Vanunu ancora prigioniero di Israele

da Haaretz.com
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1098367.html 
7 luglio 2009

“La Corte suprema prolunga a Vanunu di altri sei mesi il divieto di viaggiare”


di Tomer Zarchin – corrispondente di Haaretz 

Lunedì, la Corte suprema di giustizia ha risposto all’istanza presentata dall’informatore nucleare Mordechai Vanunu sostenendo che sarebbero rimaste in vigore per ulteriori sei mesi le disposizioni che gli proibiscono di lasciare il paese, di parlare con stranieri o di avvicinarsi ad ambasciate  straniere. La Corte ha affermato che dopo la conclusione dei sei mesi, egli avrebbe potuto presentare alla Corte  di nuovo una petizione per annullare l’ordine.
Vanunu venne rilasciato dalla prigione nel 2004 dopo aver scontato una condanna a diciotto anni per aver rivelato particolari sul programma israeliano di armi nucleari.
Prima dell’udienza egli affermò: ”Io voglio ed ho bisogno di libertà, solo della libertà. Venticinque anni sono più che sufficienti. Questo non è il mio governo. Voglio vedere il mondo, essere libero dal controllo del Mossad e dello Shin Bet”. Vanunu distribuì alla stampa una lettera che aveva scritto al Comitato del Premio Nobel prima dell’anno in corso, con la quale rinunciava ad essere inserito nella lista dei candidati al premio poiché il presidente Shimon Peres, che lui aveva detto ”essere dietro alla politica atomica israeliana”, era un premio Nobel.
Il legale di Vanunu, Avigdor Feldman, dichiarò alla corte che il suo cliente voleva formarsi una famiglia, e chiese ”E’ logico sottoporre un uomo per tutta la sua vita a una tale reclusione?”
Il Vice-procuratore dello stato Shai Nitzan disse ai giudici che Vanunu continuava ad incontrarsi con giornalisti e a rivelare segreti di Stato.
“Lo stato ritiene che Vanunu possegga informazioni che non ha divulgato, egli si espresse così in una lettera. Tre gruppi diversi di questa corte dopo aver visto materiale segreto hanno deciso che egli possiede materiale di massima segretezza che non ha ancora reso noto”.


(Traduzione di Mariano Mingarelli)