Il Sudafrica imprime ad Israele il marchio dell’infamia

Gideon Levy , 18/4 https://www.haaretz.com/opinion/.premium-by-cutting-off-relations-south-africa-branded-israel-with-the-mark-of-cain-1.7137293

 Già nel 2018 il Sudafrica aveva richiamato l’ambasciatore da Israele. Successivamente una ditta sudafricana aveva annullato acquisti di latticini da ditta israeliana.

Ora il Sud Africa ha deciso di declassare i suoi rapporti con Israele al livello di ufficio di relazioni e di richiamare l’ambasciatore in Israele, Sisa Ngombane, come protesta a seguito delle uccisioni di dimostranti di Gaza. L’ambasciatrice non vi farà ritorno, il Sudafrica ha di fatto troncato le relazioni con Israele.

Israele potrà naturalmente consolarsi nelle braccia del presidente del Brasile, ammirare il presidente delle Filippine, abbracciare il primo ministro ungherese e rallegrarsi col presidente USA Trump. Ma il Sudafrica non è solo una nazione, è il simbolo della giustizia, malgrado le sue difficoltà, corruzione e criminalità. Interrompere le relazioni vuol dire imprimere il marchio di Caino sulla fronte di Israele.

La reazione del ministro degli esteri israeliano mostra solo quanto in basso può arrivare la propaganda israeliana. “Si tratta di una mossa per ingraziarsi i musulmani sudafricani in vista delle elezioni in Sudafrica del prossimo 9 maggio” questa è l’incredibile spiegazione della rottura dei rapporti. Non sono state dunque le uccisioni di dimostranti a Gaza, o la solidarietà verso gli oppressi, o il ricordo di quello che è stato l’apartheid in Sudafrica, no, si è trattato solo di una mossa di convenienza verso l’elettorato musulmano sudafricano.

L’interruzione delle relazioni con il paese di Nelson Mandela dovrebbe non solo dar da pensare a chi sono gli amici ed i critici di Israele ; il Sudafrica, con un atto che genera rispetto, insegna ad Israele una lezione importante su come narrare il passato e come apprenderne la lezione. Interrompendo i suoi rapporti con uno Stato dell’occupazione e dell’apartheid, sta dicendo ad Israele: noi abbiamo imparato la lezione dal nostro passato, e voi?

La lezione che il Sudafrica ha appreso è : mai più. In teoria è simile alla lezione impartita ad Israele dall’olocausto, ma in realtà è l’opposto. Quando il Sudafrica dice “mai più”, questo è per continuare a battersi contro razzismo e apartheid ovunque nel mondo e non è disponibile a cooperare con regimi che sono razzisti e di apartheid in nessun caso, anche se c’è un prezzo da pagare.

Non è facile interrompere le relazioni con Israele. Trump potrebbe arrabbiarsi e c’è ancora una forte comunità sionista in Sudafrica. Ma il Sudafrica non trova le sue motivazioni solo nella convenienza.

Israele è tutto l’opposto. La sua lezione dall’Olocausto, come ebbe a dire Golda Meir, è che “agli ebrei ora tutto è permesso”. Generazioni di giovani vengono inviati ad Auschwitz in viaggi che corrompono la loro anima e inquinano la loro coscienza. A loro viene detto che il loro paese deve essere forte, che devono vivere con la spada, e che tutto il mondo è contro di loro. Essi si avvolgono nelle bandiere, gridano e giurano di vivere con la forza e di non fidarsi di nessuno.

Non c’è nessun messaggio umano o lezione morale. E’ per questo che Israele abbraccia Rodrigo Duterte, Jair Bolsonaro e ammira Trump, fornisce armi ai paesi tirannici del mondo ed ignora qualunque aspetto etico e morale nella sua politica estera. Queste sono considerate cose da rammoliti.

Ebrei sudafricani ad una manifestazione a Città del Capo con migliaia di partecipanti RODGER BOSCH / AFP

Traduzione a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese


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