I palestinesi fanno pressione per il blocco del Papporto Goldstone

The New York Times

 02.10.2009  

http://www.nytimes.com/2009/10/02/world/middleeast/02mideast.html

 

“I palestinesi fanno pressione per il blocco del Rapporto sulla guerra.” 
 
di Neil MacFarquhar

 

NAZIONI UNITE – Giovedì, alcuni diplomatici hanno raccontato che, a seguito della pressione esercitata dagli Stati Uniti, la delegazione palestinese al Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, con uno sconcertante cambiamento, ha accantonato i suoi tentativi di trasmettere al Consiglio di Sicurezza un rapporto che accusa Israele di possibili crimini di guerra.

 


Secondo quanto riferito dai diplomatici, gli americani hanno sostenuto che facendo pressioni ora per il rapporto avrebbero fatto deragliare il processo di pace nel Medio Oriente che essi stessi stanno cercando di rilanciare.

 

“Noi non vogliamo crear loro delle difficoltà,” ha sostenuto in una conversazione telefonica da Ginevra Ibrahim Khraishi, l’ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite a Ginevra, dove risiede il Consiglio per i Diritti Umani. “ Noi vogliamo ottenere una risoluzione valida per trattare il rapporto nel modo giusto al fine di ricavarne un vantaggio.”

 

Il rapporto, elaborato da un gruppo di osservatori guidati da un giurista di vaglia internazionale, Richard Goldstone, ha ritenuto ampiamente evidente il fatto che entrambi, gli israeliani e i gruppi militanti palestinesi, avevano compiuto degli atti equivalenti a dei crimini di guerra, lo scorso inverno, durante la guerra di Gaza. Israele sostiene di essere intervenuta solo per porre fine al lancio di missili da Gaza, che avevano terrorizzato i civili israeliani.

 

Sin da quando, ai primi di settembre, era stata data comunicazione del rapporto Goldstone, la posizione degli Stati Uniti era stata quella secondo la quale avrebbe dovuto occuparsene solo il Consiglio dei Diritti Umani. Tranne aspettarsi, come compromesso,  che venerdì l’organismo passi una risoluzione  presentata dal blocco degli stati arabi e musulmani, secondo la quale ogni decisione verrà rimandata fino al prossimo incontro di Marzo.

 

Prima di giovedì, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, aveva avvertito i palestinesi e le potenze internazionali che, qualsiasi misura presa per far procedere il rapporto nel suo iter, sarebbe stata considerata una negazione del “diritto di Israele di difendersi” e avrebbe fatto morire qualsiasi possibilità di colloqui di pace.

 

Mr. Netanyahu, parlando durante una seduta del Consiglio dei ministri a Gerusalemme, ha ribadito che qualsiasi sostegno internazionale al rapporto avrebbe “inferto un duro colpo alla guerra al terrorismo.”

 

Ma, immediatamente dopo, ha affermato che ciò “avrebbe inferto un colpo fatale al processo di pace, in quanto Israele non avrebbe potuto fare più a lungo dei passi supplementari e correre dei rischi per la pace se fosse stato negato il suo diritto all’auto-difesa.”

 

A detta dei diplomatici gli americani avrebbero assunto la loro posizione riguardante il fatto che il rapporto avrebbe rimandato il processo di pace, prima che Mr. Netanyahu facesse i suoi commenti critici. Giovedì, il nuovo vice-segretario di stato per la democrazia, i diritti umani ed il lavoro, Michael Poster, non avrebbe fatto dichiarazioni al proposito.

 

Tuttavia, questa settimana, in un discorso al Consiglio, Mr. Poster, ha dichiarato il Rapporto “profondamente difettoso” ed ha espresso critiche al Consiglio per ciò che egli ha chiamato un’ossessione nei confronti di Israele. Ma ha concluso dicendo che opportuni ripensamenti da entrambe le parti avrebbero sviluppato una fiducia reciproca.

 

Israele sostiene di aver in atto una importante indagine, con le 100 denuncie provenienti da Gaza già esaminate e altri 23 casi ancora in attesa di azioni legali. Afferma  che un terzo circa dei 36 episodi citati nel rapporto Goldstone sono già sotto inchiesta da parte dell’esercito, mentre altri sono stati posti sotto istruttoria.

 

Il governo israeliano ha sollevato un’iniziativa diplomatica concertata, al di là dei pochi giorni trascorsi, contro la risoluzione di far procedere il rapporto nel suo iter. Ma c’è stato anche un dibattito crescente all’interno della stessa Israele, con alcune organizzazioni per i Diritti Umani e con docenti universitari che richiedevano una revisione del conflitto di Gaza, indipendente, non fatta dall’esercito.

 

L’ambasciatore palestinese, Mr. Khraishi, ha affermato che se la risoluzione fosse passata ora, facendo pressione perché l’Assemblea Generale o il Consiglio di Sicurezza si occupino della questione,  essa avrebbe dovuto affrontare presumibilmente un veto americano. Un rinvio offre tempo a Israele e ai palestinesi per dedicarsi ad un’altra raccomandazione presente nel rapporto: che entrambe le parti costituiscano gruppi inquirenti indipendenti per indagare sui possibili crimini di guerra.

 

“Non penso che gli americani o gli israeliani o qualcun altro possa eludere le verità che Goldstone ha raccolto – nemmeno Hamas –“ ha affermato Mr. Khraishi, riferendosi al gruppo islamico che controlla Gaza. Egli ha detto di aver avuto il conforto di almeno 33 membri dei 47 che costituiscono il Consiglio, ma non quello degli Stati Uniti, dei membri dell’Unione Europea o del Giappone.

 

“C’è stato un enorme incremento della pressione esercitata dagli americani su tutti i membri,” ha affermato un diplomatico arabo  che, secondo il protocollo diplomatico, ha chiesto di rimanere anonimo. “Gli americani volevano qualcosa da portare a termine; il compromesso consiste nel posticiparla, il che sta a significare che è ancora viva.”

 

Isabel Kershner ha contribuito fornendo notizie da Gerusalemme.

 

(tradotto da mariano mingarelli)