EGITTO: L'accordo israeliano sul gas

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IL CAIRO, 12.08.2009

 EGITTO : L'accordo israeliano sul gas infiamma l'opposizione
Adam Morrow e Khaled Moussa Al-Omrani

È stato stroncato da esponenti dell’opposizione e attivisti politici il nuovo accordo sulla vendita ad Israele del gas naturale liquefatto (GNL) a prezzi che loro definiscono eccessivamente scontati. 

“Il gas egiziano viene venduto a Israele a prezzi di molto inferiori alla media internazionale”, ha dichiarato Ibrahim Yosri, ex capo affari legali e trattati del ministero degli Esteri egiziano. “Questo accordo è la prova che il regime al potere non è interessato all’opinione pubblica, e continua a privare la popolazione egiziana dei suoi beni nazionali legittimi”.

Il 28 luglio, l’Egitto ha accettato formalmente di vendere 12,5 miliardi e 16 miliardi di metri cubi di gas GNL all’anno a Israele per un arco di tempo di 17-22 anni. Il consorzio israelo-egiziano Egyptian Mediterranean Gas (EMG) fornirà il gas all’impresa israeliana Dorad Energy per un costo totale tra i 2,1 e i 3,3 miliardi di dollari.

Vista la tradizionale posizione popolare di condanna nei confronti delle politiche israeliane, soprattutto quelle legate ai popoli palestinesi nella striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata, l’accordo ha anche fomentato controversie politiche.

“È assolutamente illecito sostenere un paese che è in guerra con l’Islam e con i musulmani, e che occupa la terra della Palestina”, avrebbe dichiarato alla stampa indipendente Nasr Farid Wassil, ex Gran Mufti della repubblica. “Ogni relazione economica con un paese del genere deve essere interrotta”.

Nonostante la sua impopolarità, questo non è il primo accordo tra i due paesi: secondo un precedente accordo sull’energia, l’Egitto sta già esportando GNL verso Israele da maggio dello scorso anno. Estratto dai giacimenti del Sinai nell’Egitto settentrionale, il gas viene pompato attraverso un gasdotto sottomarino dalla città costiera di Al-Arish verso la città portuale israeliana di Ashkelon.

Il primo accordo, firmato nel 2005, consentiva a EMG di vendere 1,7 metri cubi di GNL all’anno alla Israel Electric Corporation, di proprietà statale, per un periodo di 15 anni. Il prezzo di vendita non è mai stato rivelato ufficialmente, alimentando i forti sospetti che il gas venisse venduto agli israeliani a prezzi scontati.

L’Egitto è uno dei pochi stati arabi, insieme a Giordania e Mauritania, ad avere relazioni diplomatiche aperte con Israele. Ma la cooperazione bilaterale è rimasta seriamente ostacolata dalle forti critiche della popolazione verso le politiche israeliane.

Negli ultimi anni, l’opinione pubblica egiziana contro l’autoproclamatosi stato ebraico si è ulteriormente indurita, alla luce dell’attuale blocco israeliano sulla striscia di Gaza, che ha in comune 14 chilometri di frontiera con l’Egitto; e si è detta profondamente indignata per l’attacco israeliano durato tre settimane contro la striscia tra dicembre e gennaio, che ha provocato più di 1.500 morti e oltre 5mila feriti.

La scorsa estate era stata lanciata una campagna popolare contro ogni accordo di esportazione di GNL.

“Il gas naturale egiziano appartiene al popolo egiziano, non al governo”, aveva detto all’epoca Mohammed Anwar Al-Sadat, ex parlamentare e portavoce della “campagna popolare contro le esportazioni di gas”. “Se devono venderlo, dovrebbero farlo almeno rispettando i prezzi internazionali”.

Oltre alla formazione di un comitato popolare, Yosri e alcuni attivisti politici avevano anche fatto causa contro l’esportazione di gas verso Israele.

“Tutti gli studi, ufficiali e indipendenti, indicano che l’Egitto ha estremo bisogno di fonti energetiche per il suo sviluppo futuro”, ha detto Yosri. “Per di più, l’attuale prezzo di vendita è troppo basso”.

Lo scorso novembre, un tribunale amministrativo aveva deliberato in favore di Yosri e della parte lesa. Citando la mancanza di consenso parlamentare e la vaghezza dell’accordo, la corte aveva ordinato il divieto sulle esportazioni di GNL a Israele.

Ma il governo è ricorso in appello, e la Corte suprema amministrativa egiziana ha bloccato a febbraio il precedente verdetto, in attesa di ulteriore delibera.

Rispondendo alle affermazioni secondo cui il gas veniva venduto a prezzi meno che concorrenziali, il governo aveva annunciato la decisione di rivedere i termini dell’accordo. A giugno, il ministro del petrolio Sameh Fahmy aveva promesso al parlamento che il governo avrebbe “rivisto tutti gli accordi di esportazione di gas verso i paesi stranieri, compreso Israele”.

Giorni dopo la firma dell’accordo, il presidente Hosni Mubarak ha poi annunciato che il governo aveva “effettuato revisioni ed emendamenti sugli attuali contratti del gas con tutti i paesi, per ottimizzare i profitti per l’Egitto”. In un’intervista al quotidiano Al-Ahram del 4 agosto, ha sottolineato che “l’Egitto non sta vendendo gas a Israele a prezzi ridotti, come qualcuno sostiene”.

Ma secondo l’esperto dell’energia Ibrahim Zahran, membro della campagna contro le esportazioni di gas, “[il gas] era sottocosto nel primo accordo, e continua a essere sottocosto nel nuovo accordo”.

“Il primo accordo stabiliva un prezzo di 1,25 dollari per milione di British thermal units (BTU), a fronte del prezzo globale di circa 15 dollari per milione di BTU”, ha detto Zahran. “Secondo il nuovo accordo, il prezzo è stato aumentato a 1,75 dollari per milione di BTU, anche se il prezzo rimane lo stesso: la Russia, per esempio, oggi vende gas alla vicina Ucraina a 15 dollari per milione di BTU.

“A prezzi così scontati, l’Egitto sta di fatto sovvenzionando Israele”, ha aggiunto.

Le delibere finali del processo legale alla Corte suprema amministrativa sono previste per ottobre. Yosri ha assicurato che ricorrerà anche contro i termini del nuovo accordo. © IPS (FINE/2009)