Diario di Paola in Palestine - 7 ottobre

Diario di Paola in Palestina – 7 ottobre

 Ieri partiti alla volta di Hebron. Il Project Officer e autista accende l'autoradio: ha riaperto radio Betlemme, che era stata chiusa dai soldati israeliani. Poi la radio tace. Ricomincia a funzionare nei pressi di Hebron, ma e' la radio israeliana, in ebraico. E' piu' o meno lo stesso per i cellulari, che nelle zone beduine non prendono. Da queste parti, mi spiegano poi, l'unica rete che funziona è quella giordana.

 

Il Project Officer racconta di un incontro con una delegazione sudafricana all'università di Betlemme, dove lui studia Cooperazione. "Mi hanno chiesto", dice, "se sono per due stati o uno stato. Due stati non ci possono essere, qui: ci sono le colonie. Che ci ridiano indietro le nostre terre: solo questo. Come si fa a parlare qui di stato? La nostra leadership non vale niente. Avete visto cos'hanno fatto, con il report di Goldstone? E' bastata una telefonata da parte degli USA, e hanno detto di annullarlo. Non c'e' uno solo dei nostri leader in cui io creda". E questo, per le regole di assunzione delle ONG, è di sicuro uno di Fatah.... Più in là, lungo la strada, vedo appeso uno striscione, che sembra di avvertimento ad Abbas e Fayyad. C'è scritto qualcosa del tipo 'Il diritto al ritorno è una linea rossa da non oltrepassare'

In un campo profughi vicino a Hebron ci sono soldati israeliani con il mitra. "Ci sono 19 campi profughi, qui nella West Bank", spiega il Project Officer

Il primo ambulatorio qui è a posto e attrezzato. Invece la Mobile Clinic, che avrebbe dovuto essere qui, non c'è. La incontriamo al secondo ambulatorio, vicino alla sede dell'UNRWA; è carica di materiale di educazione sanitaria, in doveroso disordine.

Il capo progetto mi indica la Linea Verde. Qui, praticamente dove ora c'è l'UNRWA, i profughi del '48 avevano messo le tende; poi hanno costruito case un po' più in là. "C'è corruzione, nell'UNRWA", dice; "ma mai come nel MOH (Minister of Health = ministero della sanità (palestinese)"

Nell'ambulatorio attende una giovane signora quasi integralmente coperta da un velo nero. Ha in braccio un bambino sui 4-5 anni, probabilmente spastico. Mi si avvicina chiedendomi (credo) di visitarlo, ma lei parla solo arabo, io di questo capisco sì e no dieci parole, e non è materialmente possibile.

Anche l'UNRWA ha sul tetto i contenitori per raccogliere l'acqua potabile: evidentemente acqua a sufficienza non arriva nemmeno a loro.

L'ambulatorio usato dal DisVi mi ricorda alcuni visti in Kenya, circa 25 anni fa. Ma è comunque abbastanza attrezzato, anche con la bilancia pesa-neonati.

La medico del DisVi qui è giovane, sui 30 anni, sveglia e attiva. Si è specializzata in Ostetricia e Ginecologia in Gran Bretagna. Dice di essere stata più volte al MOH, ma "non ci prendono sul serio. Ci trattano come trattano gli altri progetti". In altre parole, in teoria la responsabilità della salute della popolazione occupata sarebbe israeliana, ma con Oslo Israele ha trovato il modo di scaricarla su questo MOH. Che se ne lava abbastanza le mani. "Ho chiesto loro delle supposte di paracetamolo" (un comune antipiretico, usato soprattutto per i bambini), dice la medico. "Una scatola ne contiene 350. Me ne hanno date solo 50, e per questo hanno voluto tre firme diverse. Ma cosa credono, che me le porti a casa per i miei figli?"

Prosegue: "Ieri c'erano 4 ambulatori da tenere, ciascuno per un'ora - ma dovendosi spostare fra uno e l'altro, era in realtà molto meno di un'ora. E in uno c'erano 18 pazienti. Come si fa a visitarne 18 in un'ora? Mi è arrivata una beduina con in braccio il figlio che aveva la febbre da una settimana. Disidratato, emaciato. E come faccio a vederlo in pochi minuti? e mica posso mandare via i pazienti, che sono arrivati da lontano a piedi, perché devo andare nell'ambulatorio successivo...".

Propone di tenere 2 ambulatori al giorno, anziché 4. Evidentemente questo significa ridurre il numero di villaggi visitati, ma almeno le visite saranno più serie. Il nostro Project Officer le dà ragione, e la stessa cosa faccio io, che ben ricordo gli anni passati in un Pronto Soccorso infernale. La medico osserva che il problema è che per il MOH la lista degli interventi programmati (che qui significa 4 ambulatori al giorno è sacra e inviolabile).
 Ci ripromettiamo di andare a parlare di tutto questo alla sede del MOH per Hebron sud.

Poi il nostro Project Officer, appellandosi alla sua qualità di ex caposala, si rivolge alle infermiere, chiedendo loro cosa va e cosa non va. Queste pare che non si fidino, e rispondono che va tutto molto bene, e che comunque quel che dice la dottoressa va benissimo. E lui: "Don't behave like Abbas (= non comportatevi come Abbas)" (testuale); "non obbedite ciecamente, nemmeno ai medici".

Andiamo alla succursale del MOH a Hebron sud. Qui gli uomini hanno giacca e cravatta. Uno insiste che gli ambulatori siano 4 al giorno, così i villaggi sono visti più volte alla settimana. Per fortuna ce n'è uno più ragionevole, che ha studiato in Romania, ed accetta di ridurre il numero di ambulatori al giorno, aumentando la durata di ciascuno, per un periodo di prova di un mese. Assicura persino di inviare lettino per la visita, tavolo, sedie e farmaci indispensabili.

Torniamo a Beit Jalla. Scendo al negozietto all'angolo per gli acquisti indispensabili, e scopro che il negoziante parla italiano: ha studiato da Perito meccanico dai salesiani (!)

Alla sera andiamo a Beit Sahour: c'è una conferenza nella sede locale dell'Alternative sugli esiti del report di Goldstone. Con noi viene Anne, tedesca, che insegna tedesco in una scuola privata e in una pubblica di Betlemme.

Alla conferenza saremo più di 70, quasi tutti internazionali. Parla uno dell'OPGAI (= Occupied Palestine and Golan Heights Advocacy Initiative). Elenca le varie ipotesi sul perché Abbas ha ritirato il sostegno al report di Goldstone: questioni di grassa corruzione riguardanti il figlio di Abbas, ipotesi che gli israeliani abbiano fatto sentire la registrazione di un incontro in cui Abbas e Fayyad chiedevano loro di continuare ad attaccare i campi profughi della Striscia, minacciando di renderla pubblica, la minaccia USA di tagliare gli aiuti, una promessa di Netanyahu di fermare la colonizzazione, anche a Gerusalemme, a patto che fosse ritirato il sostegno al report....
 Dice che è una sconfitta per i palestinesi e una vittoria per la destra israeliana; che la richiesta di far dimettere Abbas non è seria, ma che la vicenda ha ulteriormente minato la già scarsa fiducia che i palestinesi ponevano in Abbas medesimo e Fayyad.  Poi parla Nasser Ibrahim, dell'Alternative, dicendo che la speranza viene dal sostegno internazionale; alla fine riprende la parola quello dell'OPGAI, e la parola con cui finisce, relativa ad Abbas, è 'Betrayal', tradimento.

Il premio della serata è aver incontrato non solo Daniel (ma sono troppo esausta per andare con lui a mangiare una pizza), ma anche Debora, che era stata al giro di EJJP circa un anno e mezzo fa e che adesso lavora per Ma'an News, e il dottor Naim, della Union of Health Work Committees. Faccio grandi feste a Debora, ma Naim le fa a me. Speriamo di riuscire a incontrarci di nuovo.

(Qui ci vuole una parentesi, ed è sul mio panico cronico da queste parti (e non solo). Da queste parti, yahud (= ebreo) vale per soldato, poliziotto, responsabile della cacciata del '48, distruttore di case, carceriere, e non so cos'altro. Debora, oltre al nome, ha pure il cognome chiaramente ebraico, ma pare che a quelli di Ma'an News la cosa sia totalmente indifferente.
E Naim sa di me, perché è nel giro di EJJP, all'inizio del 2006, che ci siamo incontrati.