Gerusalemme Est in vendita

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L’inchiesta di Al Jazeera sui retroscena della vendita, nella Gerusalemme Est occupata, di case palestinesi a coloni israeliani. Il ruolo degli intermediari

Un colono israeliano colpisce la porta di una casa palestinese a Gerusalemme (Foto: Faiz Abu Rmeleh – Anadolu Agency)

Al Jazeera (Traduzione di Elena Bellini)

14 marzo 2019, Nena News – Nella continua lotta di rivendicazione della propria terra, l’Autorità Palestinese ha sempre considerato Gerusalemme Est occupata come la futura capitale dello Stato palestinese, ma la situazione di fatto sta rapidamente cambiando, dal momento che sempre più case palestinesi passano in mani israeliane.

Un colono israeliano colpisce la porta di una casa palestinese a Gerusalemme (Foto: Faiz Abu Rmeleh – Anadolu Agency)

Anche se sta succedendo da decenni, secondo i palestinesi di Gerusalemme Est, oggi ci sono nuovi agenti in campo: intermediatori palestinesi che agiscono come prestanome nella compravendita e che, a quanto pare, hanno alle spalle organizzazioni di coloni e, in alcuni casi, soggetti privati nei Paesi arabi.

Ottenere il permesso di costruire una casa a Gerusalemme è praticamente impossibile. Il terreno edificabile è poco e le autorità israeliane di solito respingono le richieste palestinesi per le licenze edili. I palestinesi sono spesso costretti a costruire le proprie case “abusivamente”, senza permesso.

Quando costruiscono, “la municipalità di Gerusalemme inizia a emettere ordini di demolizione e condanna a pesanti sanzioni pecuniarie, fino a centinaia di migliaia di dollari, persone già economicamente tartassate”, spiega Khaled Zabarqa, avvocato di Gerusalemme che lavora con famiglie le cui case sono state acquistate da coloni.

Sotto pressione dal punto di vista finanziario, molte famiglie decidono di vendere la propria casa, così cercano acquirenti che siano palestinesi credibili, in modo da non vendere a coloni.

Entrano in scena, a questo punto, alcuni compratori palestinesi che hanno abbastanza denaro per pagare le case in contanti, a volte a prezzi ben superiori a quelli di mercato, e i cui profili risultano accettabili sia ai venditori che alle autorità palestinesi, che garantiscono per la loro affidabilità.

Questi “investitori” palestinesi, poi, cedono la proprietà immobiliare, situata a Gerusalemme Est e appena acquisita, a società off shore approvate dalle organizzazioni di coloni, che in seguito trasferiranno la proprietà a un’organizzazione di coloni.

Nel 2014, nel quartiere storicamente palestinese di Silwan, due intermediatori palestinesi sono stati coinvolti nella compravendita di un certo numero di case che sono poi finite a coloni israeliani: Shams al-Din al-Qawasmi e Fareed Hajj Yahya.

Al-Qawasmi disse ai venditori che stava comprando le loro case per conto di enti benefici degli Emirati Arabi, e, per quel che si sapeva, Hajj Yahya lavorava per un ente benefico degli Emirati.

“Quando le persone acconsentono a vendere… non hanno altra possibilità… non riescono più a far fronte ai propri debiti. Se un’organizzazione degli Emirati si offre di comprare la casa, loro la vedono come una possibilità per uscire dalla situazione disastrosa in cui si trovano” spiega l’avvocato Zabarqa.

Mohamed Baydoun, un proprietario di Silwan, ha sentito che Al-Qawasmi aveva comprato una casa, nel vicinato, al triplo del suo valore, segno che l’acquisto in realtà era per i coloni, e l’ha affrontato.

“All’inizio negava. Poi ha ammesso che aveva comprato la casa per gli Emirati”, racconta Baydoun a Al Jazeera. “Gli ho chiesto: ‘E cosa vorrebbero farci, gli Emirati Arabi Uniti?’ Mi disse che volevano quella casa per costruire un asilo, o un ospedale, o qualcosa del genere. Gli ho detto: ‘Quella casa andrà ai coloni, Shams.’” E così fu.

Così come una delle proprietà di Baydoun, venduta da suo figlio a Hajj Yahya, l’altro intermediatore palestinese dietro le operazioni del 2014. I due avrebbero acquistato e trasferito circa 25 proprietà di Silwan a coloni israeliani.

“Vogliono che i palestinesi siano coinvolti nella compravendita di immobili… Così, se un giorno ci sarà qualcuno da rimproverare per la perdita di Gerusalemme, questi saranno i palestinesi, non il Golfo o altri Stati arabi,” sostiene il professor Abdulsattar Qassim dell’Università di An-Najah.

Un assurdo protagonista palestinese 

Fadi el-Salameen è un imprenditore palestinese che ha cercato di comprare casa a Gerusalemme Est: voleva comprare un immobile per evitare che andasse ai coloni e ha cercato di ottenere un finanziamento per l’acquisto da soggetti privati negli Emirati Arabi.

I suoi progetti sono stati presto mandati all’aria da un altro attore, inaspettato e più vicino a casa che non gli Emirati: l’Autorità Palestinese.

Questa ha rifiutato a el-Salameen il nulla osta per la compravendita e ha congelato il conto corrente della sua società per “fondi sospetti”.

Secondo il procuratore generale palestinese Ahmad Barak, il conto corrente di el-Salameen aveva ricevuto fondi esclusivamente da una società di proprietà di Mohammed Dahlan, grande avversario politico del presidente palestinese Mahmoud Abbas.

Dahlan vive dal 2011 negli Emirati Arabi Uniti, dove è consulente speciale del principe ereditario Mohammed bin Zayed.

Anche Kamal al-Khatib, vicepresidente del Movimento Islamico in Israele, è convinto che ci sia dell’altro in questa storia del finanziamento dagli Emirati. “Ci sono imprenditori degli Emirati dietro questo affare, e… senza dubbio c’è lo zampino di certi palestinesi, che li aiutano a concludere questi affari”, dice.

Secondo Qassim, “la maggior parte degli intermediatori sono palestinesi, e quelli che prendono bustarelle da questi intermediatori sono palestinesi influenti all’interno dell’Autorità Palestinese”.

L’Autorità Palestinese non ha nessun potere reale a Gerusalemme, ma in Cisgiordania, dove governa, mantiene un Ministero per gli Affari di Gerusalemme e un Governatorato di Gerusalemme.

Negli ultimi anni, i proprietari di case di Gerusalemme hanno iniziato a rivolgersi al Governatorato per avere il nulla osta dei servizi segreti sui potenziali acquirenti, nella speranza di tenere le proprie case lontane dai coloni.

“Il governatorato fornisce il nome del potenziale acquirente ai servizi segreti. Questi fanno le dovute verifiche… dopo le quali diamo in nulla osta, un’approvazione condizionata,” ha dichiarato Adnan al-Husayni, ex governatore di Gerusalemme e attuale Ministro per gli Affari di Gerusalemme dell’Autorità Palestinese.

Al-Qawasmi e Hajj Yahya avevano ottenuto il nulla osta.

Al Jazeera ha provato a contattare Al-Qawasmi ma non ha avuto risposta. Hajj Yahya ha negato le accuse e ha dichiarato di avere le prove di non aver venduto a coloni. Tuttavia, non si è presentato per l’intervista con Al Jazeera.

Anche Khaled al-Attari, un noto imprenditore palestinese che lavora tra Ramallah e Gerusalemme, ha ottenuto il nulla osta dell’Autorità Palestinese per comprare la stessa casa di Gerusalemme Est, casa Joudeh. 

La vendita di casa Joudeh

Adeeb Joudeh, palestinese musulmano custode della chiave della Basilica del Santo Sepolcro, ha raccontato ad Al Jazeera di aver cercato di assicurarsi che la casa che stava vendendo fosse destinata a un compratore attendibile.

“Ho parlato con il governatore dell’epoca, Adnan al-Husayni, e lui me ne aveva parlato bene. Ho parlato con un certo numero di palestinesi, e tutti loro hanno parlato bene di Khaled al-Attari. Sfortunatamente, si sbagliavano.” dice Joudeh.

Quando si diffuse la notizia che la proprietà di casa Joudeh era stata trasferita ai coloni, i suoi vicini se la presero con lui.

Al-Attari negò addirittura di essere il proprietario, dicendo ad Al Jazeera che il contratto era stato predisposto ma che questo non significava che la compravendita fosse andata a buon fine.

Tuttavia, alcuni documenti del catasto israeliano ottenuti da Al Jazeera attestano il passaggio di proprietà dalla famiglia Joudeh a Al-Attari il 23 aprile e successivamente, lo stesso giorno, alla Dahlo Holdings, società offshore; al-Attari era il firmatario per conto della Daho.

Venne convocato un comitato comunale di mediazione per mettere Joudeh e al-Attari uno di fronte all’altro e arrivare al nocciolo della questione, e al-Attari negò di aver venduto la casa a coloni. Poco dopo, smise di rispondere alle chiamate di Al Jazeera.

A quanto pare, Al-Attari deve avere alleati altolocati che lo aiutano. Adnan al-Hosaynu, ex governatore di Gerusalemme dell’Autorità Palestinese, ha avallato il contratto tra al-Attari e Joudeh. Inoltre, secondo Haaretz, al-Attari è vicino a Majed Faraj, capo dell’intelligence dell’Autorità Palestinese.

Alla richiesta di un commento, il portavoce dell’ufficio del Capo della Sicurezza dell’Autorità Palestinese non ha risposto.

Nessuna responsabilità 

Dato che l’Autorità Palestinese non ha alcuna giurisdizione su Gerusalemme, trovare un responsabile per queste compravendite è complicato. Da un lato, il nulla osta dell’Autorità Palestinese sui compratori incoraggia i proprietari a vendere, ma poi quelle stesse vendite non sono supervisionate dalle strutture dell’Autorità Palestinese.

“Non abbiamo nessuno a cui rivolgerci… Chiunque può vendere… Non esiste un’autorità responsabile a cui possiamo rivolgerci per farci aiutare. Io ho un sacco di carte e documenti, ma a chi le porto?” racconta Kamal Qweider, un residente della Città Vecchia che gestisce una pagina Facebook molto seguita in cui vengono monitorati gli acquisti.

L’Autorità Palestinese ha annunciato un’inchiesta su quanto è avvenuto con la vendita di casa Joudeh, ma gli esiti di precedenti inchieste non sono mai stati resi noti, il che aumenta la frustrazione dei gerosolimitani già furibondi per il fatto che a questi intermediatori fossero stati dati i nulla osta dell’intelligence.

Nel frattempo, i coloni continuano a trasferirsi nei quartieri palestinesi in tutta la città, e la loro presenza è diventata una realtà che complica ogni prospettiva di negoziato su Gerusalemme Est occupata, quella che dovrebbe essere la capitale di un futuro Stato palestinese.


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