Intervista a Marwan Barghouti

Ma’an News Agency
05.10.2009
 
http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=229812

“Israele non è un partner di pace.” 
 
di Marwan Barghouti 

Il leader di Fatah detenuto in carcere, Marwan Barghouti, in una intervista resa pubblica domenica, ha chiesto ai palestinesi di dare vita ad una campagna unitaria di resistenza popolare e pacifica agli insediamenti israeliani. 

In una intervista dal carcere israeliano di Hadarim attraverso i suoi avvocati, Barghouthi ha dichiarato che "non esiste un partner di pace israeliano”. 

"Chi pensa che la pace sia possibile con l'attuale governo israeliano e che non era possibile con i precedenti governi è un illuso" è quanto ha detto Barghouti. 

Nell'intervista ha anche elogiato il piano del Primo ministro ad interim Salam Fayyad di creare uno Stato palestinese, di fatto, nei prossimi due anni. Ha chiesto alla dirigenza dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), in particolare, di approvare il piano, insieme ad un programma di resistenza pacifica. 

Barghouti, figura di Fatah ritenuta avere una base politica che si estende al di là del suo stesso partito, è stato incarcerato da Israele nel 2002 per l'attività militante durante la seconda Intifada. Nel 2004 ha sostenuto dal carcere una breve campagna per la presidenza prima di avallare Mahmoud Abbas. 

Di seguito sono riportati alcuni estratti dall'intervista: 

Quali sono i suoi pensieri all'anniversario della Seconda Intifada? 

Desidero esprimere il mio profondo rispetto per tutti i palestinesi per la loro fermezza, per non rinunciare ai propri diritti, senza badare a quanta sofferenza stiano affrontando e dovranno affrontare, perché non vi è alcun compromesso in materia di libertà, ritorno e indipendenza. 

Pensa che si vada verso una terza Intifada? 

La domanda che si dovrebbe porre è perché scoppiò l’Intifada Al-Aqsa? Non era forse a causa del collasso del processo di pace? Perché i negoziati erano ad un vicolo cieco? Non era forse a causa della colonizzazione continua e della ebraicizzazione di Gerusalemme? Il rifiuto [di Israele] di porre fine all'occupazione e di accettare i diritti dei palestinesi? Ed ora esiste un partner israeliano per la pace? La risposta è un enorme “NO”. Si sono fermati gli insediamenti? 

Quello che ora sta accadendo è paragonabile alle attività di insediamento dal 1967 in poi. In aggiunta c'è la ebraicizzazione di Gerusalemme. Prima era una casa dopo l'altra, ora è un quartiere dopo l'altro. Lo dico chiaramente: chi pensa che la pace sia possibile con l'attuale governo israeliano, mentre non lo era con i governi precedenti, è un illuso. 

Il problema è che non vi è nessun leader in Israele come Charles de Gualle in Francia, che pose fine alla colonizzazione dell'Algeria, o come De Klerk, presidente del Sud Africa dell’apartheid, che consegnò il potere a Mandela. Israele non fa la pace e non è pronto a finire l'occupazione. 

L’Intifada non deriva da una decisione di questo funzionario o di quel leader, di questa o quella fazione. Proviene dalla volontà collettiva dei palestinesi. Questo è ciò che è accaduto durante la Prima e la Seconda Intifada. 

Ciò che serve ora è un movimento popolare di resistenza pacifica per fronteggiare gli insediamenti, un movimento che veda la partecipazione di tutti i leader, le fazioni, le organizzazioni, e l'Autorità palestinese. E’ chiaro che le condizioni che erano in essere quando scoppiò la Seconda Intifada sono ancora in vigore. 

Cosa pensa del vertice di New York tra il Presidente Mahmoud Abbas, il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e il Presidente statunitense Barack Obama? 

Onestamente, speravo che non avesse luogo, perché le condizioni del suo fallimento erano chiare. E’ deplorevole che la politica americana, così come delineata da Obama e accolta con favore dagli arabi, musulmani e palestinesi, abbia cominciato ad evaporare. Gli israeliani e gli americani sono quelli che hanno beneficiato di questo vertice. 

E’ stato importante che il Presidente Abbas abbia rifiutato di riprendere i negoziati prima che gli insediamenti arrivino ad uno stop, e dovrebbe mantenere questa posizione. Se i negoziati ripartono con un tale governo [israeliano], che cosa guadagneremo? 

Invito il Comitato esecutivo dell'OLP a insistere sul fatto che Israele si impegni sul principio della fine dell'occupazione, al ritiro ai confini del 1967, al riconoscimento del diritto all'autodeterminazione dei palestinesi, alla creazione di uno Stato indipendente con Gerusalemme come sua capitale, a riconoscere la Risoluzione 194 [delle Nazioni Unite], alla fine degli insediamenti e alla liberazione dei prigionieri come condizione preliminare per avviare eventuali negoziati con il governo israeliano. 

Mi auguro che non si ripeta l'esperienza degli anni precedenti in cui gli israeliani hanno approfittato dei negoziati al fine di avere la copertura per continuare ad espandere gli insediamenti ed ingannare l'opinione pubblica mondiale. 

È possibile fronteggiare con successo il progetto degli insediamenti di Israele? 

In primo luogo, ciò che è necessario è una ferma e coerente posizione politica sulla base di quanto abbiamo già detto. In secondo luogo, il Comitato esecutivo dell'OLP, con tutte le fazioni, dovrebbe stabilire un piano ed elaborare una proposta per un ampio movimento popolare e pacifico contro gli insediamenti. Abbiamo bisogno che il Comitato esecutivo, le fazioni ed i membri del PLC facciano crescere l’intensità delle manifestazioni popolari. 

Ciò che è necessario da Israele e dagli Stati Uniti è una decisione di porre fine all'occupazione, non altri negoziati. I negoziati sono in corso da anni ed è abbastanza. La leadership palestinese deve lavorare per isolare Israele, metterlo sotto embargo e forzarlo ad attuare le risoluzioni internazionali. 

Il Primo ministro Salam Fayyad ha presentato il suo piano intitolato “Palestina: terminare l'occupazione, istituire lo Stato”. Ha letto questo documento? Cosa ne pensa? 

Ho letto il documento più di una volta. Penso che sia un buon piano. Rende l’argomento della fine dell'occupazione una condizione preliminare per stabilire lo Stato. Ma l'OLP e le fazioni dovrebbero integrare questo piano con un progetto di resistenza popolare e pacifica. 

Quali sono i suoi pensieri riguardo gli sforzi di riconciliazione e sull'attuale proposta egiziana, visto che fu lei a dare il via al documento di riconciliazione nazionale con la Lettera dei prigionieri? 

Il documento dei prigionieri era in realtà il prodotto della volontà collettiva dei leader di tutte le fazioni all'interno delle carceri. E’ stato un onore per me partecipare assieme ai leader di Hamas, Jihad islamica, FPLP, FDLP e Fatah. E’ancora il migliore programma per l'unità nazionale. 

Ho letto la proposta egiziana. Mi è stata inviata attraverso il mio avvocato Khader Ishqerat. Accolgo con favore questa proposta. Chiedo a tutte le fazioni nazionali ed islamiche di cogliere questa opportunità per intraprendere un dialogo nazionale generale per firmare un accordo prima della fine di ottobre, con un annuncio urgente della data di nuove elezioni per la presidenza, del parlamento, e dei membri del PNC, insieme alla fine delle provocazioni mediatiche e degli arresti per motivi politici. Le fazioni devono rilasciare i prigionieri e aprire una nuova pagina nelle relazioni fondate sulle nuove basi di una collaborazione nazionale e del pluralismo, con elezioni regolari. 

Quando si aspetta un accordo per lo scambio dei prigionieri 

Stiamo seguendo i resoconti dei media su questo problema. Ci auguriamo che uno scambio di prigionieri sia effettuato e tutti i prigionieri liberati. La lista presentata da Hamas non esclude nessuno e noi sosteniamo questa ferma posizione.

 (tradotto dal Centro di Cultura e Documentazione Popolare)