Notizie da Israele - Lo stato ebraico per Israele come precondizione alla pace

Haaretz.com

24.09.2009

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1116650.html

"Netanyahu: Non c’è pace fino a che i palestinesi

non accettano Israele come stato ebraico."

di Natasha Mozgovaya


Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, mercoledì, ha dichiarato ad Haaretz che egli non avrebbe acconsentito alla richiesta palestinese che Israele accetti i confini del 1967 come condizione per riprendere i negoziati di pace.



Netanyahu ha anche posto una propria condizione, affermando, giovedì, che egli non avrebbe mai lasciato cadere la sua richiesta che i palestinesi riconoscano Israele come stato ebraico.

Egli si è espresso dicendo: "Ho riferito a Abu Mazen [Abbas] che ritengo che la pace dipenda in primo luogo dalla sua disponibilità a porsi di fronte al suo popolo e dire, ‘Noi….siamo impegnati a riconoscere Israele come lo stato-nazione del popolo ebraico.’"

"In un qualsiasi accordo di pace definitivo, io non ometterò questo argomento ed altre questioni importanti," ha sostenuto Netanyahu.

Egli ha giudicato "positivo" il discorso fatto dal Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, mercoledì, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in quanto "egli ha detto anche alcune cose che avevamo richiesto per sei mesi, che ci si deve incontrare e dare inizio al processo diplomatico senza precondizioni."

Obama si era espresso "con chiarezza su Israele in quanto stato-nazione del popolo ebraico," ha continuato Netanyahu. "Ritengo che la mancanza di accordo su questo punto sia la radice del conflitto."

Netanyahu ha anche fatto notare che Obama aveva fatto riferimento agli sforzi israeliani di migliorare l’economia palestinese con l’abolizione dei blocchi stradali.

Il discorso di Obama di mercoledì è stato uno dei tanti fatti dai leader mondiali, e il Presidente americano ha incentrato una parte della sua conferenza sugli impegni per la pace nel Medio Oriente.

"L’obiettivo è chiaro," ha detto Obama all’Assemblea Generale, "due stati che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza – uno stato ebraico di Israele, con sicurezza certa per tutti gli israeliani; e uno stato palestinese indipendente da attuarsi nel territorio contiguo, nel quale ha termine l’occupazione che è iniziata nel 1967, e che realizza la potenzialità del popolo palestinese."

Facendo riferimento alle affermazioni di Obama, Netanyahu ha soggiunto: "Le cose che lui ha detto a proposito dell’occupazione non sono nuove. Le ha pronunciate anche al Cairo. e di fatto quella è la formula adottata dalla Road Map ed essa non dice che noi si debba retrocedere ai confini del 1967.

"Questa è la formula adottata dai governi che hanno preceduto quello da me diretto, che non accetta di ritornare ai confini del 1967. Noi non daremo di certo il consenso al riguardo. Pure sulla questione delle colonie egli non ha detto nulla di nuovo. Questi disaccordi non dovrebbero impedire l’inizio del processo, il quale, tra le altre cose, se avrà successo, determinerà anche l’esito di questo problema."

Netanyahu ha sostenuto che Obama, come gli altri presidenti americani, è il riflesso della profonda e fondamentale amicizia esistente tra il popolo americano e quello israeliano, e che "lui si era trovato al Cairo prima del mondo musulmano al completo e ha affermato che questa relazione non sarebbe mai stata di alcuna utilità." Netanyahu ha aggiunto che egli ha ritenuto che gli obblighi degli Stati Uniti nei confronti della sicurezza di Israele siano totali.

Quando è stato interpellato sulle dichiarazioni secondo le quali la riunione al vertice tripartita di martedì con il Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas e con Obama sarebbe divenuta una scusa per tirarla per le lunghe, Netanyahu ha risposto, "non da parte nostra."

Netanyahu ha raccontato a Canale 2 che il discorso di Obama alla Nazioni Unite, per quanto riguarda i negoziati senza precondizioni e la soluzione a due-stati, è stato " una benedizione importante."

"Il Presidente ha detto che sarebbe riuscito a far riprendere il processo di pace senza precondizioni. Come si sa, è ciò che stavo dicendo da quasi sei mesi. Ero felice," ha dichiarato Netanyahu.

Tuttavia, mercoledì, gli israeliani e i palestinesi hanno detto che i loro inviati si sarebbero incontrati con i funzionari degli Stati Uniti, ma non tra di loro, rinforzando l’impressione che la riunione al vertice avesse prodotto ben pochi risultati.

Il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, ha affermato che non ci sarebbe stata alcuna successiva seduta con gli israeliani in quanto le due parti non avevano superato ancora gli ostacoli che avevano impedito loro di riprendere i colloqui.

"Non si sta verificando perché abbiamo deciso di continuare a trattare con gli americani fino a raggiungere l’accordo che ci consentirà di riprendere i colloqui," ha riferito Erekat.

Il portavoce del governo israeliano, Mark Regev, ha dichiarato che Israele avrebbe mandato degli inviati per incontrarsi, a Washington, con funzionari degli Stai Uniti, ma che, al momento, non c’era alcun progetto di incontrarsi con i palestinesi.

Egli ha riferito, tuttavia, che era "sincera speranza di Israele quella di vedere la ripresa dei colloqui diretti israelo-palestinesi."

I palestinesi si rifiutano di riprendere i colloqui fino a che Israele non congeli la costruzione delle colonie. Inoltre essi richiedono che i colloqui riprendano da dove erano stati interrotti prima della rottura all’inizio di quest’anno, per il veto di Netanyahu su qualche punto.

Obama ha garantito l’impegno a bloccare il nucleare iraniano.

Mercoledì sul tardi, Netanyahu ha riferito ad alcune stazioni della rete televisiva degli Stati Uniti che Obama lo aveva pure assicurato che si sarebbe impegnato ad interrompere il programma nucleare iraniano.

In quelle interviste, Netanyahu aveva pure riconfermato che Israele era poco propenso a congelare "la vita" nelle colonie della West Bank.

Rispondendo se egli fosse a conoscenza di quanto tempo occorresse prima che l’Iran potesse produrre un’arma nucleare, Netanyahu ha detto all’intervistatore dell’ABC Charlie Gibson di non "voler disquisire se occorresse un’altra settimana o un altro mese."

"Il problema fondamentale è, qual è l’obiettivo? E il presidente mi ha assicurato più volte che l’obiettivo è quello di impedire all’Iran di sviluppare un’arma nucleare. Ed io penso che questo obiettivo sia quello giusto," ha sostenuto il premier.

Il Primo Ministro ha aggiunto che egli considerava l’Iran come " il maggiore finanziatore del terrorismo mondiale. Ora, si provi ad immaginare quale tipo di terrorismo ci potrebbe essere se i terroristi avessero un protettore che fornisse loro un ombrello nucleare, o peggio, se il protettore desse loro effettivamente delle armi nucleari."

"Questo è uno scenario da incubo e tutti noi dobbiamo assicurarci che non accada," ha raccontato Netanyahu alla ABC.

Egli ha riaffermato anche le considerazioni che aveva fatto di recente su ciò che considerava essere l’instabilità dell’attuale regime di Teheran, dicendo che riteneva che "questo regime è molto più debole di quanto la gente pensi, e penso che i paesi civili siano molto più forti di quanto essi sono portati a supporre di se stessi."

"Questo regime tiranneggia il suo stesso popolo, spara su di lui quanto manifesta pacificamente per la pace," ha aggiunto il primo ministro.

Per poi affermare: "Ci sono tante di quelle ragioni, un’infinità di motivi perché non si dovrebbe permettere che tutto ciò accada."

In un’intervista concessa a Fox News, Netanyahu ha fatto commenti sulla possibilità di interventi unilaterali contro l’Iran, dicendo "ogni paese ha e si riserva il diritto di difendere se stesso e Israele non fa eccezione, ma ritengo che lo spettro dell’Iran che si fornisce di armi nucleari e la possibilità che esse possano essere messe a disposizione di terroristi o che le diano loro [è] sufficientemente preoccupante per la comunità internazionale da portarla a mettere insieme una iniziativa comune e intervenire per impedire che tutto ciò accada."

Rispondendo alla domanda se era convinto che l’Iran volesse realizzare un’arma nucleare, il premier ha asserito: "Sì, lo sono."

Netanyahu: La "vita" nelle colonie non verrà congelata.

Sull’argomento del ripristino dei negoziati di pace con l’Autorità Palestinese, Netanyahu, in un’intervista a Matt Lauer della NBC, ha affermato di essere "disponibile a fare dei tentativi per salvare il processo di pace."

Quando gli è stato chiesto quanto grande è il tentativo che Israele è disponibile a fare, il primo ministro ha detto: "Ci arriveremo molto presto, suppongo."

"Ma vi confesserò una cosa che non sarò disposto a fare. Non posso congelare la vita, "ha aggiunto Netanyahu facendo riferimento al possibile congelamento delle colonie nella West Bank, preteso dal Presidente palestinese Mahmoud Abbas.

"C’è un quarto di milione di persone in quelle comunità che vengono chiamate "insediamenti", sebbene in realtà la maggior parte di loro siano sobborghi dormitorio di Tel Aviv e di Gerusalemme."

Facendo eco al sentimento comune, il primo ministro ha sostenuto che stava facendo affidamento sulla "possibilità di conciliare due cose. Una consiste nel dare nuovamente l’avvio al processo di pace, una cosa della quale sono felice – mi auguro che abbiano iniziato oggi."

"E, in secondo luogo, consentire il prosieguo di una vita normale. C’è un quarto di milione di persone che vivono in queste comunità. Si sa, hanno bisogno di asili. Hanno bisogno di scuole. Hanno bisogno di centri sanitari." ha rammentato Netanyahu.

"Essi esistono. Mi sono impegnato a non costruire nuove colonie. Mi sono impegnato a non espropriare altra terra per le colonie esistenti. Ma la gente deve vivere. Non si può congelare la vita."

Sottolineando che, per ciò che riguarda lo stallo dei colloqui di pace, egli riteneva ci fosse una responsabilità in comune con i palestinesi, Netanyahu ha raccontato all’ABC che "Ogni volta che Israele ha incontrato un dirigente arabo che si è impegnato davvero per la pace, come nel caso di Anwar Sadat, si è fatta la pace," aggiungendo che il governo che aveva realizzato la pace con l’Egitto "era un governo del Likud sotto Menachem Begin.

"Quando Yitzhak Rabin, il Primo Ministro laburista, incontrò il defunto Re Hussein, che voleva la pace, si fece la pace," ha affermato il premier, aggiungendo che si potrebbe giungere alla pace "se la dirigenza palestinese affermasse di volere la pace, di riconoscere Israele come Stato Ebraico, lo stato-nazione del popolo ebraico, proprio come ci è stato richiesto di riconoscere lo Stato Palestinese come lo stato-nazione del popolo palestinese."

Il Primo Ministro ha concluso sostenendo che Israele voleva una "pace effettiva. Si sa, non si vuole una pace dove il territorio che si consegna diventa una base per procura dell’Iran in modo tale che loro possano sparare migliaia di razzi su di noi," aggiungendo che Israele era "uno dei paesi più piccoli del mondo."

"Ora, se si avesse la dimensione di Monaco o la dimensione del Lussemburgo, che di per sé stessi non costituiscono un problema di sicurezza. Ma se i tuoi vicini dichiarano anche, ‘Vi distruggeremo o vi cacceremo in mare e lanciano migliaia di razzi su di te,’ ecco che si pone un problema di sicurezza. Quindi, Israele vuole entrambi, sia il riconoscimento che la sicurezza dai suoi vicini, e, nei mesi a venire, questo sarà il compito dei negoziati," ha aggiunto Netanyahu.

 

(tradotto da mariano mingarelli)