Congelare il "congelamento" delle colonie.

Opinion on Palesatine and New Media Swicki
Articles – 11.09.2009

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Congelare il congelamento degli insediamenti”
 
di Daoud Kuttab

 Questo ciclo è cominciato in modo così bizzarro e confuso  che i palestinesi non sanno se sperare nella continuazione delle tensioni con Israele  ( che di solito vuol dire non nuovi insediamenti) o continuare i negoziati ( che di solito servono a dare la copertura a nuovi insediamenti).

  


La decisione del primo ministro Israeliano Benjamin Netanyahu  di approvare nuovi insediamenti ebraici nel momento di un possibile congelamento degli insediamenti è l’ultimo round in un ciclo che si è ripetuto così tante volte negli ultimi 40 anni che  potrebbe sembrare comico se non fosse così pericoloso.

Il ciclo comincia con qualcosa del genere: infinite pressioni americane o internazionali su Israele perché blocchi gli insediamenti nei territori occupati. I coloni israeliani e i loro sostenitori raccolgono ancora più forze per espandersi ulteriormente in terra palestinese, costruiscono ancora più insediamenti esclusivamente ebraici e distruggono ancora più  (ancora più!) case arabe prima che il così detto “congelamento “ cominci.

Il processo di pace, non sorprendentemente, diventa uno scherzo mentre tutto ciò avviene. Alla fine, la pressione mondiale rallenta, e il congelamento non si materializza. In conclusione, si hanno ancora  più insediamenti.

Quindi il grande paradosso durante questo ciclo è che si costruiscono più insediamenti durante i periodi di negoziati che durante i periodi di conflitto.
Questo schema si può far risalire al 1967. Israele capisce che la sola realtà in politica è la realtà sul campo.

Finchè i soldati israeliani controlleranno i territori occupati l’idea di un congelamento degli insediamenti non prenderà piede. Di fatto, la richiesta di un blocco degli insediamenti è niente più che una chiamata alle armi per un folto gruppo di israeliani  e loro sostenitori per andare e costruire sulla terra rubata ai palestinesi.

Mentre il presidente egiziano Anwar Sadat si stava preparando per la sua storica visita a Gerusalemme, un gruppo di coloni creò l’insediamento di Elon Moreh vicino Nablus, la città più popolata della Cisgiordania.

Quando il  precedente segretario di Stato americano James Baker cominciò il suo giro diplomatico per la pace, i suoi sforzi risultati alla fine senza successo hanno avuto come risultato più insediamenti, con uno iniziato appena poche ore prima del suo atteso arrivo  per i colloqui.Baker annullò la sua visita  e più tardi  comunicò la sua frustrazione alla Commissione del Senato sulle appropriazioni. Lamentava di “essere stato accolto” ogni volta che andava in Medio Oriente con “un altro ulteriore insediamento”.

Gli sforzi di Baker comunque approdarono alla Conferenza di pace  Madrid nel 1991, ma  anche questa fu un fallimento  per la  risoluzione del conflitto. E, mentre palestinesi e israeliani raggiungevano pochi anni dopo un accordo segreto che fu reso pubblico nella cerimonia alla Casa Bianca, la costruzione di nuove colonie ebraiche non si fermava. Infatti, fino agli accordi di Oslo del 1993  il numero delle colonie ebraiche nei Territori Occupati è raddoppiato.

La creazione di nuove colonie è stata spesso accompagnata dai commenti contrari dei media, anche all’interno di Israele, e dalla condanna internazionale, ma lo sviluppo degli  insediamenti non è fermato. Ha continuato ad andare avanti anche nel periodo in cui c’è stato un avvicendamento dal governo del Likud di Yitzhak Shamir a quello laburista  di Shimon Peres tra il 1984 e il 1990.Il governo di Shamir era stato sconfitto alle elezioni e il nuovo governo laburista aveva proclamanto lo stop alla costruzione di tutte le colonie, compresa quella degli edifici già iniziati, ma, malgrado i decreti, fu trovato il modo di continuare a costruire, di assorbire nuovi residenti e di aumentare la popolazione dei coloni.

Riguardo agli Stati Uniti, le colonie hanno dimostrato di essere un ostacolo sia per la diplomazia repubblicana che per quella democratica. L’amministrazione di Clinton tentò di porre un freno agli sforzi dell’allora primo ministro Netanyahu di costruire un nuovo insediamento vicino a Bethlehem. Dopo una breve interruzione, la costruzione riprese. L’amministrazione Bush-Cheney, la più filo-israeliana di cui si abbia memoria, non fece meglio: oggi Har Homa costruita sul Jabal Abu Ghnaim con lo scopo di tagliare fuori Bethlehem da Jerusalem, è abitata da 19000 coloni.

Questo ciclo è cominciato in modo così bizzarro e confuso  che i palestinesi non sanno se sperare nella continuazione delle tensioni con Israele  ( che di solito vuol dire non nuovi insediamenti) o continuare i negoziati ( che di solito servono a dare la copertura a nuovi insediamenti).

Il 5   gennaio del 2007 il giorno in cui il primo ministro israeliano Ehud Olmert incontrava il segretario di Stato Condoleeza Rice per discutere un nuovo giro di colloqui, il ministro alle costruzioni israeliano avanzò una proposta per la costruzione di nuove unità abitative a Ma’ale Adumim, un insediamento esclusivamente ebraico nella West Bank occupata.

Certo, ogni volta che  Israele sfida il mondo con le sue colonie, come  ora sta avvenendo di nuovo, gli Stati Uniti e altri funzionari  “denunciano” e “si rammaricano” per la decisione. Ma a tutt’oggi, malgrado queste poche prese di posizione e forse anche una risoluzione contraria dell’ONU, la linea stabilita da oltre quaranta anni è chiara: la decisione rimane.

Jeff Aronson, un anziano ricercatore alla Fondazione per la pace in Medio Oriente che ha sede a Washington, conclude che i leader israeliani continueranno a  farsi beffa delle loro controparti americane su questo argomento  .

Alcuni leader di destra come Menachem Begin, Shamir, e Netanyahu strombazzano i loro risultati  nel costruire nuove colonie. Altri, come Yitzhak Rabin, Ehud Barak, e Ehud Olmert “ parlano come gente di sinistra e costruiscono come quelli di destra”.

I palestinesi sono imprigionati in un Comma 22 [*]: se insistono per uno stop alle colonie, Israele comincia a costruirne preventivamente di nuove.

Fino a quando Israele non pagherà un prezzo pesante per le sue attività illegali nei Territori Occupati  è difficile immaginare che un reale processo di pace possa avere successo.

(tradotto da Caterina Guarna)

Daoud Kuttab, ex professore alla Princeton University, è attualmente Direttore Generale della Community Media Network 

[*] Comma 22 – presunto regolamento militare di guerra statunitense che affermerebbe: “L’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia. Chiunque chiede il congedo dal fronte non è pazzo.” [Ndr]