questo fine è chiaramente rilevabile sul campo: la maggior parte delle colonie sono state fondate in cima alle colline, come postazioni di osservazione per il controllo dell’area, anche al fine di provocare i palestinesi, i cui villaggi tradizionalmente sorgono alla base delle colline. 

Lo scopo è quello di controllare e tale è il risultato. Il risvolto: una piccola minoranza della gente di Israele impone la sua volontà all’intera nazione, e obbliga la stragrande maggioranza ad una guerra senza fine. 

5.       Non sono queste delle generalizzazioni?

E’ vero, non tutti i coloni sono uguali. Il nocciolo duro ortodosso-nazionalista-messianico ha colonizzato là per “creare delle situazioni di fatto sul campo”, che potessero rendere irrealizzabile un qualsiasi compromesso con i palestinesi. Questo gruppo ha generato degli assassini ideologicizzati  come Baruch Goldstein e Yigal Amir. D’altra parte, ci sono coloro che hanno costruito colonie nei Territori Palestinesi solo “per trovare una qualità di vita”, o case splendide per noccioline, o una vita facile a spese dello stato. Alcuni ci sono andati innocentemente, senza averci pensato molto. 

Tutti i coloni, tuttavia, hanno una cosa in comune: sanno benissimo di trovarsi al di là della Linea Verde, su un territorio che è stato strappato di forza ad un altro popolo. Nessuno di loro è costretto a rimanere là. Ognuno di loro è libero di partirsene e di ritornare nello stato di Israele. Il governo dovrà aiutarli, se loro lo domanderanno. 

6.       Molti di loro non si sono stabiliti su Terre dello Stato, proprietà del governo di Israele?

“Terre dello Stato” è un artificio, inventato per rubare la terra ai palestinesi. 

Questa proprietà è il territorio appartenente ai villaggi e alle città palestinesi – terra destinata all’espansione naturale di queste comunità, per edifici pubblici, ecc. Durante il dominio Ottomano, questa proprietà era usualmente registrata a nome del Sultano, per evitare conflitti. Il Sultano è stato sostituito dal governo mandatario britannico e, più tardi, dal governo giordano. Dopo il 1967, l’Ordinamento dell’Occupazione israeliana ha preteso di essere il proprietario legale di queste terre. Dare in gestione queste terre ai coloni è una vera appropriazione indebita. Senza quelle terre le comunità palestinesi non hanno la possibilità di svilupparsi, di mettere a disposizione abitazioni alle generazioni a venire, di costruire scuole e moschee, ecc… 

Questa non è la sola legge messa in campo come strumento giuridico da questi ladri di terre. Le autorità di occupazione hanno utilizzato leggi antiche e ne hanno inventate di nuove, “in modo da appropriarsi delle colonie con mezzi legali”. Ad esempio, hanno utilizzato una legge ottomana che prevede che ogni lotto di proprietà nella quale non può essere udita la voce di un uomo che se ne sta al centro del villaggio, appartiene al Sultano per il venir meno dell’impegno. 

Molte proprietà sono state sbarrate con il pretesto di “esigenze di sicurezza” e di “pubblica necessità”, per la costruzione delle strade ad uso esclusivo, definite “bypass road”, e così via. Non sono state rubate solo le terre, ma anche l’acqua. Un’enorme quantità d’acqua necessaria per lo sviluppo dell’agricoltura palestinese o semplicemente da bere, è stata assegnata alle colonie. I coloni, che rappresentano meno di un decimo degli abitanti della West Bank, hanno ricevuto una quantità di acqua di gran lunga superiore a quella fornita all’intera popolazione palestinese. 

7.       Perché gli ebrei non possono vivere nei Territori Palestinesi, proprio come i cittadini arabi vivono nello Stato di Israele?

Non è possibile fare un confronto di questo tipo. I cittadini arabi di Israele hanno vissuto nella loro terra da generazioni. Nessuno può mettere in discussione il loro diritto sulla loro terra. I coloni, d’altro canto, si sono insediati ai tempi nostri con la forza sulla terra di un altro popolo. 

I dirigenti palestinesi hanno dichiarato ripetutamente che non esiste alcuna obiezione di principio a che ebrei vivano in uno Stato palestinese, quando verrà costituito, come pacifici cittadini che accettano la legge del paese, allo stesso modo dei cittadini cristiani e musulmani. Il sindaco di Hebron, ad esempio, ha invitato i discendenti degli antichi coloni ebrei che vivevano a Hebron a ritornare nella città. A suo parere, gli abitanti di Hebron accoglieranno come benvenuti gli ebrei ortodossi che desiderassero vivere onestamente e studiare la Sacra Bibbia nella città che è sacra pure per loro. 

Ma i coloni non sognano neppure di vivere in Territori Palestinesi, ed è assurda l’idea che essi potranno mai accettare un giorno la cittadinanza palestinese e la legislazione palestinese. Essi ritengono di essere i Signori della Terra e non accetteranno mai di essere “soggetti” a qualcun altro, di certo non al governo palestinese. Alcuni dei loro capi hanno dichiarato pubblicamente più di una volta il loro proposito di determinare l’espulsione degli arabi dall’intero territorio di una più estesa Eretz-Israel, tanto da rendere l’intera Eretz-Israel ebraica “rigorosamente kasher”. All’estero questa viene definita “pulizia etnica.” 

8.       L’invito al boicottaggio non è una manifestazione di odio nei confronti dei coloni?

Non siamo motivati da odio. Non stiamo boicottando i coloni, ma i prodotti delle colonie. 

Noi sollecitiamo i coloni a ritornarsene in Israele, accrescendo il loro contributo allo sviluppo dello stato. Subito dopo gli Accordi di Oslo abbiamo sollecitato pubblicamente il Primo Ministro Rabin ad annunciare tempestivamente che ogni colono avesse desiderato ritornare volontariamente in Israele, avrebbe ricevuto dal governo un generoso sussidio per il trasferimento. 

Inoltre: se queste industrie vorranno continuare a produrre secondo il diritto e le norme amministrative palestinesi, e se l’Autorità Palestinese (e infine il governo dello Stato Palestinese) non farà obiezioni, non ci saranno più i motivi per un boicottaggio nazionale. 

9.       Il boicottaggio non sarà a detrimento di quei lavoratori palestinesi che attualmente sono impiegati nelle industrie delle colonie?

Questo argomento viene spesso utilizzato contro il boicottaggio in generale. E’ stato usato di frequente contro il boicottaggio internazionale al Sud Africa, durante il quale si è affermato che le sanzioni non danneggiavano il regime razzista, ma solo i lavoratori di colore. 

In risposta a ciò, il Congresso Nazionale Africano, guidato da Nelson Mandela, ha pubblicato un invito esplicito a non prendere in considerazione questa argomentazione, in quanto la caduta del regime segregazionista sopravanzava di gran lunga qualsiasi altra considerazione, perfino agli occhi degli stessi lavoratori. 

Lo sfruttamento della manodopera palestinese, per lo più in condizioni scandalose, non può essere usato a pretesto per contrastare il boicottaggio. Se il boicottaggio riesce, queste industrie saranno costrette a traslocare in zone pianificate per la realizzazione di una collaborazione israelo-palestinese, dove il lavoratori palestinesi sarebbero stati in grado di guadagnarsi di che vivere. 

10.   Che differenza fa tra Ramla e Ram’alla? Anche i Kibbutz, i Moshav e le città israeliane all’interno della Linea Verde sono collocate in un territorio che una volta era arabo?

Questa è la recriminazione più popolare dei coloni, e la sua qualità apparente è del tutto inconsistente. 

Nel corso di un sanguinoso conflitto storico, che è proseguito per oltre un centinaio di anni, ci sono state molte lamentele da entrambe le parti che meritano di una ricerca storica e di una discussione. Ma, a seguito della guerra nel 1948, si è creata una realtà che coloro che ricercano la pace in entrambe le nazioni, come pure nell’intero mondo civile, hanno finito per accettare. 

Come per la maggior parte dei confini nel mondo, la Linea Verde è stata tracciata arbitrariamente dagli eventi della guerra e dai successivi accordi ( Come è ben noto, il confine Triangolo è stato creato a seguito di un accordo con re Abdallah di Giordania, che aveva consegnato a Israele diversi villaggi arabi). Ma il mondo riconosce il principio che i confini esistenti – nel nostro caso, i confini posti in essere dal 1949 – devono rimanere inviolati e che non possono venire cambiati ancora da una guerra o da un’occupazione. Tutto ciò è anche la base per la risoluzione 242 delle Nazioni Unite e per le convenzioni internazionali nei confronti delle quali Israele è parte attiva. 

La stragrande maggioranza del popolo palestinese riconosce lo Stato di Israele all’interno dei confini dati dalla Linea Verde, è questo riconoscimento è stato confermato quando quasi il 90% dei palestinesi ha votato per Yasser Arafat dopo che aveva firmato gli Accordi di Oslo. D’altra parte, nessun palestinese conosciuto avrebbe accondisceso ad una pace che si basi sull’annessione supplementare a Israele di un’ulteriore porzione di territori.
 

11.   Non vedi alcuna differenza tra i coloni della Giudea e della Samaria e i coloni delle Alture del Golan?

In linea di principio, non c’è alcuna differenza. Di certo, i coloni delle Alture del Golan di norma sono meno fanatici dei coloni “Yesha”, e loro si recarono là con il consenso del governo laburista (è per questo che alcuni li chiamano “mityashvim” – che in ebraico ha un suono leggermente più favorevole di quello di “mitnachalim”, abbinato alla colonizzazione). Ma entrambi stanno ostacolando la pace e portando la guerra fino alle nostre porte. Entrambi stanno occupando un territorio rubato. 

Le Alture Siriane (come venivano chiamate prima della Guerra dei Sei Giorni) erano una zona densamente popolata. Gli abitanti di dozzine di villaggi siriani – un grandissimo numero di persone – vivono in Siria come rifugiati, desiderosi di ritornare sulle loro terre. Non c’è alcuna possibilità di pace con la Siria, il nostro vicino più pericoloso, che escluda la restituzione di tutta la zona delle  Alture del Golan. Yitzhak Rabin  ha riconosciuto questo fatto quando rese noto agli americani che era sua volontà la restituzione completa delle Alture, situate dietro alla Linea del 4 giugno 1967, in cambio di una pace totale. 

La guerra condotta attualmente in Libano, che quasi ogni giorno pretende le sue preziose vittime, fa parte del nostro conflitto con la Siria, che è il diretto risultato della nostra occupazione delle Alture del Golan.  Perfino questo prezzo di morte è nulla se paragonato ad una guerra anticipata con la Siria, durante la quale missili a gas venefici colpiranno le città di Israele. Ciò nonostante, un boicottaggio è un’azione democratica per natura. Chiunque sostiene che il boicottaggio delle colonie della West Bank e della Striscia di Gaza è giustificato, ma non lo è quello delle colonie delle Alture del Golan, dovrebbe operare di conseguenza. Noi non imponiamo le nostre opinioni a nessuno.
 

12.   In che modo un boicottaggio economico può aiutare a conseguire la pace?

Il boicottaggio darà voce all’opposizione della maggioranza degli israeliani nei confronti delle colonie. 

Servirà da barriera contro ulteriori investimenti nelle colonie. Il governo promette enormi vantaggi per incentivare coloro che sono disponibili ad investire, ma essi dovrebbero pensarci sopra due volte prima di rischiare un boicottaggio fatto da un gran numero di persone. Il boicottaggio sarà lo strumento più grande per alleviare le frustrazioni e la sensazione di essere indifesi, che tormentano così tanti israeliani.

Il boicottaggio trasmette un messaggio generale: non sei impotente. Puoi agire. Il tuo dovere non lo compi alle urne una volta ogni quattro anni. Ogni giorno devi darti da fare per la salvezza dello stato e dei suoi valori.
 

13.   Come posso contribuire io al successo del boicottaggio nazionale?

 Molto. 

·         scarica l’elenco e quando fate i vostri acquisti, guardate l’etichetta del prodotto per scoprire la sua provenienza. Respingere qualsiasi prodotto fatto in una colonia. Preferisci qualsiasi altro prodotto anche se il suo prezzo è leggermente più alto o la sua qualità è leggermente inferiore.
·         Quando hai dei dubbi chiedi informazione al responsabile del negozio ad alta voce.
·         Attira l’attenzione degli altri acquirenti, così come quella degli amici, dei vicini e di altri conoscenti, sui prodotti fatti nelle colonie e spiega loro il problema.
·         Prendi la lista dei prodotti fatti nelle colonie dal quartier generale della campagna (il cui indirizzo è riportato sotto), fanne delle fotocopie e distribuisci l’elenco quanto più ti è possibile.
·         Individua altri prodotti fabbricati nelle colonie e invia i particolari in modo da poter aggiornare l’elenco. Se possibile, includi anche le etichette, come documentazione.  

Presentato da
Quartiere generale del Boicottaggio Nazionale
Associato con Gush Shalom
tel. +972 3-5221732
P.O.B. 3322, Tel Aviv  61033 
parola chiave : boycottsettlementgoods 

 

Per avere l’elenco dei prodotti fabbricati nelle colonie israeliane collegarsi con :

 http://jfjfp.com/?p=6083 

e clickare  all’inizio dell’articolo dove c’è scritto:

 
“For the most updated list of settlement products click here”  

(tradotto da mariano mingarelli)