Notizie da Israele - Dafna Golan 26.08.2009

Haaretz.com

26.08.2009 
http://haaretz.com/hasen/spages/1109900.html    

“Vieni a dimostrare insieme a noi.”  
di Dafna Golan
  
Sheikh Jarrah, Diritti dei Gay
 

E’ una vergogna, Gal Uchovsky non sta partecipando alle dimostrazioni che vengono fatte nel quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est. E’ sempre un piacere vederlo, e se lui vi prendesse parte, si renderebbe conto che, a paragone della manciata di israeliani che vengono per contestare l’espulsione delle famiglie palestinesi dalle loro case in modo che ebrei ci vadano a vivere dentro, il suo raduno in onore del morto e del ferito al centro gay e lesbiche di Tel Aviv è stato un grande successo. Se le decine o le migliaia di persone che si sono radunate in piazza Rabin avessero marciato attraverso il piccolo quartiere nel cuore di Gerusalemme, forse sarebbe stata bloccata l’espulsione delle famiglie palestinesi, come pure la costruzione in quel quartiere di una nuova colonia ebraica, forse la più pericolosa tra tutte.


E’ vero che a quelli di Tel Aviv non piace recarsi a Gerusalemme. Allora, dovrebbero ricordare, prima di tutto,  quanto qui è fresca e piacevole la sera tanto da dover portare con se abiti caldi. In secondo luogo, Sheikh Jarrah è un bel quartiere  con le case circondate da giardini. Terzo, a tre minuti di cammino dal luogo della manifestazione puoi sorseggiare un cocktail eccellente in uno dei bar più belli del mondo, nell’effluvio di fiori del giardino dell’American Colony Hotel. Inoltre,sulla Shimon Hatzadik Street,  puoi fare visita ad uno dei migliori ristoranti

 

Da ultimo, tra tutti questi vantaggi, la possibilità di parcheggio risulta ampia e la zona è controllata per 24 ore al giorno da dozzine di poliziotti. E’ vero, alcuni di loro sono particolarmente violenti e, l’altro giorno, uno di loro ha strangolato mio figlio, preso a calci una vecchia ed ha usato la forza bruta per trattenere un dimostrante che protestava contro lo sfratto dei palestinesi dalle loro case. Ma se non continuiamo a venire ogni giorno, presto avremo, nel cuore di Gerusalemme, vicino alle bandiere dei consolati stranieri e di fronte agli Uffici delle NU per gli Affari Umanitari, la nascita di una colonia  di ebrei ultra- ortodossi, costruita con il nostro denaro e con quello dei contribuenti statunitensi – una colonia per la quale c’è stato il gradimento della corte.

 

Avviso

 

Di fronte al negozio di frutta sull’angolo, un bulldozer gigantesco sta rimovendo la tenda nella quale ha vissuto la famiglia al-Qurad dopo che, a febbraio, alla vigilia delle elezioni per la municipalità di Gerusalemme, era stata sfrattata dalla loro casa. Un poco più in là, dei soldati se ne stanno di guardia alle prime case dei coloni che sono state tolte ai palestinesi. L’ultima parte della nuova colonia sarà costruita più avanti ancora, vicino al Hyatt Hotel e vicino alla strada che porta al campus dell’Università Ebraica, nell’area dello Shepherd Hotel. Il razzismo, come pure la violenza dei coloni e della polizia, non sarà confinato a Gerusalemme, a Sheikh Jarrah. Una società che espelle i palestinesi, espelle anche gay e lesbiche, come pure tutta la gente che pensa in modo diverso e la gente che non crede nella forza e nell’occupazione.

 

Non stiamo parlando di un lontano avamposto posto da qualche parte in cima a una collina. E’, invece, proprio sotto le bandiere delle legazioni straniere, nel vero cuore della ricca e meravigliosa Gerusalemme, che Israele sta costruendo una nuova colonia per ebrei estremisti che hanno intenzione di fomentare guai e spargere odio. E decine di soldati israeliani con l’approvazione della corte israeliana, stanno buttando sul lastrico famiglie palestinesi.

 

Ci troviamo là ogni sera, una manciata di israeliani e di palestinesi, e tu non vieni. Durante una di queste serate, sentii molto la mancanza della defunta Sarah Kaminker, la cara madre di Eytan Fox, il partner di Gal Uchovsky. Lei era una donna meravigliosa con la quale ho avuto il privilegio di marciare  in così tante manifestazioni contro le colonie. Era una urbanista, membro del consiglio della municipalità di Gerusalemme, e comprendeva meglio di altri quanto la massiccia costruzione di stabili per soli ebrei a Gerusalemme avrebbe distrutto la città e fomentato una tremenda violenza. Ella faceva notare la connessione esistente tra la politica urbanistica di Gerusalemme e il desiderio di conservare una maggioranza ebraica nella città – circa due terzi di ebrei e un terzo di palestinesi.

 

Kaminker, che anche Uchowsky amò così tanto, avrebbe iniziato i suoi indimenticabili giri nella sua bella casa ed avrebbe parlato di French Hill, la colonia nella quale viveva e che era stata costruita sulle terre del vicino villaggio di Issawya. Avrebbe parlato del dislivello esistente tra French Hill e Issawya, dove non c’era alcun piano urbanistico, nessuna possibilità di sviluppo, nessun marciapiede e nessun centro per la gioventù. Ma dove c’era un gran numero di case che erano state demolite, perché erano state costruite senza i permessi e dove dozzine di ordini erano già pronti per la distruzione di altre case. E c’era  pure una gran dose di disperazione.

 

Più di una decina di anni fa, lei scrisse un articolo su chi ha bisogno del quartiere di Har Homa. Descrisse il processo di edificazione delle colonie su terre palestinesi a Gerusalemme e nei dintorni, e il modo in cui si stava creando una contiguità territoriale ebraica tra le colonie di Ramot, Ramot Shlomo, Neve Yaakov, Pisgat Ze’ev, Gilo e Har Homa. Descrisse come la municipalità di Gerusalemme avesse dato inizio ad un piano urbanistico per ebrei proprio quando  21.000 famiglie palestinesi erano senza casa.

 

Non possiamo continuare a vivere in una bolla, in quanto la bolla scoppia e ne deriva uno spargimento di sangue. Abbiamo manifestato con te alla parata del Gay Pride e abbiamo bisogno che pure tu, da parte tua, partecipi, a Gerusalemme, alla protesta contro il razzismo e la violenza. E’ necessario che, insieme, si faccia appello agli americani perché la smettano di inviarci armi, perchè ne abbiamo già troppe, ed è necessario che ci si opponga a una politica che fa distinzioni tra una persona e l’altra. Il nostro obiettivo è quello di vivere in una società nella quale tutta la gente ha il diritto di scegliere la propria religione, la propria fede, le proprie preferenze sessuali ed i propri sogni – una società nella quale i diritti siano uguali per tutti.

 

(traduzione: mariano mingarelli)