Una scrittice esordiente esplora la storia della sua famiglia, e quella della Palestina

Di Joumana Khatib

The New York Times, 04.04.2019

https://www.nytimes.com/2019/04/04/books/isabella-hammad-the-parisian.html

Il viaggio dalla Giordania per Nablus, in Cisgiordania, richiede pianificazione e pazienza.

C'è il percorso tortuoso al controllo di frontiera più vicino. Ci sono le code notoriamente lunghe, come i tempi di attesa per attraversare il confine. Ma se hai fortuna, come nel caso della scrittrice anglo-palestinese Isabella Hammad, potresti avere come guida una "forza della natura" di nonna, che viene preparata con un itinerario dettagliato e un piano di azione.

Per Hammad, 27 anni, la prima visita della Palestina, avvenuta sei anni fa, è stato in un certo modo il culmine di un'infanzia in cui i ricordi e le storie di famiglia sulla regione - provenienti specialmente da sua nonna - sono sempre stati presenti. Durante quel viaggio ha trascorso alcuni mesi in Medio Oriente conducendo ricerche e raccogliendo testimonianze orali. Ora ha incanalato queste storie nel suo romanzo d'esordio, "Il parigino".

Il libro, un appassionante romanzo storico che si apre negli ultimi giorni dell'Impero ottomano, sà pubblicato martedì dalla Grove Press. La storia segue un palestinese di Nablus, Midhat Kamal, dal 1914 circa fino a metà degli anni '30, quando la regione si accinge a passare dal controllo ottomano a quello britannico. Per evitare di essere costretto a combattere durante la prima guerra mondiale, Midhat si reca a Montpellier per studiare medicina, si trasferisce poi a Parigi e infine torna in Palestina dopo alcuni anni. Il personaggio è ispirato al bisnonno di Hammad, il cui soprannome a Nablus, "al-Barisi", significa "il parigino" in arabo.

"Il parigino" ha attirato un discreto numero di commenti entusiasti. Il romanziere Zadie Smith, che è stato docente di Hammad nel programma M.F.A. alla New York University, lo ha definito "insolitamente bilanciato e autenticamente bello". Lo scrittore Nathan Englander, in un trafiletto, parla di "saggio di potenza del linguaggio, scritto in modo magnifico".

Hammad si unisce ad un gruppo di autori contemporanei palestinesi, praticamente tutti di sesso femminile, che scrivono in inglese, che includono Hala Alyan, Etaf Rum, Randa Jarrar, Susan Abulhawa e Selma Dabbagh. I loro libri condividono temi comuni: molte delle storie si svolgono sia in Medio Oriente che in Occidente ed esplorano come lo stato di rifugiati, le nostalgie e le perdite si rifrangono tra generazioni di famiglie.

Ma "Il parigino" è tra i primi ad essere ambientato nell'era precedente alla fondazione di Israele: prima della guerra del 1967 che ha portato all'occupazione e allo sfollamento di moltissime famiglie, prima delle insurrezioni note come intifada, prima che il conflitto palestinese-israeliano diventasse una sorgente di infiammabilità politica globale.

Se la cronologia della vita di Midhat offriva una cornice naturale per il libro, Hammad era anche interessata ad esplorare un punto di vista che mostrasse "la complessità della vita palestinese" evitando le caratterizzazioni riduttive dei palestinesi come militanti o vittime.

"Ogni volta che scrivi sulla Palestina, diventa una cosa politica", mi ha detto Hammad durante un pranzo il mese scorso. "Ma non ero interessata a entrare nel dibattito che riguarda l'attualità." Il libro "dipinge un'immagine specifica di ciò che è accaduto dal punto di vista palestinese", mi dice, "ma non volevo scrivere qualcosa che intendesse essere la storia definitiva".

Nata da madre britannica-irlandese e padre palestinese, Hammad ha avuto l'idea di scrivere la storia di Midhat sin da adolescente.

Il padre di Hammad, Saad, pensava che fosse importante promuovere nei suoi figli una curiosità sul loro patrimonio, soprattutto perché non erano stati in grado di visitare la regione da bambini. "Questo è ciò che ti rende integro come persona", le disse, "per guardare tutte le dimensioni di te stessa".

La nonna di Hammad è un riferimento nella comunità palestinese di Londra, e Hammad ricorda di essere cresciuta all'ombra della sua cultura e della sua storia. Da bambina le capitò di assistere con suo padre a una lezione del professore e accademico palestinese Edward Said - "Sono sicura di aver dormito per la maggior parte del tempo, ma mi sono sentita molto importante ad essere stata lì", mi dice ridendo - e leggere poi la copia di suo padre del lavoro pionieristico di Said, "Orientalismo".

La letteratura offriva un modo alternativo per comprendere la storia. "Non abbiamo imparato l'impero britannico a scuola - sono arrivata a comprendere l'impero attraverso i libri", ha detto, citando Said fra le sue ispirazioni assieme a Chinua Achebe, Virginia Woolf, i poeti della Montagna Nera e il mito scozzese.

Hammad ha trascorso mesi a fare ricerca e intervistare decine di persone e, quando si è messa a scrivere, le loro storie "erano diventate parte del mio cervello". (foto Heather Sten per The New York Times)

Dopo la laurea in lettere a Oxford nel 2012, ha trascorso mesi in Medio Oriente facendo ricerche, intervistando palestinesi, storici, architetti e geografi.

"In pratica ho detto a chiunque: se hai dei nonni con una buona memoria, mi piacerebbe parlare con loro", ha detto Hammad. Ha trascorso del tempo con membri della famiglia allargata e altri - la nonna aveva preparato una rubrica piena di nomi - tra cui persone con "ricordi molto, molto vivaci" che si ricordavano del suo bisnonno, contribuendo a stimolare la sua immaginazione ed evocare l'umore del città in quel periodo. Tornata in Gran Bretagna, Hammad ha integrato questi racconti con ricerche d'archivio e documenti dei soldati britannici in Medio Oriente, tra cui una guida "sugli ebrei e i palestinesi: le loro inclinazioni, il loro temperamento, la loro storia".

È venuta negli Stati Uniti per frequentare Harvard come borsista Kennedy, poi si è iscritta al programma M.F.A. della New York University per concentrarsi sul libro. Dal momento in cui si è seduta per iniziare a scrivere, nel 2013, la ricerca e le storie "erano diventate parte del mio cervello".

"Il parigino" richiama alla mente un romanzo del 19° secolo. Midhat ama passeggiare per Parigi e torna in Palestina con un elegante guardaroba che include un bastone da passeggio. C'è una lettera rubata e una storia d'amore interrotta. E nonostante il tumulto che sta accadendo attorno a lui, Midhat è più preoccupato della sua vita interiore che dell'attività politica circostante.

Il suo tumulto personale deriva dalle identità contrastanti ("Era due uomini", scrive Hammad), e dal credere di appartenere allo stesso modo alla Palestina e all'Europa, sentendosi comunque un estraneo in entrambi i luoghi.

Midhat non è l'unico ad avere dubbi sul suo posto a Nablus. Alcuni personaggi giardano con scetticismo la sua affinità con l'Europa, in particolare nel contesto della lotta per l'autodeterminazione della regione. Come osserva una persona: "Essere un parigino a Nablus significava essere fuori dal tempo, intrappolato in una vecchia formula coloniale in cui si imitavano i padroni come se nelle cuciture dei loro vecchi indumenti si sperasse di trovare un po 'di polvere di potere".

Il libro "ha il respiro di un classico", sostiene Elisabeth Schmitz, editrice di Hammad a Grove Press. Ci ha lavorato contemporaneamente con Michal Shavit, un editore della casa editrice britannica di Hammad, la Jonathan Cape. (Il romanzo sarà pubblicato in Gran Bretagna questo mese, e Hammad ha anche venduto i diritti arabi del libro.) "È il debutto più eccitante che abbiamo avuto da molto tempo", ci dice Schmitz, e speriamo sia una storia che aiuti i lettori a "capire come siamo arrivati al baratro di questo luogo intrattabile".

Hammad è al lavoro sul suo secondo romanzo - una storia più contemporanea, ci rivela - e mentre per ora progetta di rimanere a New York, spera di visitare nuovamente la Palestina in futuro. Preferisce avere un piede in entrambi i mondi: "Mi piace stare tra i luoghi".

 

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze


Iniziative

Notizie

Amira Hass- Internazionale-8 novembre 2019   Israele va per la sua strada. Il mondo gli permette di comportarsi come se fosse al di sopra della legge, mentre i palestinesi vengono vivisezionati per ogni parola che dicono Qualche tempo fa un’israeliana che vive negli Stati Uniti e gira documentari mi...
(10)

Leggi tutto: Ai...

Interventi

da Internazionale, 13.09.2019 I legami tra cristiani evangelici statunitensi e coloni israeliani sono molto forti.I due gruppi hanno ideali simili e interessi in comune di Judy Maltz (Haaretz) Quando circa dieci anni fa i primi volontari cristiani evangelici si presentarono nell’insediamento...
(229)

Leggi tutto: Divina...

di Gideon Levy Internazionale, 23.08.2019 Due deputate statunitensi, Rashida Tlaib e Ilhan Omar, hanno contribuito a svelare al loro paese e al mondo la verità su Israele. Dovrebbero essere ringraziate per questo. In qualche modo, anche il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro...
(133)

Leggi tutto: Le deputate...