Il caso Ala'a Hamamra

Settembre/Ottobre 2004 Tragica conclusione del caso di Ala’a (Alla) Mohammad Hamamra, bambina palestinese di 9 anni, alla quale era stata diagnosticata una “leucemia acuta” nel 2002 e che, nel 2004, aveva subito una “ricaduta midollare”, per la cui speranza di salvezza sarebbe stato necessario praticare un intervento di trapianto di midollo osseo compatibile.

Image

Il dr. Michael Weintraub, direttore del reparto di Onco-ematologia dell’Ospedale Hadassah di Gerusalemme, in assenza di un donatore adatto in famiglia, nonostante la madre fosse prossima al parto, aveva prospettato la ricerca del midollo via banca dati.
A suo parere, l’intervento avrebbe richiesto un successivo trattamento chemioterapico per un periodo di circa 3 mesi, prevedendo una probabilità di salvezza dell’ordine del 20-30% se la bambina fosse stata operata entro breve tempo.
Il preventivo di costo era stato valutato complessivamente attorno ai 75.000 Euro.
Il dr. Dan  Shanit, responsabile per il Centro Peres per la Pace, interpellato, scartò l’ipotesi di far rientrare il caso di Alla tra quelli presi in considerazione dal Saving Children Project in quanto considerava troppo bassa una probabilità di esito positivo del 20-30%, dato l’alto costo di tutto il trattamento, per il quale affermava sussistere anche una presunta indisponibilità da parte dell’ANP a coprire la quota di spesa a lei spettante.
Questa dichiarazione venne però smentita dall’ANP che assicurò il suo impegno a pagare una quota fino a 33.000 USD se ad Alla fosse stato praticato l’intervento di trapianto preventivato.
Il Centro di Ematologia ed Oncologia Pediatrica con Trapianto del Midollo Osseo dell’Azienda Ospedaliera Pisana, per voce del suo responsabile, si dichiarò disponibile a prendere in esame il caso di Alla, pur manifestando una certa perplessità in relazione a dati diagnostici non controllati direttamente e necessitanti di un maggiore approfondimento, da effettuarsi ovviamente dopo la concessione della opportuna approvazione da parte delle strutture istituzionali della Regione Toscana.
La domanda relativa, trasmessa all’Assessorato competente,  si scontrò con un diniego assoluto, derivante dal sussistere dell’accordo relativo al Progetto Saving Children che prevedeva il perdurare di una prelazione da parte del Centro Peres nel decidere in quali ospedali israeliani dovessero essere effettuati interventi sanitari a carico di bambini palestinesi.
Anche se l’accordo  non prevedeva la cura della leucemia, ai bambini palestinesi veniva però interdetto qualsiasi trattamento chirurgico nelle strutture della Regione Toscana.
Nonostante generiche assicurazioni di prendere in esame il caso specifico, nulla venne fatto né in Israele,né in Toscana.
La madre partorì e nessuno si premurò di verificare la compatibilità del cordone ombelicale in relazione all’intervento di trapianto.
La bambina ebbe una ulteriore ricaduta che venne curata con costosissime trasfusioni fino a che, consumata dal male, Alla si spense nella colpevole indifferenza di chi avrebbe dovuto e potuto adoperarsi, mostrando così una reale umana sollecitudine.