L'esercito di Israele non è l'esercito degli ebrei

AFTONBLADET

27.08.2009

 

L’esercito di Israele non è l'esercito degli ebrei

di  Dror Feiler 

Si confondono Stato e popolo per evitare un’indagine seria 

Secondo il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, la Svezia deve risolvere un grosso problema: quello della libertà di stampa. Israele vuol collaborare, in modo che il governo svedese, ignorando le proprie leggi sulla libertà di stampa, condanni un articolo uscito sull’Aftonbladet il 17 agosto. Nell'articolo si faceva riferimento a sospetti smentiti dal governo e dall’esercito di Israele.

Israele smentisce anche di avere la bomba atomica, di aver usato fosforo bianco contro la popolazione civile e di usare i palestinesi come scudi umani. Con questo, non voglio dire che tutte le accuse rivolte ad Israele siano vere, ma che occorre valutare con un certo scetticismo le smentite automatiche del governo israeliano. Il miglior modo di sapere se le accuse siano fondate è di svolgere un’indagine accurata. E più presto la si compie, meglio è.




Ma permettetemi di fare un promemoria
per coloro che, a dispetto di ogni prova contraria, hanno un punto di vista diverso.

Per 42 anni Israele ha ignorato le risoluzioni dell’ONU, le convenzioni di Ginevra e il diritto internazionale.
Per 42 anni il governo ed i media israeliani hanno automaticamente accusato di antisemitismo chi sosteneva che l'esercito israeliano violasse il diritto internazionale. Voglio qui sottolineare che le violazioni a cui mi riferisco sono gli insediamenti illegali dei coloni in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, le espulsioni forzate, le esecuzioni senza processo e le punizioni collettive, non i sospetti nutriti dalle famiglie palestinesi nei confronti dell’esercito israeliano.

Ora però che il governo ed i media di Israele diffondono accuse false e piene di astio, incoraggiati in Svezia da alcuni giornalisti e da alcuni politici, il modello seguito è lo stesso: ciò che più importa non è il contenuto dell’articolo ma la possibilità di utilizzarlo.
È un metodo di cui io stesso sono stato vittima quando a Stoccolma era stata esposta Biancaneve e la Follia della Verità, che era stata attaccata personalmente con la forza da chi all'epoca era l'ambasciatore israeliano.  

Nell’articolo che ha fatto vedere rosso a Israele c’è scritto, è vero, che giovani palestinesi ricercati dall’esercito israeliano sono stati uccisi e, dopo alcuni giorni, restituiti alle famiglie con i corpi ricuciti in un modo da suscitare nei congiunti il sospetto che fossero stati prelevati degli organi.
È possibile che l’associazione mentale tra quello che potrebbe essere stato il comportamento di singoli soldati israeliani nel 1992 ed il traffico di organi recentemente scoperto sia infelice, ma questo non deve impedirci di porre la domanda: Cosa è successo ai corpi?

Ma nessuno - ne' le famiglie palestinesi ne' l’autore dell’articolo, Donald Boström - ha parlato o scritto di soldati ebrei. I sospetti erano invece rivolti contro soldati dell’esercito israeliano, che potrebbero essere stati coinvolti in eventi specifici. 

L’esercito israeliano non è un esercito ebraico. Ne fanno parte militari di diverse etnie e di diverse religioni: drusi e beduini, ad esempio, non sono ebrei (il 20% della popolazione di Israele non è costituito da ebrei). In più, la maggioranza degli ebrei vive fuori da Israele.È  quindi evidente alla maggior parte di noi, Donald Boström compreso, che è erroneo e per di più razzista associare il popolo ebraico ai crimini di cui sono sospettati soldati israeliani.
È un'associazione, tra l'altro, che neppure compare nell’articolo. E che è altrettanto erroneo e razzista addebitare al popolo ebraico i crimini, questi sì dimostrati, commessi dallo Stato e dall'esercito di Israele negli ultimi 42 anni, quando la responsabilità di ciò ricade solo sui diretti esecutori dei fatti, e sui leader politici.
Che ci sia chi confonde in questo modo – ciò che è non solo sbagliato, ma pure di pessimo gusto -, non può impedire critiche serie o il sospetto di irregolarità. Un simile tabù implicherebbe implicitamente una violazione della libertà di espressione.
È curioso che siano due gruppi molto discordanti ad equiparare con regolarità Israele al popolo ebraico: il governo israeliano, incoraggiato dai cosiddetti amici di Israele, e svariati gruppi razzisti/antisemiti. 

Ora si vuole che la Svezia impari da Israele, modello esemplare, cosa siano la vera democrazia e la libertà di espressione. 

Attualmente in Israele si levano voci per limitare la libertà di espressione di coloro che sono  ritenuti “calunniare” lo Stato. Rientra fra costoro ad esempio l’accademico israeliano Neve Gordon: questi, il 20 agosto, ha scritto sul L A Times che Israele soddisfa tutti i requisiti di uno Stato di apartheid, dal momento che ha leggi che avvantaggiano gli ebrei, discriminando i palestinesi.
La Svezia deve difendere la libertà di espressione, senza lasciarsi ispirare dalla concezione arbitraria che il governo israeliano ha della libertà di stampa e della democrazia. 

Purtroppo il clima del dibattito, assai più duro, che regna in Israele, si è infiltrato nel nostro Paese tra coloro, come Gunnar Hökmark, che indirizzano l’opinione pubblica: questi aiuta volentieri Israele a continuare nelle sue violazioni del diritto internazionale, senza che nessuno s’immischi. 

Per questo, ogni tentativo di mettere in discussione l’immagine che Israele ha di sé sarà oggetto di aggressioni insensate e di accuse, prive di fondamento, di antisemitismo. 

È impressionante che, mentre Israele esige che il governo svedese condanni un articolo uscito sull’Aftonbladet, imponga sempre più ostacoli ad una commissione internazionale di indagine con il mandato ONU di indagare in generale sulle eventuali violazioni al diritto internazionale commesse da Israele nei Territori Occupati e, nello specifico, sugli abusi commessi dall’esercito a Gaza. 

Una simile reazione automatica di offuscamento della realtà e di rifiuto di ogni accusa, sia che si tratti di sospetti contenuti in un cosiddetto “articolo sensazionale“, sia di una iniziativa importante dell’ONU, danneggia gli interessi degli israeliani e copre di vergogna Israele. 

Dror Feiler  è musicista, artista e presidente di European Jews for Peace. Ha compiuto il servizio militare nell’esercito israeliano, come paracadutista, negli anni fra il '69 ed il '72. 

http://www.aftonbladet.se/kultur/article5700809.ab 

(Traduzione: Antonella Dolci e Paola Canarutto)