La prigioniera Shorouk Duyat

di Dareen Tatour

La poetessa palestinese Dareen Tatour riflette sul periodo trascorso in una prigione israeliana dove ha conosciuto Shorouk Duyat, una palestinese di Gerusalemme condannata per un tentato attacco a un israeliano nel 2015.

MondoWeiss, 07.02.2019

 https://mondoweiss.net/2019/02/prisoner-named-shorouk/

Quella notte avevo dormito pochissimo, quando svegliandomi ho visto una faccia che mi guardava sorridendo. Era un bel sorriso, non avevo mai visto un sorriso più bello in vita mia. Stamattina mi sono svegliata vedendo il tuo volto, amica e compagna di cella Shorouk Duyat.

Questo sorriso mi aveva fatto visita e mi aveva confusa. Sono rimasta senza parole, non riuscendo ad afferrarne il significato: è un sorriso di colpa, di dolore, gioia, desiderio, una richiesta di aiuto?

Shorouk Duyat, 21 anni, è una prigioniera attualmenete detenuta nella prigione di Damon, in Israele. L'ho incontrata in carcere tre anni fa. Il suo volto è pieno di vita nonostante il dolore. Le hanno sparato alla spalla e alla mano e ha sofferto in silenzio molte ferite. Non ne ha parlato con nessuno, e neanche del dolore che sta sopportando.

La prima conversazione che ho avuto con lei è stata durante l'ora d'aria alla prigione di Hasharon. La guardai negli occhi per un po' e le chiesi: "Ti fanno male le ferite?"

Mi fissò profondamente con i suoi occhi tristi, sorrise e poi scosse la testa. Negò di sentire dolore, io risposi con un sorriso e scuotendo la testa nello stesso modo suo, e cominciammo a ridere a lungo senza sapere perché.

Da quel momento siamo diventate amiche intime. Abbiamo iniziato a parlare molto, ridendo, piangendo e rallegrandoci insieme. Aveva 19 anni, adorava leggere, veniva ogni giorno nella nostra cella e mi diceva con il suo bel sorriso: "Dareen .. Dareen cosa hai scritto di recente ?! Leggimelo per favore, voglio ascoltarlo."

Durante l'ora d'aria (al-foura), ho iniziato a leggerle quello che scrivevo nella mia cuccetta (bersh). Si commuoveva, esprimendo le sue emozioni con un sorriso, o un applauso, e qualche volta anche con le lacrime. Allora le dissi: "Shorouk scrivi, scrivi tutto ciò che senti".

Il giorno dopo venne nella mia cella e si poteva leggere la gioia sul suo viso mentre teneva in mano un quaderno, dicendomi: "Dareen, ho scritto qualcosa e ho bisogno del tuo parere. Mi chiedo se hai tempo per ascoltarlo". La mia felicità era indescrivibile.

Mi lesse quello che aveva scritto. Era il più bel testo che avessi mai sentito, nonostante la sua semplicità e spontaneità. Abbiamo lavorato insieme sull'efficacia del suo linguaggio, corretto alcuni errori e fatto emergere la prima luce dei pensieri che aveva in prigione. Il suo testo era pieno di creatività, sentimenti e domande. Quel giorno ascoltai i suoi pensieri sul dolore che provava e capii davvero chi fosse. Da quel giorno Shorouk non ha mai smesso di scrivere.

Shorouk Duyat ama anche disegnare, anche se non è molto brava. Ogni volta che dipingeva qualcosa, si metteva a ridere di gusto dei suoi stessi dipinti. Era seccata dai pettegolezzi e dal rumore nella prigione, e diventava felice mangiando dei biscotti Loacker. E ogni volta che li mangiava, veniva nella mia cella per condividerli con me.

Una volta le dissi che non mi piaceva il gusto insipido di tutto quello che ci davano. Mi disse scherzando: "Questo è il gusto della vita in una prigione. Qui si perde una parte enorme del significato della vita". Ridevamo della realtà in cui vivevamo, difendendoci col sarcasmo. Più le dicevo che sono vegetariana e più mi prendeva in giro, scherzando nella sua parlata di Gerusalemme: "Vorrei sapere cosa vuoi dire, vegetariana? Cosa intendi? "

C'era una parola specifica che la faceva ridere di me ogni volta che me la sentiva pronunciare. La parola era "asa" ("ora" nel dialetto del mio villaggio). Le sue risate mi hanno fatto cambiare la parola in "halla" ("ora" nel dialetto di città) ma anche quando lo dicevo così, lei lo cambiava in asa, e si metteva a ridere del suo stesso commento.

A Shorouk piace recitare e imitare i personaggi. Dopo essere state trasferite nella prigione di Damon, scrivemmo un'opera teatrale su un'inchiesta e lei iniziò a interpretare brillantemente il suo ruolo.

Un giorno chiesi a Shorouk se poteva mostrarmi la sua ferita. Scoprì immediatamente la sua spalla e mise la mia mano sulla cicatrice lasciata dal proiettile che le ha perforato il corpo. Avrei voluto tirare fuori tutto il suo dolore e tutti i suoi ricordi dolorosi dandole tutto ciò che ama. Non so se sono riuscita o meno a dare un po' di felicità al suo cuore.

Abbiamo letto alcuni libri insieme, incluso il romanzo di Ghassan Kanafani "Uomini nel sole", e ne abbiamo poi disucsso.

Shorouk è una bomba di energia, piena di vita. Ha la capacità di fare tutto - scrivere, sfidare se stessa, vivere, sperare, sacrificarsi, avere fede e ideali morali - ed è piena di scienza e creatività.

Shorouk Duyat è una storia che continuerò a raccontare. La ricorderò per sempre.

Studiava geografia e storia all'Università di Betlemme. È stata arrestata il 7 novembre 2015 a Gerusalemme, dopo che, a suo dire, un colono tentò di rimuovere il suo velo e la sua reazione fu quella di spingerlo via. Sostiene di averlo colpito con la sua borsa e di averlo spinto con le mani, ma il colono estrasse un'arma dalla tasca e le sparò tre colpi. Il primo la colpì al collo, il secondo al petto e il terzo alla spalla. Fu condannata per tentato accoltellamento. L'Alta Corte l'ha condannata a 16 anni e a una multa di 22.000 dollari.

Il 24 dicembre 2018 Shorouk si è presentata davanti all'Alta Corte per appellare la sentenza ricevuta tre anni fa, nello stesso giorno in cui anche io facevo appello alla mia condanna! Ma c'era una grande differenza. Perché io sono stata liberata mentre lei era ancora in prigione per scontare la sua condanna a 16 anni! Avrei voluto che la corte accettasse il tuo appello quel giorno, mia cara. Se solo potessi alleggerire la sentenza per te. So che sei uno degli esseri umani più puri al mondo. Sfortunatamente il tuo appello è stato respinto e la sentenza rimane invariata.

Proprio mentre sto parlando e scrivendo del mio incontro con Shorouk, leggo un articolo sul soldato Ben Deri e sulla sua libertà condizionata dalla prigione. Si tratta dell'assassino del giovane Nadim Nuwara, condannato per aver ucciso il giovane palestinese a sangue freddo a Beitunia, presso Ramallah, durante la commemorazione della Nakba il 15 maggio 2014. Ben Deri è stato in prigione per meno di un anno, sebbene l'Alta corte lo avesse condannato a (soli) 18 mesi. Come nel caso del soldato Elor Azaria, l'assassino di Abdel Fattah Sharif a Hebron, anche lui scarcerato in anticipo. Così come una minorenne che ha partecipato all'incendio della famiglia Dawabsheh a Duma ed è stata messa agli arresti domiciliari dopo aver scontato solo due anni.

Potrei, in ogni momento, ritrovarmi di nuovo in galera. Forse la corte interpreterà il mio ricordo di Shorouk in prigione come apologia del terrorismo. Potrebbero sostenere che sto violando i termini e le condizioni della mia liberazione. Sono ancora in libertà condizionata per tre anni, con una punizione di sei mesi di carcere se infrango le condizioni che ho firmato.

Nonostante questo, non posso tacere e non riesco ad arrendermi a una condizione di silenzio. Il silenzio mi nega il diritto di parlare di come ho vissuto e sentito la sofferenza della mia gente. Le autorità al potere vogliono privarmi di ciò che è più importante e prezioso per me, la mia voce.

 

Sull'autrice Dareen Tatour

Dareen Tatour è una poetessa e cittadina palestinese di Israele che ha passato quasi tre anni fra carcere e arresti domiciliari. E' stata condannata nel maggio 2018 con l'accusa di incitamento e supporto a organizzazioni terroristiche dopo la pubblicazione sui social media della sua poesia "Resisti, mio popolo, resisti".

 

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze


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