BDS: la pericolosa argomentazione di Avnery


Just World News

30.08.2009
http://justworldnews.org/archives/003758.html

  

“BDS: la pericolosa argomentazione di Avnery”

  di Helena Cobban 

Nutro un grande rispetto per il veterano pacifista israeliano, Uri Avnery. La prima volta che l’ho incontrato è stato al quartiere generale dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina, n.d.T) a Tunisi alla fine degli anni 1980 – un luogo che era considerato un anatema per entrambi i nostri governi, ma per il suo molto di più che per il mio. (Infatti, in quanto israeliano, allora era effettivamente illegale da parte sua incontrare persone dell’OLP)
.




Tuttavia, l’argomentazione da lui pubblicata ieri contro il movimento BDS in pieno sviluppo conteneva al suo interno alcune considerazioni profondamente scorrette e pericolose.
 

Anees di Gerusalemme ha sottolineato un difetto grave (e apparentemente molto razzista) nella dissertazione di Avnery. La sua critica riguardava queste asserzioni:

 la situazione dei negri in Sud Africa è stata molto diversa da quella degli israeliani ed anche da quella dei palestinesi. Il crollo del regime oppressivo razzista non portò ad un bagno di sangue, come si sarebbe potuto prevedere, ma, al contrario, esso dette luogo alla costituzione del Comitato della Verità e della Riconciliazione. 

In effetti, l’affermazione di Avnery non è solo razzista – per l’evidente sottinteso che i palestinesi (“diversamente dai negri del Sud Africa”) sono veramente intenzionati a fare un bagno di sangue - ma anche priva di logica. 

Perché sì, è vero che un “bagno di sangue” era ciò che risultava essere ampiamente prevedibile in Sud Africa dopo la caduta del regime di Apartheid – ma, nonostante ciò, i liberali occidentali avevano assecondato la campagna per le sanzioni. 

….e poi, non ci fu. Perciò, a che cosa comunque servono le previsioni dei liberali occidentali nei confronti del Sud Africa o della Palestina?? 

In ogni caso, Anees ha fatto bene a mettere in guardia Avnery sul razzismo del suo ragionamento su quel punto. 

Personalmente voglio richiamare l’attenzione di Avnery  su altri due aspetti del suo ragionamento. 

In primo luogo, egli gioca una partita deliberatamente fuorviante sui numeri. 

Lui scrive: 

 In Sud Africa,la lotta era tra una grande maggioranza ed una ridotta minoranza. In una popolazione complessiva di quasi 50 milioni, i bianchi ammontavano a meno del 10 %. Ciò sta a significare che più del 90% degli abitanti del paese sostenevano il boicottaggio, anche malgrado l’argomento che fa loro torto. 

In Israele, la situazione è completamente capovolta. Gli ebrei costituiscono più dell’80% dei cittadini di Israele e costituiscono una maggioranza del 60% in tutto il territorio che è compreso tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano. Il  99,9% degli ebrei si oppone al boicottaggio d’Israele. 

Essi non percepiscono che “tutto il mondo è con loro”, ma piuttosto che ”tutto il mondo è contro di loro”. 

No, per quanto riguarda Israele e i palestinesi, la situazione non è “l’esatto contrario” di ciò che è stato in Sud Africa. Ci sono circa 6 milioni di ebrei in Israele (e, forse, il 99,9% di loro è contraria alla campagna BDS; o forse meno di quella percentuale). Ma, nella zona sotto il controllo israeliano, ci sono  5,5 milioni persone di origine palestinese – e altri 5 milioni o più, in aggiunta, rappresentati dai palestinesi che sono  costretti a vivere in esilio fuori dalla loro patria.

Avnery cancella del tutto i palestinesi in esilio dal suo conteggio totale sulla rilevanza politica, come se loro non avessero alcun diritto di pronunciarsi su alcunché! 

Bene, è un problema enorme con il suo gioco sui numeri. 

Non pensi che dovrebbe essere importante per Avnery, in quanto attivista per la pace, che i palestinesi che ammuffiscono nei campi profughi del Libano o in qualsiasi altro luogo, potessero finalmente essere in grado di affermare che “il mondo è con noi”? 

Ma, a quanto pare, non se ne cura. 

Un altro problema riguardante la sua argomentazione sorge laddove egli tenta di affermare che gli israeliani non hanno nulla a che fare con i boeri – in quanto solo gli israeliani hanno subito l’olocausto, e oltre a ciò, molti boeri erano stati favorevoli a Hitler. 

Ma indovinate un po’. Anche il comportamento dei boeri proveniva da una percezione molto profonda di un precedente torto comune e di una comune vulnerabilità. Per amor di Dio, tanto per cominciare essi erano le persone per le quali era stata inventata la nozione di “campo di concentramento” per intero!

E pure loro, come molti altri etno-nazionalisti ebrei in Israele, avevano la profonda sensazione si essere stati “chiamati” da Dio a creare il loro stato coloniale in Africa.
 

Così i due popoli hanno molte analogie nella loro cultura di base. Ma c’è una grande differenza  costituita dal fatto che gli Israeliani non hanno ancora vomitato un loro personaggio alla “Frederik De Klerk”: un operatore di pace che ha proposto di riconoscere la pari umanità e i pari diritti di un ”altro”a lungo disprezzato. 

Che possiamo fare noi tutti per contribuire a convincere la società ebraica israeliana a generare il suo proprio De Klerk? 

Di tutto l’insieme il BDS può essere proprio una delle vie migliori. 

Ma, in primo luogo,  tutti quei governi occidentali che abbracciano la causa dell’uguaglianza tra gli uomini e dell’umana libertà, al minimo, dovrebbero interrompere completamente i sussidi generosi e quasi senza riserve che essi continuano a fornire allo stato d’Israele e alla comunità degli affari. 

Guarda anche la critica serrata alla dissertazione di Avnery fatta dal sud-africano Ran Greenstein, che la stessa organizzazione di Avnery è stata abbastanza brava da pubblicare qui. 

……Per quanto riguarda Avnery, questa non è purtroppo la prima volta che ho dovuto sottolineare i limiti di questa visione da attivista veterano. All’inizio di questo mese ho scritto sull’appello che lui aveva rivolto al suo collega veterano del movimento pacifista, Dov Yermiya, con il quale lo aveva sollecitato a non dare seguito al suo progetto di rinuncia del sionismo come filosofia guida. 

______________________________      

Helena Cobban è una scrittrice e ricercatrice anglo-americana, esperta in relazioni internazionali con particolari interessi alle vicende del Medio Oriente. I suoi studi hanno rappresentato un notevole contributo alla conoscenza della politica palestinese, dei processi di pace israelo-palestinesi, della politica libanese, dei processi di pace siro-israeliani.Per il suo libro del 1984, “L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina: popolo, potere e politici”, intervistò molti fondatori e dirigenti dell’OLP e giunse alla conclusione che il centro di gravità del movimento nazionale palestinese si era trasferito a quei palestinesi che vivevano nella loro patria. Una diagnosi che risultò poi corretta quando, nel 1987, esplose la 1° Intifada. 

(traduzione di mariano mingarelli)