Notizie da Israele - Gideon Levy


Haaretz.com

30.08.2009  

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1110967.html  

“Ottenere la restituzione di Gilad Shalit, ma non a qualsiasi prezzo.” 
di Gideon Levy  

Non c’è bisogno di spendere altre parole per esprimere il desiderio di ciascuno di vedere Gilat Shalit ritornare a casa. Come pure non c’è necessità di risparmiare lodi per la nobile battaglia che sta conducendo la sua famiglia. Shalit dovrebbe essere rilasciato a qualsiasi prezzo, ma la lotta per il suo rilascio non dovrebbe essere portata avanti a qualsiasi prezzo. La settimana scorsa, i dirigenti della campagna per la sua liberazione hanno tentennato. La dimostrazione che, alla prigione di Megiddo, ha impedito le visite dei familiari dei prigionieri, è stata di pessimo gusto. Poche settimane prima, essi avevano manifestato pure al posto di confine di Erez, sulla frontiera di Gaza, ostacolando il passaggio di alimenti e medicine per la Striscia sotto assedio.


Quello non è il modo in cui andrebbero fatte le cose. Avrebbero dovuto sostenere le richieste delle visite per tutti: per Shalit come pure per le migliaia di prigionieri palestinesi. In nessun caso si sarebbe dovuto verificare l’opposto. Israele non può comportarsi come Hamas. Non è solo questione di misure chiaramente inefficaci – l’assedio e il blocco delle visite non porterà al rilascio di Shalit – ma sono anche atti immorali. La gente che vuole che le visite ai prigionieri siano interdette non fa altro che equiparare Israele ad Hamas; essa sostiene che la crudeltà deve essere affrontata con crudeltà – terapia priva di umanità per tutti. Perfino in un momento così difficoltoso, ci si dovrebbe aspettare un messaggio più morale da parte dei dirigenti della campagna per il rilascio di Shalit, inclusa la famiglia Shalit. 

Circa 7.700 palestinesi sono imprigionati in Israele, compresi 450 circa che non hanno avuto l’opportunità di un processo. La maggior parte di loro non è costituita da assassini, sebbene qui tutti vengano etichettati automaticamente in questo modo. Coloro che hanno manifestato al carcere di Megiddo avrebbero fatto meglio a rendersi conto di ciò. Alcuni prigionieri sono detenuti politici nel pieno senso del termine, membri del parlamento palestinese, imprigionati senza processo, fatto questo che è uno scandalo in sé e di per sé, dietro a quelle sbarre per la loro “appartenenza.” Tra di loro c’è gente innocente, come pure attivisti politici e dimostranti non-violenti.  

Nota informativa.

 Alcuni prigionieri hanno ricevuto dal sistema giudiziario militare condanne sproporzionate, modo di procedere che in nessun modo rassomiglia a quello di un giusto processo. Alla prigione di Megiddo, al cui ingresso hanno manifestato i dirigenti della campagna per Shalit, sono reclusi anche dei minori, e non in strutture separate, come sarebbe richiesto. Talvolta essi sono stati condannati ad un anno di prigione per aver lanciato qualche sasso, anche se non hanno colpito nessuno e non hanno prodotto dei danni. Ci sono anche dei palestinesi malcapitati che sono stati presi mentre se ne stavano illegalmente in Israele, disposti a rischiare qualsiasi cosa per una giornata di lavoro. Inoltre, alcuni sono stati accusati ingiustamente da soldati o da collaboratori e non avevano avuto la possibilità di difendere se stessi, in un sistema giudiziario militare che considera ogni palestinese sospetto. 

Alcuni dei prigionieri provenienti da Gaza, da almeno tre anni non hanno ricevuto visite da familiari o una sola telefonata. Ciò non dipende da Hamas. Dipende da noi. Non tutti i prigionieri provenienti dalla West Bank hanno il permesso di ricevere visite, in quanto molti dei loro familiari sono considerati “interdetti”. La macchina della propaganda israeliana, che descrive la prigione come se fosse una casa di riposo, è anch’essa bugiarda. Ci si dovrebbe ricordare che la maggior parte dei prigionieri palestinesi ha deciso di prendere il destino del proprio popolo nelle proprie mani per combattere contro una criminale occupazione, anche se in alcuni casi hanno usato metodi risultati ancor più criminali. secondo i palestinesi, essi stanno servendo il proprio popolo nello stesso modo in cui Shalit, un soldato, ha servito il suo. 

L’attuale sforzo di Hamas di ottenere il rilascio dei prigionieri ha avuto inizio dopo aver tentato inutilmente tutte le altre strade per assicurarsi della loro liberazione. Israele avrebbe dovuto darsi da fare per rilasciare la maggior parte dei prigionieri molto tempo fa, come  provvedimento per suscitare fiducia e  come dimostrazione di buona volontà, e non come oggetto di un negoziato crudele e di una contrattazione, che diffondono lo sconfortante messaggio secondo il quale non possiamo risolvere il problema se non con la forza. Israele ha scelto di interdire gli altri modi di procedere, lasciando come unica alternativa rapimenti e  contrattazioni. 

Queste lotte per il rilascio di Shalit avrebbero dovuto essere le prime a suonare l’allarme: non dovremmo comportarci come Hamas. La triste condizione di Shalit non migliorerà con l’aggravarsi della triste condizione dei prigionieri e dei residenti di Gaza. Shalit è una persona mentre ci sono migliaia di palestinesi prigionieri, eppure il mondo intero è stato messo sottosopra solo per la battaglia per il rilascio di Shalit. 

E’ una importante opportunità per le pubbliche relazioni e non dovremmo rovinarla con rimedi che sono solo destinati a ottenere vendetta, a castigare e a battere l’avversario in crudeltà. Tutti quelli che hanno caro il destino di Shalit e dello Stato di Israele dovrebbero puntare al rilascio di entrambi, del soldato rapito e di gran parte dei palestinesi imprigionati. Stiamo parlando del conforto e della gioia che proverebbero entrambe le famiglie, quella di Shalit e quella di Barghouti. 

(traduzione di mariano mingarelli)