Israele: Occupazione digitale e cyber-spionaggio (parte 2)

»Predictive Policing« - Mantenimento dell’ordine “premonitore- previsionale”

La rigida attuazione della censura è solo un aspetto. Nel 2015 hanno cominciato a costruire un sistema di monitoraggio online che copre tutte le comunicazioni private, tra cui registri telefonici e di chat, file di log, profili di social media, reti di amicizia, profili di movimento tramite tracciamento GPS, ordini online e pagamenti online. Grazie a Big Data e Intelligenza Artificiale viene tutto combinato con i dati delle autorità israeliane (polizia, servizi segreti, militari) e condensato con tecniche algoritmiche per previsioni di futuri crimini. Il Forum palestinese sull'attivismo digitale 2019 ha riferito che più di 350 "arresti proattivi-previsionali" sono stati effettuati da questo Predictive Policing solo nel 2018, cioè senza un reato o persino una infrazione, anche nella definizione israeliana. Numeri esatti non sono divulgati dalle autorità israeliane.

" Predictive Policing " non viene ulteriormente problematizzata in Israele. Le autorità evidenziano i successi. Secondo Gilad Erdan, ministro israeliano per la sicurezza, il numero di attacchi terroristici è diminuito dell'80% dall'inizio del programma. L'algoritmo che genera le previsioni da big data sarebbe diventato sempre più preciso dopo molti anni di terrorismo, afferma Roni Alsheich, il capo della polizia israeliana. Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu ha elogiato questo "algoritmo meraviglioso". Sarebbe necessario, ha detto, mantenere l'equilibrio tra i requisiti di sicurezza da un lato "scivolare nella dittatura" dall'altro.

Il Washington Post del 9.7.2018 esprime dubbi. La prassi israeliana solleva seri interrogativi sul diritto internazionale, sulla privacy, sulla libertà di espressione e persino sui diritti umani. Molti gruppi per i diritti umani hanno criticato la persecuzione palestinesi in base ad accuse di "incitamento" imprecise e generate da algoritmi.

Industria Cyber ​​Security

Dalle tecniche di controllo e di dominio di milioni di palestinesi si è sviluppata un’ industria di difesa e di armamenti fiorente, che oggi è uno dei principali rami industriali del paese. Nel film "The Lab" di Yotam Feldman del 2013 fu presentato la parte hardware del arsenale - fucili che sparano dietro l'angolo, robot di ricognizione e combattimento telecomandati, droni killer, sistemi di difesa missilistica ( "Iron Dome"). Nel frattempo le tecnologie cyber sono diventate il nuovo successo delle esportazioni e Israele è diventato il »superpotere digitale«, l'hotspot globale »della tecnologia di sicurezza digitale. "In pochi anni, l'industria cibernetica israeliana è diventata la punta di diamante del commercio internazionale di prodotti di sorveglianza e intercettazione. Oggi, qualsiasi servizio che vuole contare e non ha un rispetto esagerato di cose come la privacy, si attrezza con gli strumenti di spionaggio che sono stati sviluppati a Herzliya Pituach” si legge in un rapporto il 20 ottobre 2018 Haaretz.

Questa nuova industria, i suoi prodotti, consulenza e marketing associati, il servizio di accompagnamento e, infine, le loro applicazioni pratiche sono inestricabilmente intrecciate con i servizi nazionali ed internazionali di intelligence - e quindi nascosta sotto uno spesso velo di segretezza. Nemmeno la commissione competente del Knesset (commissione affari esteri e difesa) è informata dei clienti in molti paesi. Il ministero della Difesa israeliano si rifiuta ostinatamente di nominare i paesi in cui vengono esportati i prodotti di cyber sicurezza.

Haaretz: Scoperto- l'industria di cyber-spionaggio israeliana aiuta i dittatori del mondo a cacciare dissidenti e gay

Ma nel frattempo molto è diventato noto. Per la relazione di cui sopra, il team di Haaretz ha intervistato 100 professionisti provenienti da 15 paesi per sollevare il velo almeno un pò. L'industria della cyber-sicurezza ha venduto i propri prodotti e servizi anche a quei paesi "che non forniscono una particolarmente forte tradizione di democrazia". Si Vende a tutti coloro che pagano: Bahrain, Indonesia, Angola, Mozambico, Repubblica Dominicana, Azerbaigian, Swaziland, Botswana, Bangladesh, El Salvador, Panama, Nicaragua, Malesia, Vietnam, Messico, Uzbekistan, Kazakistan, Etiopia, Sud Sudan, Honduras, Trinidad e Tobago, Perù, Colombia, Uganda, Nigeria, Ecuador e Emirati Arabi Uniti.

Le dichiarazioni dei testimoni hanno messo in chiaro "che i prodotti israeliani sono stati utilizzati in molti casi per individuare attivisti per i diritti umani e arrestarli, perseguire i membri della comunità LGBT e far tacere i cittadini che sono critici con i loro governo. Aziende israeliane hanno venduto i loro prodotti di spionaggio, anche se era diventato dominio pubblico, per i quali scopi cattivi (malicious purposes) sono stati utilizzati. "La giustificazione di questa pratica era sempre simile: Le esportazioni servono alla lotta contro la criminalità e contro il terrorismo e sono state autorizzate dal Ministero della Difesa”.

Cifre esatte sulle vendite, quote di mercato, crescita di mercato, capitale e profitti delle aziende del settore della nuova cyber-industry non vengono rese note per motivi di segretezza. Ma il successo finanziario di questo settore sarà probabilmente sconcertante (vertiginosa), indica la ricerca di Haaretz e attira un sacco di capitale di rischio proveniente da tutto il mondo. Le 27 più grandi aziende di cybersecurity di Israele oggi hanno una quota di mercato mondiale del 10-20% in questo settore. Nel 2016 il 20% di tutti gli investimenti nel settore della cybersecurity è andato a start-up israeliane.

Un buon esempio della corsa all'oro in questo settore è la NSO Group Technologies (con sede a Herzliya vicino a Tel Aviv, 500 dipendenti). NSO è stata fondata nel 2010 come una start-up di un gruppo di "alumni" dall'unità dell'esercito 8200 sotto la guida del generale in pensione Avigdor Ben Gal, che è stato in precedenza capo del settore aerospaziale di Israele. Nel 2014 la società è stata venduta dai fondatori alla società di private equity Francisco Partners per 130 milioni di dollari, che solo un anno più tardi l’ha rivenduta per un miliardo di dollari. La maggior parte delle entrate e il più alto profitto sono generati dal famigerato spyware di telefonia mobile »Pegasus«. Dovrebbe permettere di leggere i dati GPS e la comunicazione completa di un cellulare (i-Message, Gmail, Viber, Facebook, WhatsApp, Telegram e Skype così come le password WiFi). Inoltre riesce ad accendere e spegnere videocamera e microfono. Il New York Times ha rilevato il 2 settembre 2015 o prezzi di tali sistemi meravigliosi. Per spiare dieci iPhone NSO calcolerebbe 650.000 dollari, più un costo di setup una tantum di 500.000 dollari. Sono stati consegnati strumenti di spionaggio ai governi di Israele, Turchia, Thailandia, Qatar, Kenia, l'Uzbekistan, il Mozambico, Marocco, Yemen, l'Ungheria, l'Arabia Saudita, la Nigeria e Bahrain. (segue)

Traduzione: Leonhard Schaefer


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